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2014
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Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: insieme avere fiducia

A Gerusalemme, in rispetto alla celebrazione del Natale armeno, la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, sul tema “Cristo non può essere diviso!” è iniziata sabato 25 gennaio, data in cui, nel resto del mondo, si concludeva.
I fedeli di Gerusalemme si sono uniti ai Greci ortodossi per l’ufficio religioso celebrato al Santo Sepolcro. Il giorno successivo, domenica 26 gennaio, è stata la Chiesa anglicana a invitare i cristiani a unirsi alla preghiera di condivisione: «Fino a pochi anni fa, il 20 % degli abitanti di questa Terra erano cristiani, oggi si arriva solo al 2 %. Mentre alcuni pessimisti pensano che i cristiani siano condannati a scomparire, ispirandomi ai Santi chiamati, come noi, a compiere l’impossibile; nella certezza che Dio ci ritiene capaci di compiere miracoli», ha dichiarato il Reverendo Suheil Dawani.
Lunedì sera, 27 gennaio, nella penombra della Cattedrale armena di San Giacomo, i fedeli hanno ascoltato l’omelia di padre Baret Yeretzian, che ha insistito sull’Amore, quale architrave di ogni vita cristiana e, soprattutto, prima dottrina di tutte le Chiese.
«È più importante sapersi cristiano che cattolico, ortodosso o protestante. Quando arriveremo presso il Signore, non ci domanderà in che rito siamo stati battezzati, ma se abbiamo amato» ci ha confidato suor Bénédicte.
Martedì sera, 28 gennaio, presso i luterani, il Vescovo Munib Yanan ha lanciato, a tutte le Chiese, l’appello a riconoscere il dono spirituale deposto dal Signore in ognuna di esse. «Quando riconosceremo all’altro le proprie qualità e il proprio carisma? A volte, noi Chiese, dimentichiamo che niente ci appartiene, ma tutto ci è stato affidato per produrre frutti. Se non ci accettiamo, non saremo quella luce che Dio vuole per il mondo».
Mercoledì, 29 gennaio, celebrazione con gli ortodossi siriaci e copti che, insieme, hanno animato la preghiera nella chiesa di San Marco, Mons. Severios Murad ha parlato della figura di Cristo, un Cristo che non ha cercato gli onori come succede a volte «Ai nostri dirigenti o ad alcuni capi delle Chiese. È questo che intacca la nostra unità, quando o l’uno o l’altro di noi dimentica di essere una sola cosa con Dio e con il popolo dei credenti».
I fedeli hanno pregato particolarmente per il popolo siriano. Fra Antonio, seminarista della Custodia, all’uscita della celebrazione, ha dichiarato: «Ho pensato in particolare alle persone che soffrono in Medio Oriente, specialmente il popolo siriano. Ho pregato intensamente per tutti gli uomini e le donne che cercano di dare un senso alla loro vita; affinché noi, discepoli di Cristo, possiamo essere luce nella loro ricerca».
Giovedì 30 gennaio, al Cenacolo, l’Abate della Dormitio, Padre Gregory Collins, ha ricordato che il Signore ci offre ogni giorno di essere riscattati dal sangue di Cristo.
«Il mio cuore batte più fortemente quando sono al Cenacolo. È il luogo dell’unità, luogo in cui è vivo il legame con i primi cristiani», ci ha confidato Fra Antonio.
Venerdì, 31 gennaio, al Patriarcato latino, i cattolici hanno accolto i fedeli, ponendo l’accento sul dovere di condividere tutti i benefici ricevuti dal Signore.
Sabato 1 febbraio, la sera, sotto la cupola stellata della Chiesa etiope, l’Arcivescovo Daniel Aba con i suoi religiosi, ha condotto fedeli e pellegrini a un tempo di lode e ringraziamento.
Infine, domenica 2 febbraio, il sorriso e la vivacità del Vescovo greco-cattolico, Monsignor Joseph Zerey, hanno sottolineato la gratuità e la spontaneità con cui il Signore ci ama tutti.
In quest’universo di colori e suoni, ogni Chiesa ha potuto esprimere la sua fede e «La bellezza delle sue tradizioni liturgiche, storiche e teologiche», come ha fatto notare Fra Antonio.
La spiritualità francescana non è estranea all’istituzione della Settimana per l’Unità dei Cristiani. L’idea, nata nel 1909 dal reverendo, Paul James Wattson, membro della Chiesa anglicana americana, la cui missione principale era quella di lavorare alla riconciliazione tra i cristiani e migliorarne il dialogo. Il reverendo, Paul James Wattson, divenuto frate e rifacendosi all’immagine di San Francesco, diede a questa missione la forma che oggi conosciamo. Nello stesso periodo, in Francia, Padre Paul Couturier la lanciava in Europa. L’opera di padre Couturier e Fra Wattson fu riproposta dal Concilio Vaticano II. Da allora, ogni anno, una Commissione internazionale e interconfessionale, proveniente dal Consiglio pontificio e dal Consiglio ecumenico delle Chiese, prepara questa settimana, portatrice di speranza e di riconciliazione.
E.Rey

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