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Attesa e speranza… per una Primavera cristiana Intervista al patriarca maronita, S.B. mons. Bechara Boutros Rai

2012/07/27

Attesa e speranza… per una Primavera cristiana Intervista al patriarca maronita, S.B. mons. Bechara Boutros Rai

Nella residenza patriarcale estiva, nella Valle Santa, a Nord del Libano, abbiamo incontrato Sua Eccellenza monsignor Bechara Boutrus Rai, patriarca dei maroniti dal marzo del 2011. La chiesa maronita, che prende il nome da San Marone – un asceta siriano vissuto nel IV secolo – e’ una chiesa cattolica sui iuris, sempre rimasta fedele alla Sede Apostolica romana. I maroniti si sono spostati dalle regioni siriane al Libano tra il V e il VI secolo e oggi, tra i cristiani libanesi, sono una schiacciante maggioranza. Una presenza e una testimonianza importante, ma anche una responsabilita’ nel panorama del Medio Oriente per questa comunita’ che, come tutti i cristiani del Libano, attende l’arrivo del Papa…

“Tutti i libanesi aspettano con molta speranza questa venuta del Papa, perche’ ovunque va il Papa semina pace, semina speranza e piu’ che mai qui in Libano e in tutto il medio Oriente.
Veramente dobbiamo chiarire che il Papa non viene in Libano per il Libano ma viene in Libano per il Medio Oriente. Ha scelto il Libano probabilmente a causa dei conflitti ma anche per quello che rappresenta. Quindi una speranza per tutto il Medio Oriente, che vive momenti molto difficili… noi cristiani diciamo che solo la luce del Vangelo puo’ dare un esito a quello che si sta vivendo.
Noi consideriamo che questa venuta del Papa dovrebbe essere una Primavera Cristiana.. per aiutare la Primavera araba.
I cristiani si trovano in Medio Oriente dal tempo di Gesu’, 2000 anni fa, prima dell Islam di 636 anni, quindi hanno lasciato l’impronta del Vangelo nella societa’ di questo Medio Oriente. Quando diciamo Vangelo diciamo la dignita’della persona umana, il valore della persona umana, creata a immagine di Dio… tutti fratelli figli di un solo Padre Celeste. La cultura dell amore, della fratellanza, della pace.
Io ritengo che la venuta del Papa sara’ una spinta per questa Primavera cristiana in favore della Primavera araba”.

D: Lei rivolgendosi alla comunita’ cristiana, non soltanto libanese, ha parlato spesso della necessita’ della presenza, della comunione e della testimonianza. Quale in questo momento l’aspetto piu difficile piu urgente da vivere?

“La comunione tra le chiese e’piuttosto facile perche’ in Medio Oriente conviviamo insieme, le diverse chiese cattoliche ortodosse e protestanti, in pace. Non ci sono mai stati conflitti tra chiese perche’ siamo insieme ovunque: nella famiglia, matrimoni misti, nella scuola, nella societa’. Quindi la comunione di vita gia c’e’.
La testimonianza e’ difficile e continua. E’vero che la chiesa esiste… ha le sue istituzioni con le diocesi, parrocchie, movimenti, scuole, ospedali, opere sociali. Questa e’una grande testimonianza pero’ rimane il problema a livello politico e sociale, dove i cristiani trovano difficolta’ nel presentare questa testimonianza perche tutti i paesi del Medio Oriente sono Stati religiosi… prevale la religione musulmana e la teocrazia musulmana. Se andiamo in Israele, la teocrazia giudaica. Fa eccezione il Libano, che vive un’uguaglianza tra musulmani e cristiani. Che i cristiani possano testimoniare a livello poilitico nazionale e’difficile a causa dei sistemi pero la testimonianza culturale, di vita, di servizio di ogni genere e’gia’esistente. Oltre alla loro testimonianaza a livello culturale, artistico, economico, commerciale… E tutti i paesi arabi rispettano molto e stimano i cristiani per i valori che portano, per le esperienze che hanno e per la cultura. Quindi potrei anche dire che la testimonianza e’facile, non e’solo a livello politico. Auguriamo che possano testimoniare anche a livello politico quando la situazione diventera’ piu’ democratica”.

D: Anche in libano si e’registrato il fenomeno dell immigrazione . E’ vero e’ancora una presenza cristiana importante forte, pero qualcosa e’cambiato in Libano in termini numerici dei cristiani..

“Il numero e’ in regresso non solo per i cristiani. La migrazione raggiunge tutti quanti. Secondo le statistiche i migranti musulmani del Libano sono piu’ dei cristiani. I motivi sono economici… il Libano soffre molto oggi a livello economico, dopo una guerra che non termina, quindi la gente vuole vivere, i libanesi in genere nella loro stragrande maggioranza fanno gli studi universitari, non trovano possibilita’ di lavoro quindi emigrano.
Ora dato che il numero dei cristiani e’ ridotto, anche se uno solo parte diciamo che c’é una grande perdita.
Il Libano a livello politico e economico, sta perdendo le sue forze vive… musulmane e cristiane. Comunque a noi importa molto l’elemento cristiano, perche’ se il Libano e’differente da tutti gli altri paesi della zona e’grazie ai cristiani. Perche’ quando erano forti e influenti hanno creato la cultura democratica in Libano. Il famoso Patto Nazionale.. il musulmano libanese ha rinunciato al sistema religioso e il cristiano libanese ha rinunciato alla laicita’ alla maniera occidentale. Hanno creato uno stato civile che rispetta le religioni e le comunita’e quindi non puo’ essere che democratico e liberale e secondo i diritti dell’uomo. E se i cristiani mantengono la loro presenza come numero e come influenza possono mantenere e salvaguardare questo Libano… altruimenti rischia di perdere un po’ di quella sua identita’ e possiamo dirlo con coraggio: nonostante tutti i testi e la costituzione che lo garantisce, sul terreno stiamo peredendo la figura di identita’ libanese. A questo speriamo di poter rimediare tra di noi, musulmani e cristiani, per mantenere questa figura di Libano che porta un messaggio – come diceva Giovanni Paolo II – all’Oriente religioso e all ‘Occidente laicale. Il Libano deve portare questa testimonianza di ponte e speriamo di poterla mantenere”.

D: Allargandoci un po’ sulla stretta attualita’… la situazione in Siria come coinvolge il Libano e come si pone la visita del Papa in questo momento cosi particolare?

“Ci rincresce che sia arrivati a questo stadio. La Siria come tutti i paesi arabi ha bisogno di riforma politica, sociale, economica perche’ quando i sistemi sono religiosi sono regimi dittatoriali… escludono non solo la voce del popolo ma anche chi si mette in opposizione… tutti i regimi sono piu’ o meno dittatoriali. Questa e’ la mentalita’ del mondo arabo.
Avremmo desiderato che la riforma in Siria venisse fatta con intesa, dialogo… non con la violenza. Noi in Libano sappiamo cosa vuol dire e chi fa esperienza di una cosa non la desidera per altri. Noi abbiamo capito che tutto quello che e’ avvenuto ha distrutto il paese, ha lasciato migliaia di morti, ha cacciato via migliaia di libanesi e ancora non riesce a venire fuori.
Mi dispiace per la Siria. Ci auguriamo che venga messo un punto finale alla guerra e al conflitto e che questa situazione si risolva a livello di dialogo tra opposizione e regime, trovando la soluzione migliore. E’ possibile trovare sempre le soluzioni evitando la distruzione. Dico questo perche in Libano abbiamo distrutto tutto per arrivare ad un accordo che si poteva fare senza tanti danni.
Il Libano e’molto influenzato dalla situazione in Siria, siamo paesi in relazione organica. Qualsiasi cosa avvenisse, anche prima di arrivare a questo punto, gia’ la strada del Libano verso i paesi arabi era rotta… i prodotti agricoli industriali sono rimasti qui.. Adesso che diventa una guerra tra sunniti e alawiti… qui in Libano ci sono sunniti e alwaiti al nord del paese e cominciamo a vedere purtroppo problemi di violenza e conflitto.
A livello politico i libanesi sono divisi: alcuni con il regime altri con l’opposizione… quindi politicamente siamo influenzati, economicamente influenzati e sulla questione della sicurezza anche. Auguriamo che le buone volonta’ possano giungere ad un accordo con intesa di dialogo e non con intesa di forza e di armi”.

D: Ritornando alla visita del Papa e alla speranza che con essa ci sara’… cosa piu’di tutto si augura da questa visita per il Libano e per il Medio Oriente?

“Certamente il Papa verra’ e di per se’ la sua venuta la sua persona sono importanti . Quello che dira sara’ importante perche’ porta un messaggio di pace. Porta poi l’esortazione apostolica. Sara’ per noi un piano di lavoro a livello cattolico, a livello ecumenico, nazionale e politico..
Noi abbiamo discusso tutti questi problemi nell’assemblea del Sinodo e ora il Papa porta tutti i risultati … per noi sara’ un documento importante, per un avvenire di chiesa e di regione. Noi speriamo di poter prendere come via la pace per il Medio Oriente, la comunione e la testimonianza. Ci auguriamo che l’esito sia positivo e lo sara’ perche lo Spitito che guida la Chiesa e la grazia di Cristo hanno sempre l’ultima parola”.

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