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2012
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XXV Anniversario del Romitaggio

2012/07/07

Gerusalemme, 7 luglio 2012

A Gerusalemme, il giardino per contemplare….
Il Romitaggio del Getsemani compie i suoi primi venticinque anni.

Sabato 7 luglio alle ore 17,00 nella cappella del Romitaggio si è celebrata la ricorrenza del XXV di quel giardino che, fra Giorgio Colombini, strappò al degrado per farne luogo di preghiera.
L’iniziativa pensata da fra Diego Dalla Gassa, direttore del Romitaggio diventa occasione speciale per ricordare e ringraziare tutti quelli che hanno lavorato in questo luogo.
Alle numerose persone intervenute all’incontro, frati della Custodia, religiosi, religiose, volontari e amici, che da anni frequentano il Romitaggio, fra Diego porge un breve saluto: “… sono davvero in tanti che vivono, insieme a noi, questo momento che dice il nostro grazie a Dio. -continua fra Diego- Pur riconoscendo con gratitudine che stiamo raccogliendo frutti seminati da altri (e, venticinque anni non sono pochi!), penso che non dobbiamo gloriarci, con dati e statistiche, delle persone che sono passate e, neppure, dei servitori che si sono spesi in questo Luogo di Dio.
Dio conosce e ricompenserà.
Mi sembra più sapiente ritornare alla fonte che, aldilà di ogni situazione e condizione, ci accomuna: la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo che QUI ha cominciato a manifestarsi e le pietre ne sono testimonianza viva.
Nel XXV anniversario del Romitaggio dunque – prosegue fra Diego- abbiamo voluto invitare il p. Custode P. Pizzaballa, perché lo consideriamo un uomo esperto e, così, insieme, potremo crescere per diventare esperti di umanità”.

Il Custode iniziato il suo intervento ricordando con affetto i due pionieri del Romitaggio, fra Paolino Celli e fra Giorgio Colombini, conosciuti da giovane chierico, in Italia, prima della loro partenza per la Terra Santa e accompagnati, da Custode, quando l’hanno lasciata per intraprendere il loro ultimo grande viaggio.
Fra Pierbattista Pizzaballa ha ricordato le difficoltà incontrate nel portare novità e freschezza d’idee, ringraziando per la costanza e la gioiosa collaborazione tutte le persone che hanno testimoniato, con la loro presenza, il valore di questo luogo; soprattutto la signora Daria, di cui si leggono i segni indelebili del suo amore per il Romitaggio.
Il testimone, passato ora a Fra Diego, consente ai frequentatori di questo luogo santo di proseguire il cammino tracciato; assaporando ritmi e tempi antichi, cadenzati dalla Parola che, qui, assume pieno significato.
Sono tre temi, collegati in uno, quelli assegnati al Custode e trattati nell’incontro, intercalati dalle letture a più voci.
Le vocazioni, la profezia: Il roveto ardente, il Getsemani, la voce che grida ancora oggi.
Il roveto ardente
La vocazione di Mosè dei profeti, che comporta sentimenti di dolore, ribellione, rivolta, rifiuto; sentimenti che inducono a battaglie, corpo a corpo, prima di cedere all’obbedienza, non come sconfitta, ma come atto di amore.
Cita il Custode: “I profeti per i quali l’elezione non si riduce a un istante, ma si dilata ampiamente in un’intimità prolungata con Dio, resteranno, tuttavia, anch’essi, con la loro sete, e non conosceranno la decifrazione ultima del loro messaggio. Dio non li dimentica, certo, ma non li sostiene abbastanza per giustificarli. L’alterazione ha per conseguenza ultima, l’abbandono. Trasformato dalla profezia, il profeta è nell’assoluto agli occhi degli uomini, e, davanti a Dio, è fra gli uomini.
È se stesso senza mai esserlo”.

Fra Pierbattista Pizzaballa riallaccia il secondo tema al primo: Il Getsemani.
“Nell’obbedienza alla volontà del Padre, Gesù condanna la morte, la separazione da Dio. Nell’obbedienza, nel rimettersi alla Sua volontà, nello stare nella relazione con Lui, sta la nostra vita. Ciò che Gesù ha richiamato nella sua predicazione (i tralci e la vite, amore-unità, ecc.) al Getsemani lui lo compie in sé. Così nella sua unità così profonda con il Padre, che al Getsemani si manifesta e che sulla croce si compie in pienezza, Gesù rivela definitivamente la sua identità. Con l’invito a pregare al quale Gesù richiama i suoi discepoli, si manifesta il desiderio che essi stiano nella vita, cioè nella relazione con Lui, nella tensione costante della ricerca di Lui.
Mentre nel profeta vi era generalmente la tentazione di fuggire, di recalcitrare, di interrompere a volte la missione cui era chiamato, qui Gesù entra liberamente nella sua missione e indica la nostra: pregare, stare con Lui, vivere.
Cessa la missione dei profeti. Non è più necessario richiamare altri recalcitranti personaggi per ricondurci a Dio. L’obbedienza, cioè la vita, intesa come relazione piena con il Padre, si è manifestata in maniera assoluta, una volta per tutte.
Il Getsemani non è il racconto della vocazione di Gesù. Il Getsemani è la nostra vocazione”.

“Con voce che grida ancora oggi”-prosegue il Custode- “si intende il grido di Gesù, che risuona ancora oggi nel mondo. Sono i suoi discepoli a portare questa voce.
« Un discepolo non è più grande del suo maestro, né un servo più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro». (Mt, 10, 24-25)
La via è la stessa. La nostra vocazione, indicata dai profeti e ricevuta al Getsemani, è quella di stare con il Signore, e il nostro destino non può essere diverso: i sentimenti di solitudine, abbandono, dolore, non sono però più fine a se stessi, ma sono calati nella vita, cioè nella relazione piena con il Padre, che Lui ci ha donato.
Le persecuzioni e le solitudini non ci saranno risparmiate. Ma Gesù, cioè la vera vita, non può più esserci tolto. Ci è donato per sempre”.

Conclude il Custode: “La voce che grida ancora oggi, ha bisogno di ginocchia piegate, come al Getsemani, più che di organizzate strategie.
Il Romitaggio vuole essere questo. L’opportunità di vegliare e pregare con Lui; la possibilità di riscoprire questo dono. Farlo nello stesso Luogo, è poi più che un dono. È una grazia!”.

Al Padre Custode segue fra Diego con brevi pensieri:
“Ora penso sia più facile ricordare chi ha servito questo Luogo e la moltitudine di persone che QUI hanno ritrovato il Signore e sono stati presi per mano da Lui.
Guardando la Luna alle volte mi chiedo cosa pensa e cosa direbbe san Francesco di questo Luogo e del nostro essere QUI… Lui aveva un legame particolare con la Passione del Signore. Amava dire: Vorrei percorrere le vie del mondo piangendo la Passione del mio Signore. QUI, noi vediamo che il mondo giunge nel Luogo della Passione del Signore e noi possiamo essere piccole mediazioni, piccoli ponti”.

All’incontro è seguita la benedizione con l’aspersione dell’acqua benedetta sul Romitaggio e tutti i presenti.
Nella leggera brezza che, verso il tramonto spira a Gerusalemme, con un colorato rinfresco, allestito sotto gli ulivi, si è conclusa la giornata.

Immagini di: Yousef Saadeh

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