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2011
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Mostre al Meeting di Rimini: la vita degli Apostoli, Pasternak e l’atomo

L’unico modo per accedere al vero Gesù è prendere sul serio la testimonianza dei Vangeli. E’ il presupposto che ha guidato l’allestimento della mostra “Con gli occhi degli apostoli. Una presenza che travolge la vita”, ospitata al Meeting di Comunione e Liberazione in corso a Rimini. I visitatori qui compiono un viaggio virtuale nel villaggio di Cafarnao, entrando nella vita sociale e religiosa del tempo di Gesù. Invitato a presentare l’esposizione, il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, ha offerto una preziosa testimonianza personale, spiegando le ragioni che spingono un cristiano a restare nei luoghi sofferenti del Medio Oriente. L’intervista è della nostra inviata a Rimini Antonella Palermo:

R. – Il senso è anzitutto quello di mostrare – per quanto questo sia possibile, perché l’esperienza non la si può mostrare – è far vedere come la vita degli Apostoli sia stata sconvolta, lì a Cafarnao, da un semplice incontro quotidiano con un uomo straordinario e che quell’incontro dentro alla quotidianità, del loro vivere a Cafarnao, di pescatori, addetti alle imposte e così via – questa loro quotidianità è stata sconvolta e da quel momento questi apostoli sono cambiati: poco alla volta è cambiata anche la vita del villaggio, della città, si è costituita la Chiesa…. Tutto ha avuto inizio con l’incontro con quella persona straordinaria nella vita ordinaria della gente. 

D. – Come a dire che la fede passa attraverso l’esperienza umana…

R. – La fede, prima ancora che un deposito, è un incontro; la fede è una relazione: come quell’incontro e quella relazione hanno sconvolto gli apostoli nella loro vita normale e ordinaria, ancora oggi Cafarnao manda un messaggio e ci dice che la fede – magari quella che noi abbiamo ricevuto dai nostri genitori, dai nostri padri – ha comunque bisogno di fare un passaggio e il passaggio è una esperienza personale.

D. – E qui ci ricolleghiamo al tema del Meeting: esistenza e certezza…

R. – Il tema del Meeting è il legame fra esistenza e certezza: Gesù è la certezza per l’esistenza! Il legame con Cafarnao è – penso – immediato proprio per questo, perché dentro a quella realtà è nata anche una certezza, legata all’esperienza dell’esistenza degli Apostoli. 

D. – La sua presenza in questi luoghi, padre Pizzaballa, dove riesce a ritrovare ogni giorno la motivazione?

R. – Sono luoghi – e parlo dei luoghi di Terra Santa e dei Luoghi Santi – affascinanti ed unici, che richiamano continuamente alla memoria la concretezza della fede. Quindi la prima cosa è la concretezza della fede che viene fuori. Però la forza della Terra Santa è anche l’incontro con le persone: il luogo e la parola sono i due elementi che ti richiamano alla memoria, alla tua esperienza – quella esperienza! – che, però la si deve confrontare con le persone di oggi, con le pietre vive e non con le pietre antiche. Nel rapporto e nelle relazioni con le pietre vive – con le persone – certifichi la tua esperienza: la tua esperienza viene fuori nella sua verità. 

D. – Oggi nella Chiesa, secondo lei, c’è il rischio di un’eccessiva fede vissuta come spiritualismo disincarnato?

R. – Io credo che ci sia sempre stato questo rischio: è inevitabile. Forse oggi siamo – e parlo dell’Occidente, perché ogni Paese ha la sua storia – in una fase nuova: fino a pochi anni fa la fede ti veniva quasi trasmessa in famiglia; oggi questa trasmissione sta venendo meno, però rimane sempre la personalità dell’incontro personale. Parliamo molto e forse parliamo troppo; abbiamo bisogno di più esperienza. 

D. – Questo senso anche di rileggere il pellegrinaggio cristiano…

R. – Il pellegrinaggio ha questo scopo: se è il vero pellegrinaggio ti deve sconvolgere, proprio perché ti deve toccare nelle domande più vere! (mg)

Boris Pasternak poeta e traduttore, premio Nobel per la Letteratura nel 1958, lungo tutto il suo itinerario esistenziale e artistico ha sviluppato un unico grande tema, la Vita. Da qui parte l’idea della mostra a lui dedicata al Meeting di Rimini, dal titolo Mia sorella la vita, tratto da una raccolta dell’artista russo. I visitatori si muovono tra pannelli di testo, foto, momenti di recitazione e proiezioni che raccontano di un simbolo per intere generazioni. Ma come intendeva la vita Pasternak? La nostra inviata Gabriella Ceraso lo ha chiesto al curatore della mostra, Adriano dell’Asta, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Mosca:

R. – Pasternak intendeva la vita come realtà, eternità, immortalità. Il legame tra vita, eternità, immortalità è tradizionale per una cultura cristiana, perché come diceva Dostoevskij: “Se non esiste l’immortalità, che senso ha vivere?”. 

D. – Per tante generazioni gli scritti di Pasternak suonano come “lettere apostoliche”: cosa vuol dire?

R. – I suoi versi erano letti nei campi di concentramento, da noi detenuti, proprio come “lettere apostoliche” e recitati come preghiere: la grandezza dell’arte di Pasternak era esattamente questa: l’arte era la possibilità di mantenere un volto umano in un Paese e in una storia che l’uomo lo stava distruggendo… 

D. – Si può parlare di Pasternak come testimone della fede?

R. – Centrale nel romanzo è esattamente il significato del cristianesimo come introduzione nella storia di un unico, irripetibile particolare che diventa significato dell’universale. Non so se allora si può chiamare testimone della fede o che altro, ma sicuramente è un uomo che mostra come la grande arte sia in qualche misura una preghiera.

D. – In che cosa consiste il fascino dell’opera di questo autore?

R. – Pasternak mostra esattamente come in questo secolo di distruzione, di sostituzione della realtà con le ideologie, sia possibile trovare invece dei punti fermi… (mg)

Energie rinnovabili o nucleare, quale è il futuro dopo Fukushima? Se ne è parlato al Meeting di Rimini in un convegno tra studiosi e il sottosegretario alla sviluppo economico, Saglia. Al tema è anche dedicata una delle 9 mostre presenti alla Fiera, dal titolo“ Atomo: indivisibile? Domande e certezze nella scienza”. E’ la storia della scoperta dell’atomo e della sua struttura nucleare, dai laboratori del “900 a quelli di oggi e un’occasione anche per riflettere sui limiti della ricerca. Ma cosa significa raggiungere una certezza in ambito scientifico? La nostra inviata a Rimini Gabriella Ceraso ne ha parlato con Lucio Rossi, fisico al Cern di Ginevra, che ha presentato la mostra:

R. – Raggiungere una certezza in campo scientifico significa aver messo insieme tutta una serie di elementi la cui unica spiegazione possibile converge verso un dato, un’ipotesi. In generale la certezza non è qualcosa di così evidente, come in matematica. E’ un po’ come nella vita: alla fine tutto converge nel dire “dev’essere così”.

D. – Cosa può dire, in questo senso, una mostra dedicata all’atomo qui, al Meeting?

R. – Ci fa capire che ci sono delle cose che, in un certo senso, sappiamo con certezza. Lo sappiamo che l’atomo è composto dal nucleo e dagli elettroni, e poi abbiamo scoperto anche che il nucleo è a sua volta composto. Quindi, la certezza dell’atomo si è sbriciolata. D’altro canto, che esso sia così è un punto di non ritorno. Il progresso della scienza ci fa capire che queste certezze sono parziali, che vengono ricomprese in una certezza ancora più grande e che sta sempre al di là.

D. – Questo significa che noi non domineremo mai la realtà?

R. – La realtà ha una radice di inesauribilità. Io, personalmente, trovo in questo il segno dell’infinito dentro il finito.

D. – Dopo Fukushima le certezze sul nucleare sono crollate?

R. – No, sono quelle di prima. Quella nucleare è una tecnologia difficile ed uno degli errori riguardo le centrali sta nel fatto che gli Stati fanno tutto singolarmente. C’è bisogno di alcune autorità sovranazionali e capaci. (vv)


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