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2011
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Ramadan in Terra Santa: digiuno, preghiera … e speranza

“Dopo tante ore di digiuno si deve recuperare la carenza di zuccheri e mangiare qualcosa di sostanzioso…”.Nasce da qui, ci spiega questo venditore di Betlemme, la tradizione del “qatayef” il dolce tipico del Ramadan…un impasto di farina e acqua, ripieno di noci, zucchero e formaggio bianco dolce, da consumarsi naturalmente solo quando il tramonto di ogni giorno decreta la fine del digiuno. Che qui è rigorosamente osservato dalla maggioranza della popolazione musulmana.

MOHAMMED A.F.HOURANI
Palestinian National Authority
“Noi musulmani della Terra Santa viviamo il digiuno come qualcosa che viene da Dio come sta scritto nel Corano…dove si legge: «O voi che credete! Vi è prescritto il digiuno, come fu prescritto a coloro che furono prima di voi, nella speranza che voi possiate divenire timorati di Dio».

NABEEL EWESAT
E’ un mese benedetto, un mese santo, lo aspettiamo da un anno all’altro, … chiedi al Signore perdono e Lui accetta il tuo digiuno, che e’ una purificazione del corpo e dello spirito. E ti senti meglio …perche’ sei nelle mani del Signore. La preghiera di chi fa il digiuno e la preghiera dell’afflitto, il Signore non la respinge …

Il digiuno totale dall’alba al tramonto ha dunque il significato di una purificazione interiore che si esprime anche nella dimensione della solidarietà (c’e’ il dovere dell’elemosina ai piu’ poveri) e della riconciliazione.

NABEEL EWESAT
“Chi litiga con un altro per piu’ di tre giorni non e’ degno di fare il digiuno…”

“Il Ramadan e’ il mese del bene e della benedizione e io ringrazio Dio …
Non e’ solo digiunare dal cibo, ma dal parlare male degli altri, dall’odio … un’ occasione per aiutare i poveri e gli orfani. Mi sento vicina Dio soprattutto quando la notte mi alzo per pregare …”

Ma nel Ramadan c’è anche la dimensione della convivialità, dello stare insieme. L’ iftar, la cena che spezza il digiuno, si consuma in famiglia ma spesso si condivide anche con ospiti, magari di fede diversa.
Quest’anno, però, tutti gli iftar collettivi ufficiali, anche quelli organizzati per musulmani e cristiani insieme, sono stati annullati: il denaro risparmiato andrà in beneficienza alle famiglie più povere.

“la gente ha paura di quello che succedera’ nel futuro … e non solo in termini di crisi economica”

Un Ramadan tutto particolare quello di quest’anno per i musulmani palestinesi…con lo sguardo rivolto, ora al proprio futuro che nel mese di settembre, con la richiesta alle Nazioni Unite di riconoscimento dello Stato Palestinese, potrebbe avere svolte importanti, ora oltre i propri confini, …alle turbolente rivoluzioni della primavera araba.

MOHAMMED A.F.HOURANI
Palestinian National Authority
“Speriamo che tutte le rivoluzioni finiscano in pace…la nostra preghiera e il nostro digiuno sono stati anche per questa intenzione. E per l’unità di cristiani e musulmani, in tutto il Medio Oriente.”

La giornata scandita dai momenti di preghiera, le lunghe file ai ceck point dei musulmani che abitano nei Territori e che desiderano andare a Gerusalemme alla moschea Al Aqsa (raggiunta in media, nei venerdi di Ramadan, da circa 200 mila fedeli), il clima festoso e luccicante della Porta di Damasco e delle vie della città vecchia che, di sera, dopo una certa ora, si animano di gente e di famiglie intere dirette alla spianata …
Immagini tipiche, tra Betlemme e Gerusalemme, di questo mese sacro per i fedeli dell’Islam, che sta oramai volgendo al termine.

E proprio in occasione della fine del Ramadan il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha inviato a tutti i musulmani un messaggio augurale indicando la “dimensione spirituale dell’uomo come una realtà di primaria importanza che cristiani e musulmani sono chiamati insieme a promuovere di fronte alle sfide del materialismo e del secolarismo”. “Spetta a noi — prosegue il messaggio a firma del card. Tauran – far scoprire alle giovani generazioni che c’è il bene e il male, che la coscienza è un santuario da rispettare, che coltivare la dimensione spirituale rende più responsabili, più solidali, più disponibili per il bene comune. E che è necessario denunciare tutte le forme di fanatismo e d’intimidazione …”.

“Mi pare che in queste parole ci sia anche un messaggio di “perdono” – commenta Nabeel — “questa sarebbe la cosa piu’ importante. Se possiamo vivere il perdono e la pace, ci allontaniamo dai conflitti e possiamo sperare un futuro migliore per noi e per i nostri figli…”

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