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2011
radiovaticana.org

Il cardinale Naguib: preoccupazione per la comunità cristiana in Egitto

In primo piano al Meeting di Rimini oggi, oltre all’economia italiana, è l’attualità internazionale. Molto atteso nel pomeriggio il convegno dal titolo “Egitto: la bellezza, lo spazio del dialogo”, che racconterà l’esperienza interreligiosa e multiculturale vissuta al Cairo nell’ottobre scorso, durante un Meeting analogo a quello riminese. Intorno allo stesso tavolo si ritrovano oggi intellettuali e giuristi egiziani insieme a due esponenti religiosi di spicco del nord Africa: il vescovo Armiah segretario del Papa Shenouda III guida dei Copti ortodossi e il cardinale Antonios Naguib, patriarca di Alessandria dei Copti cattolici. Al porporato, Gabriella Ceraso ha chiesto quanto sia cambiata la situazione in Egitto:

R. – A tutt’oggi, da quando il 25 gennaio è cominciato questo movimento chiamato rivoluzione, abbiamo visto che ci sono stati alcuni cambiamenti positivi che però non hanno toccato l’essenziale; infatti, in fin dei conti i responsabili, al di là dei più alti in grado che sono stati allontanati, sono sempre le stesse persone.

D. – La comunità cristiana come sta vivendo questa fase: è cambiato qualcosa nel rapporto con i musulmani?

R. – All’inizio, nelle prime settimane dopo la rivoluzione, era cambiato molto ma poi sono ricominciati gli attacchi, gli atti di violenza e di criminalità contro i cristiani e contro le chiese.

D. – Quindi lei teme per la sicurezza della comunità cristiana e per la libertà religiosa nel futuro dell’Egitto?

R. – Temiamo per la sicurezza di tutto l’Egitto perché l’Egitto adesso sta vivendo un momento di mancanza di sicurezza grave. Le forze armate fanno veramente moltissimo ma non riescono a mettere fine agli atti di vandalismo che vengono compiuti tutti i giorni un po’ dappertutto.

D. – C’è invece il timore di una deriva islamica, del prevalere di forze estremiste, in Egitto e in tutta l’area?

R. – Penso che le forze estremiste islamiche avranno certamente una presenza forte nel prossimo parlamento e questo per me e per tutti è normale, perché devono vedere riconosciuta la loro forza politica in base al consenso democratico; possono arrivare alla maggioranza presto, ma se arrivano anche al potere allora ci sarà il pericolo che impongano il modello dello Stato religioso islamico.

D. – Lei ha fatto vari appelli alla sua comunità…

R . – L’ultimo appello risale a due mesi fa: ho chiesto di sostenere questo processo verso uno Stato civile, uno Stato democratico, e all’inizio della rivoluzione regnava proprio questa visione. Poi dopo sappiamo come siano apparsi gruppi islamici con visioni di Stato basate sulla sharia e come abbiano prevalso a poco a poco.

D. – Lei ha timore o vincono la fiducia e la speranza?

R. – Tutte e due. Ho molta speranza, sono sempre ottimista, ma senza nascondere la mia ansia e la mia paura per il futuro, non solo per noi come cristiani ma per tutto l’Egitto. (bf)

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