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2011
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Tra cielo e terra: l’Assunzione di Maria nella gloria parla ad ogni uomo del suo destino di vita

Lunedì, 15 agosto

Non è stata una sorpresa vedere, la mattina del 15 agosto, tante persone riunite presso la Basilica del Getsemani, detta anche Basilica dell’Agonia, in occasione della S. Messa solenne celebrata nel giorno in cui, nella liturgia cattolica, ricorre la festa dell’Assunzione al cielo di Maria, Madre di Gesù. L’emozione e la partecipazione erano davvero profonde e condivise, così autentiche sui volti dei molti religiosi, dei cristiani locali di lingua araba, della vivace comunità dei volontari e dei pellegrini giunti dalle più diverse parti del mondo. E la basilica, voluta dai Francescani e costruita dall’architetto Antonio Barluzzi all’inizio del Novecento, sulle rovine dell’antica chiesa bizantina, si è animata di un vero spirito di gioia e di speranza, così raro da vedere in questo luogo che ricorda l’estrema sofferenza di Gesù nell’Orto degli Ulivi, all’inizio della Sua passione.

La S. Messa è stata presieduta dal padre Custode, fra Pierbattista Pizzaballa, e con lui molti membri della comunità francescana di Terra Santa si sono raccolti presso l’altare maggiore della chiesa, disponendosi attorno alla roccia dell’agonia di Gesù, che si trova proprio davanti all’altare. Uno dei sacerdoti concelebranti, fra Simone Herro, ha svolto l’omelia in lingua araba.

Dopo la comunione, a rendere più intensi i brevi momenti di preghiera personale e di raccoglimento, vi è stata la suggestiva esecuzione dell’Ave Maria di Schubert, suonata con eleganza dalla musicista Stella Turner, londinese, al flauto traverso, con l’accompagnamento all’organo di fra Armando Pierucci, direttore dell’Istituto Magnificat, la scuola di musica della Custodia a Gerusalemme.
Al termine della celebrazione, un sereno momento conviviale ed un semplice rinfresco, offerto dalla comunità francescana del Getsemani, hanno completato il gioioso incontro.

Nel pomeriggio, un nuovo appuntamento ha riunito i fedeli, ancora numerosissimi, dapprima nella Grotta dell’Arresto (Sacello Tradimenti), dove il Custode ha presieduto i Vespri solenni, e subito dopo per la processione alla Chiesa della Tomba di Maria, che si trova a brevissima distanza dalla Grotta, sul fondo di un cortile protetto da alte mura, e la cui proprietà, tolta ai Francescani alla metà del 1700, è ora comune ai greci-ortodossi e agli armeni. La processione ha percorso la lunga scalinata che conduce alla cripta, dove è custodita la roccia sulla quale fu deposto il corpo della Madonna al termine della sua vita terrena e che anche oggi è importante meta di pellegrinaggio per i cristiani. La liturgia che ha accompagnato quest’ultima parte delle celebrazioni comprendeva, oltre alla recita delle litanie e dei canti mariani, anche la lettura di un racconto apocrifo della Dormizione della Vergine Maria.

Il Monte degli Ulivi, con la sua splendida veduta sulla Valle del Cedron, è stato il grandioso scenario di una delle feste più care al cuore di tutti i cristiani. Una tradizione molto antica, che risale già ai primi secoli di vita della Chiesa, ambienta proprio in questi luoghi l’evento dell’Assunzione di Maria, che la Chiesa cattolica ha proclamato nei tempi più recenti come dogma della fede, attraverso la Costituzione apostolica Munificentissimus Deus del 1950. Nello stesso giorno, il 15 agosto, anche gli ortodossi e gli armeni celebrano la festa della Dormizione di Maria, secondo una credenza che vuole che la Madonna, al termine della sua esistenza, non sia realmente morta, ma sia caduta in un sonno profondo, prima di essere assunta in cielo.

Mistero grandissimo che tutti contempliamo e che, in questa “terra dell’attesa”, si fa ancor più presente: Maria è la creatura umana che per prima realizza l’ideale escatologico, avvolta per sempre, con tutta se stessa, con tutto il suo essere – anima e corpo -, dall’Essere di Dio, il quale vive essenzialmente della Sua misericordia, della Sua perfetta carità che è espressione dinamica di verità, permanente apertura alla relazione e alla comunione. Maria assunta in cielo esprime il senso profondo dell’appartenenza e dell’adesione vitali a Dio, resta in perenne contatto con ciò che è eterno, è fatta partecipe, con la sua persona, dell’inesauribile relazione d’amore di Dio.

Proprio in questa valle, detta anche Valle di Giosafat, che ospita oggi importanti cimiteri delle tre religioni abramitiche, dovrebbe compiersi il Giudizio Universale, secondo la tradizione ebraica che si riferisce alle parole del profeta Gioele (Gl 4,2ss) e che venne poi raccolta, con sfumature particolari, anche dai cristiani e dai musulmani. Maria, Madre di tutte le genti, è l’immensa speranza di un destino di felicità perfetta, di condivisione dell’esistenza divina, di elezione di ciascuna creatura limitata, finita, dipendente, all’estrema dignità e compiutezza di vita, a cui già fin d’ora aspira con il suo orientamento a prender parte alla permanenza d’Amore che è Dio e che riassume in Sé tutto ciò che è essenziale.

Testo di Caterina Foppa Pedretti
Foto di Giovanni Zennaro e Luis Garcia

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