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2011
radiovaticana.org

All’Angelus appello del Papa per la pacifica convivenza in Siria e la fine delle violenze in Libia

“In mezzo a tante preoccupazioni, problemi, difficoltà che agitano il mare della nostra vita, risuoni nel cuore la parola rassicurante di Gesù: Coraggio, sono io, non abbiate paura!, e cresca la nostra fede in Lui”. E’ la viva esortazione espressa oggi all’Angelus, dal Palazzo apostolico di Castel Gandolfo, da Benedetto XVI. Dopo la recita della preghiera mariana, il Papa ha anche manifestato la propria preoccupazione per le violenze in Siria e i continui combattimenti in Libia.

Il Papa ha lanciato un accorato appello per la Siria ed espresso viva preoccupazione per “i drammatici e crescenti episodi di violenza, che hanno provocato numerose vittime e gravi sofferenze”. 

“Invito i fedeli cattolici a pregare, affinché lo sforzo per la riconciliazione prevalga sulla divisione e sul rancore. Inoltre, rinnovo alle Autorità ed alla popolazione siriana un pressante appello, perché si ristabilisca quanto prima la pacifica convivenza e si risponda adeguatamente alle legittime aspirazioni dei cittadini, nel rispetto della loro dignità e a beneficio della stabilità regionale”.

Il pensiero del Santo Padre è andato anche alla Libia, Paese scosso da incessanti raid della Nato e da violenti combattimenti tra forze governative e insorti: 

“La forza delle armi non ha risolto la situazione. Esorto gli Organismi internazionali e quanti hanno responsabilità politiche e militari a rilanciare con convinzione e risolutezza la ricerca di un piano di pace per il Paese, attraverso il negoziato ed il dialogo costruttivo”.

All’Angelus, Benedetto XVI si è soffermato sulla pagina del Vangelo in cui Gesù, ritiratosi sul monte, prega per tutta la notte: “Il Signore, in disparte sia dalla gente che dai discepoli, manifesta la sua intimità con il Padre e la necessità di pregare in solitudine, al riparo dai tumulti del mondo”. Questo allontanarsi – ha detto il Papa – non deve però essere inteso “come un disinteresse verso le persone o un abbandono degli Apostoli”. 

“Anzi – narra San Matteo – fece salire i discepoli sulla barca per ‘precederlo sull’altra riva’ (Mt 14,22), per incontrarli di nuovo. Nel frattempo, la barca ‘distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario’ (v. 24), ed ecco che ‘sul finire della notte [Gesù] andò verso di loro camminando sul mare’ (v. 25); i discepoli furono sconvolti e scambiandolo per un fantasma ‘gridarono dalla paura’ (v. 26), non lo riconobbero, non capirono che si trattava del Signore. Ma Gesù li rassicura: Coraggio, sono io, non abbiate paura!”

Su questo episodio – ha osservato il Papa – i Padri della Chiesa hanno colto una grande ricchezza di significato:

“Il mare simboleggia la vita presente e l’instabilità del mondo visibile; la tempesta indica ogni sorta di tribolazione, di difficoltà, che opprime l’uomo. La barca, invece, rappresenta la Chiesa costruita su Cristo e guidata dagli Apostoli. Gesù vuole educare i discepoli a sopportare con coraggio le avversità della vita, confidando in Dio, in Colui che si è rivelato al profeta Elia sull’Oreb nel sussurro di una brezza leggera (1 Re 19,12)”.

Il passo del Vangelo prosegue poi con il gesto dell’apostolo Pietro che chiese a Gesù di andargli incontro camminando sulle acque. Ma vedendo che il vento era forte, Pietro si impaurì e, temendo di affondare, chiese al Signore di essere salvato:

“Pietro cammina sulle acque non per la propria forza, ma per la grazia divina, in cui crede, e quando viene sopraffatto dal dubbio, quando non fissa più lo sguardo su Gesù, ma ha paura del vento, quando non si fida pienamente della parola del Maestro, vuol dire che che si sta interiormente allontanando da Lui ed è allora che rischia di affondare nel mare della vita e così per noi: se vediamo solo noi, diventiamo dipendenti dai venti e non possiamo più passare sulle tempeste e le acque della vita”.

Il Signore – ha affermato il Pontefice ricordando le parole del pensatore Romano Guardini– è sempre vicino, essendo alla radice del nostro essere. “Tuttavia – ha aggiunto – dobbiamo sperimentare il nostro rapporto con Dio tra i poli della lontananza e della vicinanza. Dalla vicinanza siamo fortificati, dalla lontananza messi alla prova”.

“Cari amici, l’esperienza del profeta Elia che udì il passaggio di Dio e il travaglio di fede dell’apostolo Pietro, ci fanno comprendere che il Signore prima ancora che lo cerchiamo o lo invochiamo, è Lui stesso che ci viene incontro, abbassa il cielo per tenderci la mano e portarci alla sua altezza; aspetta solo che ci fidiamo totalmente di Lui e che prendiamo realmente la Sua mano”. 

In mezzo a tante preoccupazioni e problemi in questo tempo di crisi sono inoltre sempre maggiori le difficoltà legate al lavoro. Ricordando queste difficoltà il Papa, rivolgendosi ai pellegrini di lingua italiana, ha salutato la rappresentanza di operai dell’azienda Irisbus di Flumeri, in provincia di Avellino…

“…con il fervido auspicio di una positiva soluzione dei problemi che ne rendono precaria l’attività lavorativa. Speriamo! A tutti auguro una buona domenica e una buona settimana”.

Dopo l’Angelus il Papa ha anche salutato i giovani della diocesi di Albano che prenderanno parte alla Giornata Mondiale della Gioventù, in programma a Madrid dal 16 al 21 agosto prossimi.

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