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2011
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Ut unum sint

Fabio Vitucci ci parla di “Oltre la divisione”, il libro a cura di Andrea Pacini, edito dalle Edizioni Paoline, sull’intuizione ecumenica e sul dialogo interreligioso

Gesù Cristo, durante la sua vita terrena, ci ha chiaramente detto “Siate una sola Chiesa”. E allora come possono i cristiani accettare serenamente la presenza di diverse Chiese? Questo è solo uno dei tanti spunti che emergono dall’opera che Andrea Pacini ha creato in collaborazione con la Commissione interregionale per l’ecumenismo di Piemonte e Val d’Aosta, un’opera che parte dalla meravigliosa immagine della Giornata di preghiera di Assisi del 1986 per sviscerare l’importanza dell’ecumenismo tra le diverse Chiese cristiane, ma anche tra le grandi religioni mondiali. E non lo fa da un punto di vista prettamente teologico o in maniera del tutto astratta, bensì attraverso le figure di 9 grandi protagonisti del dialogo interreligioso, descritti da altrettanti studiosi moderni.

Molto interessante è soprattutto la prima parte dedicata alle Chiese cristiane, con tre saggi sulla nascita dell’ecumenismo e tre sulla sua fase più matura. L’ecumenismo storicamente viene fatto iniziare con la Conferenza di Edimburgo del 1910, e vede come protagonisti attivi soprattutto i protestanti, tra cui spiccano le figure del vescovo luterano svedese Nathan Soderblom e del teologo olandese Willem A.Visser’t Hooft. In questo periodo la Chiesa cattolica, pur con qualche notabile eccezione (da cui il saggio dedicato al benedettino Lambert Beauduin), assume una posizione molto diffidente: l’unico ecumenismo possibile per il Vaticano è l’ammissione di colpa da parte delle altre Chiese e il ritorno nell’alveo della grande Chiesa Romana.

Ben diversa, fortunatamente, è la posizione di Roma in quella che è definita la fase matura dell’ecumenismo: a partire già da Leone XIII la Chiesa cattolica è molto attenta ai rapporti con le altre Chiese, ma sarà Paolo VI ad iniziare un vero e proprio percorso ecumenico, che in alcuni momenti fece addirittura pensare ad una concreta possibilità di riunione fra tutti i cristiani. E proprio a Paolo VI, figlio del Concilio Vaticano II, è dedicato il primo saggio della seconda parte del libro: il suo atteggiamento di umiltà, le sue ammissioni di colpa, le sue note ufficiali e alcuni passaggi delle sue encicliche, la “levata” delle reciproche scomuniche, tutto ha contribuito ad un forte riavvicinamento tra cattolicesimo, ortodossia e protestantesimo, riavvicinamento che ha la sua immagine-simbolo nell’abbraccio tra Paolo VI e Athenagoras, patriarca di Costantinopoli, nel 1964 a Gerusalemme. Il secondo saggio è dedicato proprio ad Athenagoras e alla sua costante tensione verso l’ecumenismo, coltivata sin dall’età giovanile e accresciuta negli anni grazie alle tante esperienze di comunione e dialogo con le altre religioni.

L’ultimo saggio sull’ecumenismo tra le religioni cristiane è dedicato a Frère Roger, il famoso fondatore e priore della comunità di Taizè, luogo in cui è possibile sperimentare ancora oggi la ricerca della comunione e del superamento di qualsiasi ostacolo al dialogo tra i cristiani. Tutta la vita di frère Roger è stata orientata verso la Chiesa che deve venire, quella dove “una confessione non ha il sopravvento sull’altra ma dove i doni di ciascuna Chiesa colmeranno della loro pienezza l’unica Chiesa di Dio”. E migliaia di giovani ogni anno vivono a Taizè questa unione nell’abbattimento delle barriere confessionali, “assaporando” un’esperienza di vicinanza a Dio senza eguali in un periodo storico in cui invece la spinta all’ecumenismo sembra essersi affievolita. Dimenticando purtroppo che Gesù Cristo ha detto: “Ut unum sint”.

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