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2011
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Mons. Pietro Sambi: In missione per amore

“Il missionario non ha un suo progetto da realizzare, né una parola propria da dire. Non si è apostoli per decisione personale, ma per chiamata. E la chiamata chiede un grande amore: si va in missione non per interesse o per bisogno, ma per amore”. Lo ha detto mons. Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini, descrivendo con queste parole la figura e la vita di mons. Pietro Sambi, nunzio apostolico negli Stati Uniti morto il 27 luglio a Baltimora. I funerali si sono svolti ieri pomeriggio a Sogliano al Rubicone, dove l’arcivescovo era nato 73 anni fa. Una vita spesa a servizio della Santa Sede in una intensa attività diplomatica che lo ha portato negli anni in molti paesi del mondo e specialmente “in Terra Santa e da ultimo negli Stati Uniti dove – scrive di lui Benedetto XVI – ha sapientemente operato rivelando le sue doti di mente e di cuore”.

L’affetto della gente. Tantissime persone hanno partecipato ieri al rito funebre, a testimonianza della stima e dell’affetto che la gente della sua terra provava per l’arcivescovo Sambi. Già dalla giornata di domenica è cominciato un ininterrotto pellegrinaggio davanti alla sua bara, esposta nella chiesa di San Lorenzo. Tanto che, nella mattina di lunedì, la chiesa è stata aperta alle 5.30 e chiusa alle 23 proprio per dare a tutti la possibilità di pregare accanto al feretro. “Il suo nome e il suo ricordo – ha detto mons. Giovanni Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, ricordando il presule scomparso – sono legati specialmente alla sua abile e solerte attività come nunzio apostolico in Terra Santa e negli Stati Uniti d’America, svolta in tempi difficili e in congiunture sociali ed ecclesiali complesse e delicate”.

Il suo profilo spirituale. Tre le parole usate da mons. Lambiasi per far delineare “il testamento spirituale” e il “segreto della vita” di mons. Sambi. La prima è “misericordia”. “Sperimentare la misericordia del Signore significa contemplare la propria vita come una miseria abbracciata dalla compassione, come un niente avvolto dal mantello del tutto, come un vuoto colmato da una grazia smisurata, traboccante”. La seconda parola è “fede”. “Ecco l’altro miracolo avvenuto nella storia di Mons. Sambi – ha detto Lambiasi -. E’ il miracolo che ora egli prega che avvenga ogni giorno fino all’ultimo giorno della nostra vita: credere. Credere come fidarsi e affidarsi; come abbandonarsi. Se si riconosce che c’era qualcuno prima di noi, si riconosce anche l’amore e l’attenzione di chi ci ha fatto; allora si abbandona il proprio piccolo progetto e ci si lascia condurre”. E infine nella vita di mons. Sambi c’è la parola “missione”: nel suo testamento spirituale, così l’arcivescovo scrive: “Per tutta la vita, Signore, vorrei cantare la tua bontà”. “Mi pare – ha concluso mons. Lambiasi – di sentire in queste parole l’eco di parole più grandi di me”.

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