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2018
custodia.org

“Continuiamo a pregare. La nostra storia in Siria non è finita”

Da Aleppo a Gerusalemme, cattolici e persone di altre religioni si uniscono in iniziative di preghiera per la pace.

Il dramma della guerra civile in Siria si è intensificato nell’ultimo mese, soprattutto nella città di Ghouta, situata a 20 km da Damasco.

Recentemente, il sacerdote salesiano di Aleppo, Padre Mounir Hanachi, ha diffuso un messaggio in cui dice che gli ultimi sette anni di guerra sono stati difficili, ma in questi giorni la situazione è ancora più sofferta.

Il francescano, parroco di Aleppo, fr. Ibrahim Alsabagh, ci parla della situazione attuale.

Fr. IBRAHIM ALSABAGH, ofm
Parroco latino di Aleppo
“Non abbiamo raggiunto la pace nemmeno ad Aleppo. Ieri ci sono stati tanti bombardamenti sui civili nella parte ovest della città e anche questa volta abbiamo contato numerosi morti e feriti”

Persino in mezzo a tanto dolore, tuttavia, la fede persiste! Nella parrocchia di di San Francesco di Aleppo, ad esempio, fr. Ibrahim ha celebrato varie messe per i bambini in favore della pace.

Fr. IBRAHIM ALSABAGH, ofm
Parroco latino di Aleppo
“Non è un segreto per nessuno che la situazione si stia aggravando sempre più e ogni giorno sentiamo il rumore delle armi e delle dichiarazioni in favore della guerra e della morte piuttosto che in favore della pace e della vita. Continuiamo a pregare. Non è finita la nostra storia in tutta la Siria”.

Dinanzi alla complessità della situazione in Siria, sorgono in tutto il mondo iniziative che ci fanno credere nella speranza. Qui a Gerusalemme, per esempio, rappresentanti di diverse religioni pregano insieme per la pace.

Circa 50 persone appartenenti a diverse confessioni e nazionalità hanno partecipato alla preghiera guidata da Fr. Émile, della Comunità Taize.

Il momento, segnato da tempi di silenzio, canti e preghiere in diverse lingue, si è svolto nella cappella dell’Istituto Ecumenico Tantur.

Fr. ÉMILE
Comunità Taize
“A volte le persone credono che il silenzio appartenga ai monasteri, ai monaci, ma le persone di Dio dovrebbero essere capaci di scoprire il silenzio, la preghiera meditata, ed è per questo che offriamo questo tipo di preghiera e lo condividiamo con le persone che vengono a Taize”.

Ci sono differenze tra i partecipanti, ma prevale ciò che li unisce: il desiderio di elevare a Dio suppliche per la pace nel mondo.

MARCIE LENK
Shalom Hartman Institute
“Penso che spendiamo così tanto tempo a pregare da soli, separatamente, e non abbiamo abbastanza opportunità per pregare insieme. E ne abbiamo bisogno: abbiamo bisogno di ascoltarci pregare, abbiamo bisogno di sederci accanto a qualcuno. Io ho bisogno delle altre persone”.

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