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2017
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La Custodia di Terra Santa oggi: il maestro dei postulanti Fr. Antonino

800 anni sono trascorsi dall’arrivo dei frati in Medio Oriente e dagli esordi di questa avventura molte cose sono cambiate. Non sono cambiati però l’impegno e la dedizione con cui, da 800 anni, i frati custodiscono i luoghi santi e operano a favore della popolazione locale. Per questo, per capire che cosa è oggi la Custodia di Terra Santa, bisogna partire proprio da loro e dalle loro storie: vengono da tutto il mondo e da diversissimi paesi e ognuno di loro ha una specifica missione.

Oltre al lavoro dei frati stabili in Medio Oriente, anche il servizio di quelli che si trovano altrove è fondamentale per la Custodia di Terra Santa. Fr. Antonino Milazzo, per esempio, è maestro dei postulanti a Montefalco e opera per questo a favore della Custodia dall’Italia. Dei suoi 38 anni di vita, 14 li ha trascorsi in fraternità, due dei quali passati in Italia (postulato e noviziato), uno in Libano (anno per imparare l’arabo) sei a Gerusalemme e cinque a Montefalco (nella casa di formazione).

Partiamo dal principio. Come è iniziato il tuo percorso di fede fino ad arrivare alla vocazione?
Sin da piccolo il Signore mi ha tenuto vicino a se facendomi fare il chierichetto in chiesa. I miei giochi da bambino erano forse un po’ diversi da quelli dei bambini della mia età. Infatti, mentre alcuni collezionavano figurine di calciatori o giocavano a pallone, io collezionavo immaginette e mi divertivo a fare processioni e s. messe all’area aperta. Quando avevo 10 anni circa assistetti alla vestizione di un mia cugina che si faceva suora e mi ricordo che tanta era la gioia che mi aveva trasmesso che dissi a mia madre: “da grande voglio farmi prete”.
Passarono gli anni e iniziai a frequentare l’azione cattolica e un gruppo che si occupava dell’aiuto ai poveri e dei sofferenti. All’età di 16 anni ebbi la prima grande crisi: sentivo che il Signore voleva qualcosa di più da me, e ciò lo avvertivo dalle parole del Vangelo “la messe è molta ma gli operai sono pochi”, “va’ vendi quello che hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguirmi”,e altre frasi del genere che mi lasciavano sempre un senso di irrequietezza. Decisi quindi di parlarne con mia madre, la quale mi convinse che era solo un’illusione, che era ciò che la gente si aspettava da me, vedendomi sempre in Chiesa. Da quel momento feci zittire quella voce che bussava al mio cuore e mi dedicai ad altro, alla mia passione“l’arte”.
La mia vita trascorreva serena e tranquilla come un giovane qualsiasi della mia età, tra lo studio e il lavoro, come aiuto fotografo o come fioraio, fino a che non incontrai una persona, una semplice parrucchiera che passava le sue giornate a parlare di Gesù, un Gesù che io nonostante tanti anni ancora non conoscevo, un Gesù che quasi toccavo con mano, vivo, che cammina in mezzo a noi. Mi convinse a cresimarmi. Quel giorno non lo potrò mai dimenticare, il Signore mi fece sentire in maniera più forte il suo amore e fu proprio da quel giorno cominciai a volerlo conoscere di più a passare più tempo in preghiera, ascoltando la sua parola emi accorgevo che man mano trovavo una grande pace.

Come è maturata in te la certezza di avere la vocazione?

Dopo la Cresima entrai nel gruppo del Rinnovamento dello Spirito, la preghiera di lode mi metteva in un rapporto più stretto con Dio. Fu proprio a un ritiro di questo gruppo, che durante una catechesi, un frate parlò del grande dono della chiamata e del sacerdozio. Quelle parole mi arrivarono dritte al cuore, tanto che poi mi sentii male, dando inizio a una nuova crisi, che questa volta durò più a lungo. Infatti, cominciai a pormi seriamente la possibilità che il Signore mi proponesse qualcosa di diverso da quello che io mi ero costruito. Mi tornarono in mente tutti i rifiuti che gli avevo fatto,tutte le volte che avevo fatto stare zitta la sua voce nel mio cuore. Senza contare che il momento non era dei migliori perché quasi alla fine degli studi, con un futuro aperto davanti ai miei occhi, pieno di meraviglie. Avevo paura di parlarne in famiglia o con gli amici che mi avrebbero preso per pazzo, come poi effettivamente è stato. Ma il Signore decide diversamente e così, dopo aver parlato con il mio parroco, mi convinsi – non senza dubitare – che il Signore mi chiamasse. I dubbi venivano dalle mie paure di abbandonarmi veramente alla volontà di Dio. Mi dicevo, infatti, che forse era una mia illusione, che già servivo il Signore, perché dargli di più? Dopo varie tirate di orecchie da parte di Quello di sopra, cominciai a frequentare saltuariamente il seminario della mia diocesi, per via dell’università che ancora dovevo completare, ma ben presto mi accorsi che non era quello il posto dove il Signore mi chiamava.

Come sei arrivato a diventare frate francescano della Custodia?

Conobbi per vie traverse, S. Francesco e il suo modello di vita evangelica, ascoltai la testimonianza preziosa di frati anche della Custodia e di clarisse, che sul suo esempio avevano lasciato tutto per seguire il Signore povero e crocifisso. E finalmente, dopo circa 6 mesi, trovai il mio posto. Il percorso vocazionale non fu immune da sofferenze e difficoltà, e tra queste l’ostacolo dei miei familiari e conoscenti o il dover completare gli studi, che ormai avevano perso la loro importanza, ma il Signore si è servito di questi piccoli mali per fortificare la mia fede in Lui. Subito dopo la laurea capì che il Signore mi chiedeva una rinuncia totale per potermi fidare totalmente di Lui. Come Abramo mi ha fatto uscire dalla mia terra, mi ha fatto lasciare casa, campi, padre, madre, fratelli, sorelle, sogni, per una terra che non conoscevo e che Lui mi ha indicato. Dopo un lungo vagare mi sono mi ritrovato proprio nella Terra di Gesù, un dono nel dono, che mai mi sarei aspettato,continuando ancora in questo cammino di sequela alla ricerca del Signore. La Terra Santa mi cambiato gli occhi, il cuore, la percezione della vita, della fraternità, di un Dio che è Padre di tutti e vuole la salvezza di tutti. Un grande tesoro questo che porto nel cuore dovunque il Signore mi chiama a servirlo.

Qual è la tua missione oggi?

Oggi mi trovo ad accompagnare, come maestro, altri giovani in questa bellissima avventura alla scoperta della volontà di Dio nella propria vita. Giovani totalmente diversi tra loro per personalità, storia, lingua cultura e modo di vedere e concepire la vita e il mondo in generale. Ciò rappresenta un impegno per me di fare di “tanti colori” un “unico quadro”, un cuor solo e una cosa sola in Cristo Gesù.

Che cosa ti anima in questa missione?

E’ un impegno bello, tante volte faticoso, ma anche pieno di gioie e di frutti, che va continuamente alimentato dalla preghiera, della “santa pazienza” dell’agricoltore e dall’assistenza dello Spirito Santo, per poter discernere ciò che è veramente gradito a Dio essendo sempre mosso dalla ricerca del vero bene dei giovani in cammino. Nel seguirli provo a mettere a frutto ciò che per primo ho imparato dalla mia storia personale, cerco di trasmettere la centralità e la passione per Gesù Cristo senza il quale questo percorso non avrebbe ragione di esistere.

Qual è il tuo rapporto con la figura di San Francesco ?
Nella mia missione, sono accompagnato ovviamente della ricerca e dalla scoperta della figura di Francesco che proprio in questa “terra santa francescana” è vissuto, ha operato ed è poi partito per l’Oriente per portare la pace. Per me Francesco è modello, di fraternità, di minorità, di povertà evangelica, di dialogo, di identità carismatica, insomma, senza la quale perderei lo stile missionario.

Avresti un messaggio per un giovane in discernimento ?
Ai giovani in ricerca dico: vi auguro di poter realizzare il progetto che Dio ha nella vostra vita, perché è con Lui che veramente diventiamo ciò che siamo chiamati ad essere e acquistiamo quella felicità che ardentemente cerchiamo.
N.S. – B.G

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