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2017
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La Custodia di Terra Santa oggi: Fr. Michael, in servizio a Betania da quindici anni

800 anni sono trascorsi dall’arrivo dei frati in Medio Oriente e dagli esordi di questa avventura molte cose sono cambiate. Non sono cambiati però l’impegno e la dedizione con cui, da 800 anni, i frati custodiscono i luoghi santi e operano a favore della popolazione locale. Per questo, per capire che cosa è oggi la Custodia di Terra Santa, bisogna partire proprio da loro e dalle loro storie: vengono da tutto il mondo e da diversissimi paesi e ognuno di loro ha una specifica missione.

Fr. Michael Sarquah è originario del Ghana e da quindici anni ha una sola missione: accogliere i pellegrini a Betania. Oggi è guardiano della fraternità di Betania.

Perché sei diventato frate?
Perché un frate della Custodia veniva in vacanza in Ghana e mi parlava dei francescani e della Terra Santa e io volevo essere come lui. Mi parlava di Francesco e io ero attirato. Vedere un frate con l’abito mi emozionava. Prima, in Ghana, ero chierichetto come spesso accade a quelli che poi diventano sacerdoti. Il mio è un paese cattolico, in cui c’è solo 1% della popolazione che è musulmana e l’85% è cattolico. Abbiamo 24 diocesi nel paese.

Qual è stato il tuo percorso dal momento della vocazione in poi?
Sono arrivato nel 1997 da Roma e ho cominciato il mio percorso ad Ain Karem, poi sono stato a Betlemme, dove ho fatto due anni di studi di filosofia e poi nel 2004 sono arrivato a San Salvatore a Gerusalemme per studiare teologia.
Sono stato inviato, poi, dalla Custodia per un anno al Santo Sepolcro fino a 2005. Mi hanno poi mandato a Betlemme per quasi un altro anno e sono arrivato a Betania nel 2007. Sono a Betania da quindici anni.

Qual è la tua missione in Terra Santa?
Io sono sacerdote, ma sono qui a Betania anche per accogliere i pellegrini durante tutta la giornata. Tanta gente passa di qui e ho l’occasione di parlare con loro, di fare conoscenza. Mi piace parlare con le persone ed è una grazia. La mattina comincio alle 7.00 con la messa, e poi il servizio durante la mattina e il pomeriggio, a turni. Poi alle 18.00 ci sono i vespri.

Come si coniuga la tua missione con il tuo essere francescano?
La mia è una missione francescana perché è una missione di pace.

Che cosa anima quotidianamente la tua missione e la tua vita spirituale?
La preghiera perché noi preghiamo ogni giorno e facciamo la messa.

Vivere in Terra Santa ha cambiato il tuo rapporto con la religione?
Vivere in Terra Santa è sicuramente una grazia. Il cambiamento di Paese è stato una tappa importante, perché qui la cultura è totalmente diversa, ma anche il modo di essere. Per esempio in Ghana, alcuni gesti sono segni di sfortuna mentre in Italia sono molto comuni. Lo stesso è nel modo di parlare alla gente. Devo quindi abituarmi al Paese in cui vivo, alle altre culture e alle atre religioni. Per esempio tutti i riti bizantini non esistono da noi in Ghana. La nostra messa in Ghana è anche diversa.
Qua a Betania, inoltre, siamo vicini ad una moschea e quindi con i musulmani ci vediamo e ci salutiamo. A volte, vengono da noi in chiesa.

Quali sono le più grande ricchezze e gli ostacoli maggiori sul tuo cammino di frate?
La cosa che mi piace di più è essere nel santuario, con la gente. Invece, una mia difficoltà è quando non viene la gente nel santuario. Ma pian piano, speriamo che le cose possano andare sempre meglio.

Cosa ammiri di San Francesco?
Direi la sua umiltà e la sua povertà, che mi colpiscono sempre. Francesco ci ricorda Gesù povero, morto e crocifisso.

Un messaggio per un giovane in discernimento ?
Se uno ha il desiderio di essere frate, deve coltivarlo e parlarne. Dio lo aiuterà.

N.S. – B.G.

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