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2016
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La croce, diventa strumento che eleva l’uomo

La Cappella di Sant’Elena si è rivestita dei suoi addobbi più belli! L’abituale austerità ha ceduto il passo ai paramenti rossi e oro. Oggi, nella parte più profonda della cava di pietra che all’epoca di Gesù era il Santo Sepolcro, si è fatto un salto a ritroso nel tempo.
La croce, la vera croce, viene celebrata dove fu gettata dopo la crocifissione, ai piedi del calvario; dove, secondo la tradizione, fu ritrovata da Sant’Elena nel IV secolo. Oggi, da questo luogo più basso della Basilica siamo elevati al Cielo, per celebrare la festa dell’Invenzione della Croce, nella Cappella che prende lo stesso nome.
Questa festa, celebrata il 7 Maggio, tranne che a Gerusalemme, non è più inserita nel calendario liturgico e nei breviari monastici. Al Santo Sepolcro di Gerusalemme, invece, è una celebrazione solenne. Una solennità che comincia la vigilia con i Primi Vespri, recitati nella Cappella dell’Invenzione, interrompendo il ritmo della processione quotidiana, che li integra nella celebrazione. La festa prosegue con solennità, a mezzanotte e mezzo, quando le porte del Santo Sepolcro si aprono per l’ingresso dei Francescani e la recita dell’Ufficio delle letture. All’indomani, seguono le Lodi integrate nella celebrazione dell’Eucaristia.
Il punto culminante della festa solenne è la processione che parte dalla Cappella dell’Invenzione per esaurirsi alla Tomba vuota. Tre giri, attorno all’Edicola, precedono la triplice benedizione: davanti alla Tomba, all’altare dell’Apparizione di Gesù a Maria Maddalena, nella Cappella del Santissimo Sacramento, o Cappella dell’Apparizione di Gesù a Sua Madre.
Fra Dobromir Jazstal, Vicario custodiale ha presieduto le cerimonie.
«La croce è il passaggio obbligato verso la Gloria della Resurrezione. Colui che, con il Battesimo è stato contrassegnato dal segno della croce, guarda la croce e, nel suo cuore, riconosce colui che è stato elevato sulla croce. Ma ciò non basta. È necessario che il mistero della croce divenga il criterio delle nostre vite. Senza la croce la nostra fede diventa sterile e illusoria. La croce eleva l’uomo e la sua vita, se tutti i nostri atti sono guidati dalla logica della croce. Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Gesù. Bisogna saper perdere per vincere, come ha fatto il Cristo. L’apparente fallimento della croce è diventato la vittoria dell’amore. Che la croce di Cristo che oggi noi adoriamo e veneriamo, sia anche per noi il segno della nostra salvezza».
Queste parole, pronunciate dal Vicario custodiale, hanno attraversato il silenzio dell’assemblea commossa.

Durante la processione, la folla si è fatta più numerosa, attirata da quest’ultimo segno della Salvezza.
Maria, pellegrina Ceca, piangeva: «Di gioia – dice – poiché per la Sua morte su questa croce, ha ottenuto la nostra Salvezza».

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