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2016
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La Cappella della Crocifissione al Santo Sepolcro ritrova i suoi colori

« Shhhh »: è il lamento che si ascolta al Calvario in questi giorni. Un fedele, pieno di zelo, che reclama il silenzio? No! È il rumore di un polverizzatore nebulizzatore utilizzato per ringiovanire i mosaici del Calvario.

Acqua sotto pressione, spugna, bicarbonato d’ammonio, sapone… ecco come: « Pulire e scrostare in profondità i mosaici senza bagnare le congiunzioni », spiega Raed Khalil, supervisore del cantiere..

Sotto i residui anneriti dal fumo delle candele, si riscoprono bellissimi mosaici di vetro dai colori sfavillanti. Là dove si vedeva un soffitto imbrattato da uno strato di polvere e olio bruciato, si può scoprire una volta di un blu profondo cosparso di tasselli d’oro. La buia cappella alla sommità del Golgota ritrova l’intensità blu del cielo notturno di Gerusalemme. Turisti, pellegrini e religiosi sono stupefatti: tutti guardano verso il cielo, o ciò che sembra essere il cielo, della città Santa in una notte d’estate.

Volte e archi abbondano di simboli e figure bibliche dell’Antico e del Nuovo Testamento. Abele, Mosè, Elia, ma anche Pietro e Paolo, ecc. Sopra l’altare, dodici bianche colombe sono raccolte attorno ad una grande croce d’oro.

Sulle pareti, le volte presentano tre grandi quadri a mezzaluna- È un trittico di scene bibliche: La legatura di Isacco, chiamato anche sacrificio d’Abramo, le donne e Giovanni ai piedi della Croce sula parete laterale, La crocifissione sulla parete dietro l’altare. La cappella, Undicesima Stazione della Via Crucis, ritrova lo splendore di …. 80 anni fa.

Questi mosaici furono, infatti, realizzati negli anni 30 del XX Secolo. Con il restauro della Cappella, i Francescani si ricollegavano alla storia medievale del posto. Le testimonianze dei pellegrini descrivono questo luogo ricoperto da mosaici; fra loro, l’igumeno russo Daniel, intorno al 1106, quando la basilica della Resurrezione -successivamente trasformata dai crociati- non era stata ancora terminata. Di queste decorazioni medievali oggi rimangono solo alcuni elementi nella vicina Cappella detta dei Franchi e, qui, in un medaglione del soffitto rappresentante il Cristo. Appartenevano ad un insieme, descritto precisamente dai pellegrini che parlano di un’Ascensione dove il Signore si trovava in mezzo ai suoi discepoli. Questo medaglione era già stato restaurato nel 2001. Ripulito ancora una volta, i suoi colori appaiono più opachi dei mosaici di vetro, perché le tessere sono di pietra.

Il tempo, i saccheggi, il grande incendio del 1808, avevano danneggiato le decorazioni della cappella. Quando la macchina fotografica arrivò in Terra Santa, fu scattata solo una fotografia all’altare della cappella.
Il luogo era molto degradato, ma i Francescani non potevano intervenire come avrebbero desiderato.

Soltanto nel 1930 riuscirono, finalmente, a intraprendere il restauro globale della cappella, concluso nel 1937, che consistette nel consolidare e decorare i muri e le volte, rifare tutto il lastricato e edificare un nuovo altare dello Stabat.

I lavori furono condotti dall’architetto Barluzzi, che aveva già progettato la pianta e scelto le decorazioni della Basilica delle Nazioni al Getsemani, oltre a numerosi altri Santuari Francescani in Terra Santa.

Durante la demolizione dell’altare dello Stabat, ritenuto “insignificante”, i Francescani ebbero la felice sorpresa di scoprire la roccia del Calvario che affiorava dal livello del suolo.

Così, il nuovo altare lo lasciava apparire per presentarlo alla venerazione dei fedeli. Fino ad allora, come attestano le foto antiche, tutta la roccia era coperta di marmo e solo sotto l’altare dei Greci Ortodossi, in una piccola apertura si poteva toccare la roccia, come succede ancora oggi.

Per ridare i mosaici alla cappella della Crocifissione, Barluzzi e i Francescani incaricarono due pittori, invitandoli a ispirarsi alle descrizioni fatte dagli antichi pellegrini.

Il trittico delle finestre fu realizzato da Luigi Trifoglio nel 1933, mentre il soffitto e gli archi sono l’opera di Pietro D’Achiardi nel 1935. La realizzazione fu affidata all’impresa italiana Monticelli.

Facendo appello a Trifoglio e D’Achiardi, Barluzzi non invitava due autori insignificanti. D’Achiardi, critico d’arte, museografo, pittore, professore presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma, lavorò dal Vaticano a Chicago . A lui si devono i mosaici della tomba di Pio XI. In Terra Santa, lavorò in altri Santuari della Custodia: Aïn Karem, Cafarnao e al Monte delle Beatitudini.

Alcune opere di Trifoglio, conosciuto come uno tra i rappresentanti di una corrente pittorica che cercava di fare del quotidiano una pittura classica, sono ancora è esposte al Museo delle Arti Moderne di Roma.

L’architetto Giovanna Franco Repellini, autrice di un libro su Barluzzi (1), nota che quest’ultimo non avrebbe approvato i disegni del Trifoglio.
Ma furono questi ad essere realizzati e che oggi hanno ritrovato la loro freschezza.

La pulizia attuale è stata affidata al Mosaic Center di Gerico.
Fondato dal Francescano Michele Piccirillo, sostenuto dalla Cooperazione italiana, il Mosaic Center forma e crea posti di lavoro per giovani Palestinesi nell’ambito della Preservazione del Patrimonio locale.
Per realizzare questo restauro saranno necessari un mese e mezzo di lavoro.
Al temine dei lavori di ogni giorno, l’impalcatura sarà smontata per rispettare la preghiera nel Luogo Santo.

I sostenitori del progetto di restauro sono: Consolato Italiano, Custodia di Terra Santa, ATS pro Terra Sancta, Mosaic Center di Gerico, Municipalità di Rovereto (Italia) e Fondazione Opera Campana dei Caduti.

Nel luogo in cui Cristo spirò, pellegrini e turisti guarderanno più che mai verso il cielo.

TD e MAB

1. Antonio Barluzzi Architetto in Terra Santa
di Giovanna Franco Repellini
Casa editrice: Edizioni Terra Santa
Collana: Arte-Archeologia
Anno di pubblicazione: 2013
ISBN: 978-88-6240-192-0

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