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2015
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Manifestazione delle Scuole cristiane presso il Ministero israeliano dell’Educazione

È forse la prima volta che le scuole cristiane d’Israele manifestano nel cortile del Ministero di competenza a Gerusalemme. Il bicchiere è colmo! Mercoledì 27 maggio, sotto un cielo plumbeo, le quarantasette delegazioni delle scuole cristiane presenti in Israele, di tutte le confessioni, si sono riunite nel cortile del Ministero dell’Educazione sotto l’egida dell’ “Ufficio delle Scuole Cattoliche e Cristiane d’Israele”.
I Direttori delle Scuole (spesso religiosi e religiose), con i membri delle loro equipe educative e i genitori, erano là, sostenuti dalla presenza di numerosi Vescovi: Mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, Mons. Mousa al-Hajj, Mons. William Schomali, Mons. Joseph Jules Zerey, e Mons. George Wadih Bakouni.
Accanto a loro, tre membri della Knesset, Deputati arabi israeliani, tra cui Ayman Odeh, il leader della Lista Unificata (Al-Qa’ima al-Mush¬tarika, in arabo), accompagnato da Jamal Zahalka e Basel Ghattas.
Tutti presenti per opporsi alla discriminazione che colpisce le Scuole cristiane in Israele. Discriminazione soprattutto finanziaria per queste Scuole il cui Statuto è “riconosciuto, ma non pubblico”. Il timore dei manifestanti è che alcuni cambiamenti dello Statuto potrebbero da far perdere alle scuole la loro specificità cristiana.
Fra Abdel Masih Fahim ofm, Direttore dell’Ufficio delle scuole e direttore del Terra Santa Collegio di Ramleh, conduce la manifestazione: « Al cuore del problema, vi è la mancanza di parità tra le quarantasette Scuole cristiane in Israele e le Scuole ebraiche, che consiste nella riduzione delle sovvenzioni a nostro favore e l’esclusione delle nostre scuole dal progetto “Nuovo Orizzonte” (o Ofek Chadash). Ovvero: la disuguaglianza nel trattamento dei professori delle scuole cristiane e quelli delle scuole ebraiche ».
“Nuovo Orizzonte” è una riforma iniziata nel 2008 con l’obiettivo di rinforzare lo Statuto degli insegnanti e aumentare il loro stipendio; ma anche di offrire pari opportunità a tutti gli allievi, incrementare i loro risultati e migliorare, in genere, le condizioni nelle scuole.

La graduale diminuzione delle sovvenzioni (NDLR: un calo del 45 % in questi ultimi dieci anni) ha danneggiato considerevolmente le scuole cristiane in Israele. Sono numerose le scuole, comprese tutte le Scuole di Terra Sancta della Custodia, fondate prima della creazione dello Stato ebraico, che scolarizzano 30.000 studenti israeliani, cristiani e musulmani.

Secondo Fra Abdel Massih, questa manifestazione sarebbe: « Un primo passo nella contestazione. Il problema del budget dura da tempo. È cresciuto negli ultimi anni – continua il francescano. Le nostre scuole ricevono dal 60% al 70 % delle sovvenzioni, mentre alcune scuole ebraiche ricevono più del 100 % ».
I negoziati con il Ministero dell’Educazione sono in un vicolo cieco. Con l’arrivo del nuovo Governo, l’Ufficio delle Scuole Cristiane desidera che le rivendicazioni chieste durante le manifestazioni trovino un orecchio attento presso il nuovo Ministro, Naftali Bennett e presso il Ministero dell’educazione.
« Queste ulteriori diminuzioni, danneggeranno considerevolmente i nostri figli, esclama Samer, un genitore venuto per manifestare. È un ambiente scolastico cristiano di elevata qualità pedagogica ed è una realtà che il Ministero vuole controllare. Oggi, chiediamo che il Ministero non s’intrometta nella gestione di queste scuole e che sovvenzionino questo sistema come tutti gli altri del Paese ». È ciò che la legge israeliana garantisce normalmente.
Un aspetto identitario di queste scuole è certamente l’insegnamento cristiano proposto ai loro studenti. « Il semplice fatto di vedere un sacerdote o una religiosa è fondamentale – spiega Maha Khouriyeh, insegnante presso la Scuola delle Religiose di Nazareth a Haifa. Nell’edificio scolastico ci sono spesso i conventi, e sempre, una cappella, realtà che scomparirebbero se dovessimo passare sotto lo Statuto di scuole “Ufficiali” (pubbliche) come le altre scuole ebraiche del Paese ». Un progetto che i manifestanti pensano sia nelle intenzioni del Ministero.
« Il funzionamento delle nostre Scuole è valutato dai risultati di fine anno. Le nostre sono le migliori. » Infatti, quattro sulle quindici migliori Scuole del Paese, sono cristiane. E spesso i risultati del diploma ufficiale dello Stato si avvicina al 100 %. In più, queste scuole, che rappresentano il 4 % delle scuole secondarie in Israele, hanno formato il 30 % degli arabi diplomati nelle Università israeliane ».
Tra applausi, striscioni, giornalisti e fotografi, i rappresentanti dei partiti politici e i rappresentanti religiosi hanno preso la parola a turno.
« Queste scuole sono un tesoro per noi e per la Società nel suo insieme – ha dichiarato Ayman Odeh, della Lista Araba Unita. Esse partecipano al bene comune dello Stato offrendo ai nostri figli una buona educazione; assumono gran parte delle spese di funzionamento e usano i propri locali. In cambio, lo Stato, per ragioni politiche e rivendicazioni storiche, le tratta ingiustamente. Noi vogliamo portare il problema alla Knesset a nome della Lista Araba Unita per aprire un dibattuto. Ma è soprattutto insieme che noi lotteremo contro questa discriminazione, impegnandoci per l’uguaglianza tra le Scuole cristiane arabe e le Scuole religiose ebraiche. Staremo insieme finché non otterremo giustizia ! » esclama. « Non vogliamo soltanto un cambiamento della situazione –ha sottolineato– vogliamo soprattutto la parità con le altre Scuole ebraiche del Paese ».
Prendendo la parola, Mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, ha brevemente preso in considerazione le diversità sociali del Paese. Che siano druse, beduine, ebraiche o arabe cristiane –ha spiegato– queste Scuole meritano tutte un’educazione specifica, fedele alla propria tradizione e alla propria eredità culturale, ciò che lo Stato d’Israele ha rispettato dalla sua fondazione fino ad ora.
« Vogliamo cooperare con le Autorità e il Ministero dell’Educazione –ha egli continuato–, siamo i rappresentanti dell’educazione del nostro Paese, del popolo presente in questa terra e della nostra Chiesa. Chiediamo al Ministero di rispettare il nostro sistema e i suoi cittadini. Abbiamo un piano graduale per la nostra rivendicazione, ma speriamo di non essere costretti a metterlo in atto. La cooperazione tra le due parti sarà un risultato positivo per tutti, per il bene delle nostre Scuole e per il progresso scientifico e culturale in Israele ».
Secondo Ayman Odeh e Basel Ghattas, i posti chiave ottenuti dal Partito religioso “Shass”, alla testa del Comitato Pedagogico del Governo, faciliterebbero il dialogo con l’Ufficio delle Scuole Cristiane. « Abbiamo oggi –grazie al potere dei partiti religiosi, un’opportunità maggiore di portare il progetto a termine, non era così qualche anno fa– spiega Basel Ghattas. È altrettanto importante seguire degli esempi, ha sottolineato. La Chiesa ha canonizzato due Sante Palestinesi che hanno avuto un grande ruolo nell’educazione. Noi vogliamo tradurre questa forza per ancorarci, come cristiani, alla nostra identità araba. Le nostre scuole hanno un grande ruolo in questa missione e noi siamo loro debitori ».
Prima della fine della manifestazione, tutti sono stati invitati a informarsi circa la reazione del Ministero, pronti a mobilitarsi. Infatti, è possibile che il prossimo settembre, l’anno scolastico inizi con uno sciopero di 30.000 studenti e di tutto il personale educativo.

Ricordiamo che la Custodia possiede 5 scuole in Israele, tutte rappresentate durante la manifestazione.

Vedi la presentazione generale cliccando qui

Per la Scuola di San Giovanni d’Acri, clicca qui

Per la Scuola di Nazareth, clicca qui

Gli articoli sulle altre scuole della Custodia saranno pubblicati nei prossimi giorni.

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