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2015
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Al suono delle campane della Custodia

È una musica che piace a tutti. Sia che annunci l’ora o chiami alla preghiera, sia che condivida il lutto o le gioie della gente…
La sinfonia delle campane e dei carillon delle chiese costituisce il sottofondo sonoro quotidiano dei quartieri cristiani d’Israele e Palestina.

Oggi, la maggioranza delle campane è munita di un sistema elettronico che permette l’automazione delle suonerie, ma senza l’intervento dell’uomo non suonerebbero a lungo. Circa ogni sei mesi, infatti, hanno bisogno di una regolare manutenzione.

Gianluca Angelici è il titolare della ETI Automazione SsS, Azienda artigiana italiana, incaricata della manutenzione delle campane per il Patriarcato latino in Israele, Palestina e Giordania.
Durante la sua ultima visita in Terra Santa anche la Custodia ha richiesto il suo intervento.
« Il nostro ruolo è verificare la precisione delle melodie delle campane. Nel secolo scorso, quando la maggioranza di delle campane fu fabbricata nelle fonderie, non c’era la preoccupazione di curare la gamma musicale. Oggi, i sacerdoti vogliono poter suonare correttamente le melodie dell’Ave Maria o del Christus Vincit ».

Spiega ancora Gianluca Angelici: « Prima registriamo il suono di ogni campana, poi lo compariamo alle note della gamma e alle frequenze musicali. Tutto ciò con l’aiuto di un software dedicato. Se la tonalità di una campana non corrisponde la sostituiamo ». In maggio, Gianluca Angelici ha lavorato nella chiesa del Convento San Nicodemo a Ramleh.
« Una delle campane non batteva in maniera corretta, ma non si poteva sostituire. Ho quindi installato un simulatore del suono. Adesso, quando il Parroco vorrà suonare una melodia userà il simulatore, quando vorrà suonare le campane a distesa, userà la campana.

Tra Israele e Palestina, la Custodia conta diciotto campanili. Tutte le campane risalgono a un centinaio d’anni.
Non sono rimaste le più antiche perché, nei periodi di guerra, le campane erano spesso rubate per fonderle e costruire cannoni o altre armi.

Testimoni della storia, le campane ne portano i segni, come quella del Patriarcato latino che ha cinque tracce di proiettili, risultato delle guerre intorno a Gerusalemme. « Quando la campana non è troppo incrinata, può ancora essere usata », precisa l’artigiano italiano.

La Custodia di Terra Santa ha deciso di iniziare, prossimamente, un intervento di manutenzione preventiva nei Santuari. Fra Sergey Loktionov, referente dei progetti per la Custodia, precisa: « Col passar del tempo, tutti gli elementi di una chiesa situati all’esterno, si rovinano a causa della sabbia, ma anche per la polvere, l’aria marina, l’acqua, ecc. Prima, nessuno controllava sistematicamente l’esterno di questi edifici, né si saliva regolarmente sui campanili per assicurarsi della loro solidità. Per questo c’era bisogno di molti invertenti urgenti. Nei prossimi mesi raccoglieremo diverse proposte al fine di scegliere una Ditta europea cui affidare l’incarico di svolgere verifiche periodiche di manutenzione preventiva ».

Questi controlli sistematici permetteranno di verificare non solo lo stato delle campane, ma anche delle vetrate, degli affreschi o mosaici installati nei diversi Santuari. In Israele e Palestina, non esistono artigiani specializzati in questo campo, mentre in Europa la presenza secolare di numerose chiese garantisce questa competenza.

Speriamo che campane e campanili, simboli sonori e visivi della presenza cristiana in Terra Santa, continuino a suonare ancora a lungo.

Hélène Morlet

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