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2015
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Terra Sancta Museum, il progetto prende forma

Nella primavera 2013, la Custodia di Terra Santa comunicava un suo progetto: aprire a Gerusalemme il Terra Sancta Museum. “L’unico Museo al mondo dedicato alle radici del Cristianesimo e alla conservazione dei Luoghi Santi” (Vedi articolo Terra Sancta Museum*). In attesa della posa della prima pietra, prevista il 25 Giugno 2015, come sarà annunciato nel sito dedicato al progetto – www.terrasanctamuseum.org – fervono i preparativi.
Nei Conventi che accoglieranno le due sezioni del Museo, la Flagellazione (seconda stazione della Via Crucis) e il Convento di San Salvatore a Porta Nuova, i lavori sono già iniziati.
Il progetto, che non prevede la costruzione di nuove strutture, richiede un intervento minuzioso, frutto di un attento studio architettonico/museale, per poter liberare i 2.573 metri quadri destinati alla superficie dell’esposizione.
Nel Convento di San Salvatore, si dovranno ripulire i locali della vecchia biblioteca, per lasciar posto a una sezione del Museo, che sarà allestita in spazi idonei appositamente ricavati e comprenderanno anche i locali ora adibiti agli uffici della tipografia.
Nel frattempo, si sgombreranno gli innumerevoli deposti e magazzini. Alcuni hanno già rivelato interessanti sorprese. Per esempio, sotto un intonaco umido, si è scoperto un magnifico muro di pietra che potrebbe risalire al XV secolo o a tempi ancora più antichi.
Ciò che richiede maggiore tempo per l’esecuzione dei lavori è contrastare le infiltrazioni d’acqua. « Non si possono esporre i pezzi più belli del tesoro in un posto umido, dove le perdite d’acqua rischierebbero di rovinarli », spiega Padre Stéphane, incaricato dei Beni Culturali della Custodia.
Bisogna quindi individuare, nei muri e sotto i pavimenti, tutte le vecchie canalizzazioni che, se pur inutilizzate, a volte contengono acqua. Il più piccolo colpo di piccone può riservare sorprese che rallentano i lavori.
Al Convento della Flagellazione, Padre Eugenio Alliata è realistico: « Nel sottosuolo c’è una sorgente che non si prosciuga e l’umidità rimarrà sempre ». È una realtà con cui convivere. Questa naturale umidità manterrà, nei locali dov’è previsto l’allestimento della sezione multimediale, una temperatura più fresca di quella esterna.
Anche in questo caso, è stato necessario svuotare il “Lapidarium”, luogo dove deporre ogni sorta di pietre: dall’iscrizione ebraica, greca, latina o siriaca tracciata su una colonna, alle urne funerarie dell’epoca di Cristo, alle palle delle catapulte dell’imperatore Adriano…
Venerdì 15 maggio, il “Lapidarium” e futuro spazio museale, ha ospitato la Commissione del Museo al gran completo.
La Commissione si era riunita per affrontare un unico argomento: valutare le due differenti proposte della sezione multimediale della Via Crucis. Il progetto prevede la messa a disposizione di uno strumento utile che consenta di vivere più coscientemente la Via Crucis, introducendo ai vari luoghi che la compongono.
Da un’indagine di mercato nel settore multimediale è stata elaborata una prima proposta, realizzata da due aziende specializzate nella narrazione multimediale, che ha permesso di visionare i due studi progettati nei dettagli.
Bisogna preferire la tecnologia grafica di una delle aziende o il messaggio didattico dell’altra? Il modo in cui è stata prevista l’installazione nello spazio dedicato? La fluidità che consente il passaggio di gruppi o di visitatori individuali? Quale delle due soluzioni permetterà di presentare il Museo nel maggior numero di lingue possibile, senza appesantirne la gestione? Dove si compreranno i biglietti? I gruppi potranno prenotare la visita nella loro lingua e con quale flessibilità d’orario? Un gruppo potrà sedersi per guardare un video di cinque minuti? Ogni punto, ogni dettaglio, è discusso. Padre Dobromir Jasztal, Vicario della Custodia, sottolinea che già in altri luoghi si presenta la storia di Gerusalemme, mentre un sito francescano deve distinguersi, considerando che il Museo riceverà pellegrini che arrivano con devozione e pratica di fede.
Il dibattito fa progredire le idee e arricchisce il processo decisionale. Gli archeologi supportano un punto di vista, gli storici dell’arte un altro. I Francescani abituati a guidare i pellegrini conoscono le difficoltà legate al servizio e danno alcuni consigli, il museologo reagisce, l’architetto calcola. Bisogna iscrivere la realizzazione nel tempo. Con lo sviluppo delle tecnologie mediatiche, quale tra le soluzioni proposte avrà la maggior durata? E si sogna – ma è veramente un sogno? – che muniti di una cuffia, si potrà passeggiare nel Santo Sepolcro Costantiniano in 3D… Poi, si torna alla realtà. Bisogna chiedere alle due Aziende alcuni chiarimenti e sviluppare ulteriori modifiche.
Entrambe le Aziende assicurano di realizzare le loro proposte nell’arco di sei mesi. I lavori per ripristinare il “Lapidarium” saranno più brevi. Uno dei partecipanti s’interroga: « Chissà se si non inaugurerà questa parte del progetto già nel 2015? » In questo Paese conviene concludere con un “Inshallah” se Dio vuole!

Mab

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