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2014
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Le Palme a Gerusalemme, un’esperienza da vivere.

Sono le sette del mattino quando il Patriarca di Gerusalemme, Sua Beatitudine Fouad Twal, fa il suo ingresso nella Basilica del Santo Sepolcro. Nonostante la presenza di molte persone, la Basilica è ancora silenziosa, paragonata alle ore che seguiranno.
Quest’anno, infatti, la Pasqua coincide per tutte le cinque Chiese che convivono al Santo Sepolcro che, una dopo l’altra, celebreranno la commemorazione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme. Ciascuna nello spazio che le appartiene, secondo la propria tradizione liturgica e nella propria lingua.
L’esigua presenza dei Copti e dei Siriaci, ha consentito ai Latini di benedire e distribuire con tranquillità le palme davanti alla Tomba vuota. Subito dopo si è svolta la processione con tre giri attorno alla Tomba, guidata dai sacerdoti, dai seminaristi e dai francescani e seguita dai fedeli presenti. «È il momento più emozionante e più bello», afferma Pierre Lou che vi ha partecipato per la prima volta. La processione è suggestiva. Ai ritornelli, accompagnati dal grande organo, fa eco il fruscio delle palme sventolate in alto dalla festosa assemblea. A ogni giro, quando la processione passa davanti alla cappella dei copti, le donne egiziane si uniscono alla festa, facendo risuonare il loro «youyou », come un Alleluia.
La cerimonia dei latini prosegue con la celebrazione eucaristica all’altare dell’apparizione a Maria Maddalena, accompagnata dal canto della Passione. I tre frati francescani che cantano cercano di farsi sentire alzando il volume per sovrastare il rumore aumentato considerevolmente nell’edificio. All’unisono si possono ascoltare i Greci ortodossi dal catholicon, i Copti dalla rotonda e gli Armeni che celebrano nella loro cappella della Croce: il carillon che suona nella loro galleria li rende ben presenti.
«È una cacofonia incredibile – dichiara Silvio, un italiano di passaggio – nello stesso tempo, mi sembra magnifico. In questo caos apparente, c’è l’essenza della nostra unità nella fede». «Tutto sommato, siamo tutti qui per la stessa cosa» dichiara Javier, arrivato dalla Spagna.
Ed è solo l’inizio: tutta la Settimana Santa sarà così. La maggior parte dei fedeli presenti questa mattina si ritroverà, nel pomeriggio, per la processione. E che processione!

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Sono le 14,30 e un’immensa folla si è radunata intorno alla piccola chiesa di Betfage, il villaggio da cui Gesù è disceso dal monte degli Ulivi per fare il suo ingresso a Gerusalemme.
Dal IV secolo, ogni anno, i cristiani di Terra Santa si ritrovano per percorrere la lunga marcia sui passi del Messia, agitando palme e ramoscelli di olivo. Tra gli “Osanna” intonati dai vari gruppi che partecipano, ritroviamo Vijay, giovane indiano di venticinque anni. Dice di essere venuto a «Acclamare Gesù, suo modello di vita e di speranza». Anche i francescani di Terra Santa partecipano alla festa; davanti a tutti i seminaristi che, con la chitarra in mano, camminano danzando.
Marie-Paule, pellegrina di Avignone, esprime la sua sorpresa: «Se avessi solo immaginato che le Palme a Gerusalemme sono festeggiate così, non avrei certo atteso quarant’anni per venire! ».
Più lontano, sotto lo stendardo della parrocchia di Nablus, incrociamo lo sguardo estasiato di Mariam. È la prima volta che questa palestinese partecipa alla processione delle Palme, pur avendone tanto sentito parlare. «È necessario un permesso speciale per venire a Gerusalemme e quest’anno faccio parte di quelli che hanno avuto la fortuna di ottenerlo. La festa sarebbe molto più bella se fossimo tutti presenti». Quando la giovane cristiana dice «Noi », intende parlare dei suoi fratelli di Gaza e Cisgiordania cui è stato negato l’ingresso a Gerusalemme. In segno di sostegno altri credenti portano i loro stendardi su cui si può leggere: la Palestina reclama giustizia e vuole la pace. Un messaggio forte che sarà ripreso da Sua Beatitudine, il Patriarca Fouad Twal, che insieme al Custode di Terra Santa e Mons. Joseph-Jules Zerey, chiude la sfilata.
Attraversata la Porta dei Leoni, il corteo arriva nel cortile della Chiesa di Sant’Anna. La folla si accalca e i canti di lode risuonano ancora più festosi. Sua Beatitudine si rivolge ai ventimila cristiani presenti (secondo Louba Samri, porta voce della polizia): «Non è perché non ci sono carri e soldati per le strade di Gerusalemme che possiamo rallegrarci della pace. I cristiani di Gerusalemme e di altri luoghi non sono mai stati in pace. Abbiamo camminato tutto il pomeriggio a fianco di Gesù e la nostra marcia è un appello. Noi proclamiamo il nostro rifiuto di fronte a questa situazione di ansietà permanente e d’instabilità. All’inizio della Settimana Santa, preghiamo affinché possiamo essere fedeli a Cristo e non cedere alla disperazione».
Dopo la benedizione finale, i tamburi e le cornamuse degli scout di Gerusalemme riprendono a suonare, in segno della vitalità e delle convinzioni per i cristiani di Terra Santa.

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