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2014
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Bosnia-Erzegovina e Croazia onorate al Getsemani

Si chiamavano Pavao, Anton e Jakov. Erano fratelli, cristiani e cavalieri, nati nei pressi di Sarajevo da ricca famiglia.

Nel 1681, sudditi dell’Impero Ottomano, acquistarono alcuni lotti di terreno gestiti, fino allora, dalle autorità religiose musulmane del Waqfm, per farne dono ai francescani.
Fu così che la Custodia divenne proprietaria del luogo, costituito dal Giardino del Getsemani e dalle rovine di una chiesa bizantina, sulla quale fu costruita la Basilica dell’Agonia.

Sabato 29 marzo, 333 anni più tardi, un gruppo di pellegrini della Bosnia-Erzegovina è venuto a commemorare la donazione durante una Messa solenne con la benedizione di una targa commemorativa.
Il gruppo era accompagnato da Sua Eminenza Vinko Puljić, Cardinale croato di Bosnia-Erzegovina e Arcivescovo di Sarajevo, Mons. Tomo Vukšić, Vescovo militare e fra Lovro Gavran, Provinciale della Bosnia. Al pellegrinaggio hanno partecipato il Presidente della Federazione di Bosnia-Erzegovina, Zivko Budimir e il Sindaco di Sarajevo, Ivo Komsic.

Mons. Giuseppe Lazzarotto, Delegato apostolico e fra Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa hanno concelebrato l’Eucaristia, partecipando in seguito alla cerimonia ufficiale successiva.
Il Custode ha pronunciato un breve discorso per rilevare il comune destino di Gerusalemme e Sarajevo, due Città che hanno subito molteplici dominazioni, che hanno portato con loro diverse confessioni religiose destinate a vivere insieme.
Qui, come laggiù, la Chiesa ha lavorato per mantenere il carattere cristiano sia dei cristiani locali, sia di quelli stranieri. In passato, tra le due Città sono stati allacciati molti legami, oggi ancor più rinsaldati e vivificati; la celebrazione odierna lo testimonia. «Gerusalemme, ha proseguito il Custode, ha potuto mantenere il suo carattere cristiano grazie alla generosità dei cristiani del mondo e in questo luogo particolare del Getsemani, grazie a questi fratelli Bosniaci. Il nostro futuro affonda le sue radici nel passato. Questa targa commemorativa testimonierà alla moltitudine dei pellegrini Bosniaci e Croati la fede che ci unisce».

Molti frati francescani croati, al servizio alla Custodia (sei cui si aggiungono tre seminaristi in formazione) hanno partecipato alla celebrazione, condividendo un passato comune con la Bosnia-Erzegovina. Fra Bernard, ora in servizio al Tabor, ha affermato: «La prima volta che sono venuto, la guida aveva menzionato questo legame tra il nostro Paese e la Terra Santa. Da oggi, leggendo la targa, altri ne verranno a conoscenza».
Secondo Fra Jago, di Betlemme, l’iscrizione nella pietra di questo ricordo storico è importante sia per ricordare il passato, sia per mostrare ai pellegrini di questa Regione il legame che li unisce a Gerusalemme.
Fra Bozo, seminarista francescano a Gerusalemme, ha provato gioia e fierezza: «Molti Paesi hanno aiutato la Custodia. Oggi, noi appartenenti alla piccola Nazione che ha donato il Getsemani, continuiamo a servire la Terra Santa».

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