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2013
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Festa dell’Ascensione : « Anch’io vedrò il Cielo »

È nell’intimità, che i francescani di Gerusalemme, hanno iniziato le celebrazioni per l’Ascensione del Signore sul Monte degli Olivi, alla presenza di un piccolo gruppo di religiose della Città Santa.
Bisogna dire che alla vigilia della festa, le manifestazioni organizzate in occasione del Yom HaYerushalaïm, il Giorno di Gerusalemme, con molte strade chiuse e i conseguenti ingorghi in quelle ancora aperte al traffico, potevano dissuadere tanti che a piedi non sarebbero saliti in cima del Monte.
I Frati, prima chiudessero l’accesso alla Città Vecchia, sono riusciti ad arrivare fin qui, in autobus, per accogliere il Vicario custodiale Artemio Vìtores, al momento della sua entrata solenne nel luogo dell’Ascensione che, dal tempo delle crociate a oggi, è proprietà del Waqf (autorità religiosa musulmana).
Dopo i vespri, seguiti più tardi dalla compieta, la maggioranza dei frati è rientrata al Convento di San Salvatore, a Porta Nuova; ma, uno strascico di manifestanti di Yom HaYerushalaïm aveva causato disordini presso la Porta di Damasco, non lontano dalla stazione degli autobus, costringendo i frati a scendere giusto in quella zona, per poi trovare chiuso l’accesso alla Città Vecchia .
Rispettosa degli ordini ricevuti e, certamente, non riconoscendo gli abiti religiosi, la polizia non si è lasciata piegare tanto facilmente, finché ha permesso ai frati di entrare in città.
L’episodio era già dimenticato, quando gli stessi frati si sono nuovamente recati, questa volta di notte, alle 23:00, al luogo dell’Ascensione per l’ufficio delle letture. Terminato l’ufficio, cui si erano uniti alcuni pellegrini e religiosi residenti a Gerusalemme, sono iniziate le celebrazioni delle sante messe. Infatti, secondo la tradizione, la notte tra il mercoledì e il giovedì dell’Ascensione, i cattolici possono celebrare l’Eucaristia nella cappella, in cui durante tutto il resto dell’anno è vietato il culto. È un diritto che i Francescani hanno ottenuto presso le autorità ottomane, come ha ricordato Fra Artemio nella sua omelia (leggi il testo in formato PDF).
Da mezzanotte alle 7:30 del mattino, ogni mezz’ora è stata celebrata una messa, i gruppi si sono succeduti sia nella cappella, sia sui due altari portatili installati attorno all’edicola. Tedeschi, indiani, italiani hanno iniziato la preghiera, come sentinelle sulla città. Al primo gruppo si sono poi uniti i cristiani di Nazareth, sempre fedeli a questa celebrazione, accompagnati dal loro pastore, fra Jack Karam, ofm.
L’ultima di queste brevi messe, celebrate nella cappella, è stata quella del Nunzio apostolico. Al termine i fedeli presenti hanno potuto pregare intorno alla roccia che segna, secondo la tradizione, l’ascesa di Gesù verso il Cielo.
All’esterno invece, prima della messa solenne del giorno, il parroco di Gerusalemme, Feras Hejazin, ha celebrato per i fedeli della Parrocchia.
Il Vicario custodiale, alla presenza di un centinaio di persone, oltre i frati, ha presieduto la Messa solenne delle 9:30. Nella sua omelia, Fra Artemio ha insistito sulla promessa di vita eterna, professata nel Credo, che la festa dell’Ascensione apre a tutti noi. Poiché il Cristo è salito in Cielo, « anche noi vedremo il Cielo se mettiamo i nostri passi in quelli di Gesù, Lui che è la via, la verità e la vita». Egli ha promesso ai suoi discepoli: «ritornerò e vi prenderò con me affinché dove sono io siate anche voi» (Gv 14,3). Fra Artemio ha incoraggiato l’assemblea a ritornare a Gerusalemme come testimoni di Cristo.
All’uscita della Messa, i fedeli hanno potuto venerare, per un’ultima volta, il luogo dell’Ascensione. Poi, senza più rivolgere lo sguardo al Cielo, ciascuno è ritornato verso Gerusalemme, in attesa della prossima festa, la Pentecoste, che concluderà il Tempo pasquale.

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