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2013
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A Cana di Galilea la festa delle nozze

Il villaggio arabo di Kafr Kana, situato a dieci chilometri a nord-est di Nazareth, secondo la tradizione cristiana è identificato con Cana di Galilea, luogo del primo miracolo di Gesù.
Durante la festa di nozze, gli sposi terminarono il vino per gli invitati e Gesù trasformò miracolosamente l’acqua in vino. (Gv 2, 1-12)

La domenica dopo il Battesimo di Gesù, tanti fedeli, provenienti da diverse Parrocchie della Galilea, arrivano ogni anno per partecipare con la comunità francescana, la festa del nozze di Cana.
La Messa solenne presieduta dal Custode di Terra Santa, fra Pierbattista Pizzaballa, è stata concelebrata dal Parroco, fra François Marie Shamieh, dal Guardiano della Basilica dell’Annunciazione di Nazareth, fra. Riccardo Bustos emolti altri sacerdoti.

Durante la Messa, tutte le coppie di sposi, giovani e adulte, hanno rinnovato le promesse del loro matrimonio, secondo l’attuale rito liturgico, promettendo fedeltà e amore reciproco.

Alla conclusione della messa, fra Pizzaballa rivolge agli sposi l’augurio di mantenere per tutta la vita, queste promesse.

Nel XVII secolo il Vaticano riconobbe ufficialmente Kafr Kana come l’antica Cana di Galilea.

L’attuale Santuario, edificato dai francescani nel 1881, fu ingrandito negli anni 1897-190.

“Qualiasi cosa vi dica fatela!”

Sembra una frase come la altre… poi detta a dei ‘servitori’. Eppure queste parole della Madre del Signore dette a noi, comunità dei credenti in Cristo, acquistano uno spessore tutto da scoprire in ogni tempo, nel nostro tempo, nel tempo della nostra vita.
Siamo in tempo di crisi, di guerra, di ‘rivoluzione’, l’uomo si ritrova sempre in tempi bisognosi di luce. Il tramite di questa luce, nella più squisita tradizione cristiana, è Maria che incessantemente prega il Figlio per noi suoi figli.
Ciò deve divenire, per noi, obbedienza, come frutto maturo di un ascoltare/obbedire che trasudi la sofferenza dell’attesa.
Attendiamo la novità di Dio; attendiamo sempre e comunque la manifestazione della sua gloria che da Cana si diffonda in ogni parte del mondo; attendiamo qualche cosa di straordinariamente inatteso, come il vino buono in un banchetto che finisce.
L’attesa è fiduciosa. L’attesa diviene speranza, una speranza che si alimenta nella fede e nella preghiera, una fede ed una preghiera che è sempre riprova infinità di amore.

Fra Marcello Badalamenti, OFM

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