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2012
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Gaza – riflessione

Da più parti siamo stati sollecitati a esprimerci su quanto sta accadendo a Gaza.
Non ci siamo espressi fino ad ora perché, onestamente, non si sa più cosa dire.
Già Istituzioni ecclesiali lodevolmente aggiornano e si esprimono al riguardo e non sembra dunque necessario ripetere quanto altri pubblicano, nell’ormai abituale rito delle dichiarazioni bilanciate e corrette.
In certe occasioni, poi, le solite esortazioni d’invito alla cessazione delle ostilità, di richiamo al dialogo, anche se verissime e necessarie, sembrano così avulse dalla realtà, da sembrare messaggi ipocriti.
Su questo ennesimo, inutile bagno di sangue, dobbiamo però fare alcune considerazioni.
1. Ancora una volta violenza, morte e distruzione sono state il linguaggio comune nel quale ci si è ritrovati. E non ha senso cominciare a discutere su chi ha iniziato, fare la conta dei morti e attribuire le responsabilità. Sappiamo solo che non si è arrivati ad alcuna soluzione e sarà solo questione di tempo, prima che tutto questo ricominci, in una sorta d’inutile circolo vizioso. Purtroppo, una soluzione complessiva ci appare ancora molto lontana.
2. Ci auguriamo che tale violenza non degeneri in nuovi attentati e altre forme di ritorsione, che ci riportano indietro nel tempo. Bisogna che tutti i responsabili si adoperino per ritornare alla moderazione e frenino ogni forma di pericoloso deterioramento.
3. Di fronte a tanta violenza e all’impotenza di tutti, per noi credenti la preghiera resta l’unica risorsa. Essa ci è necessaria come l’aria che respiriamo, perché ci consente di guardare a quanto sta accadendo con uno sguardo di fede. Il credente dovrebbe guardare al mondo con gli occhi di Dio che è Padre, giusto e misericordioso. È l’unico modo per non cadere nella logica della violenza e del rifiuto dell’altro, di cui questo ennesimo conflitto è testimone. Abbiamo bisogno, nonostante tutto ciò che sta accadendo, di credere ancora nell’Altro. Senza Dio, è impossibile.
4. Le nostre Comunità religiose dovranno impegnarsi, ancora di più, nelle tante piccole iniziative di dialogo e di pace. Non cambieranno il mondo in Terra Santa, ma saranno quella boccata di ossigeno che ci farà constatare che, nonostante tutto, ci sono ancora tante persone che rifiutano questa logica e sono disposte a impegnarsi seriamente e concretamente.
Spetterà soprattutto alle Istituzioni che lavorano con i giovani, cui è affidato il nostro futuro,prendere iniziative di dialogo.
5. Mentre in Medio Oriente sono in atto epocali trasformazioni, sembra che in Terra Santa, invece, tutto resti immutato. Sia in Terra Santa, sia nel resto del Medio Oriente, comunque, le Comunità cristiane sono chiamate a rendere testimonianza, a trasmettere fiducia, e non lasciare spazio al disfattismo.
Ebrei, musulmani e cristiani, sono stati chiamati qui, in questa Terra, dalla Provvidenza a vivere insieme. Vogliamo dimostrare con la vita, che questa vocazione è possibile e realizzabile. E con questa certezza ricominceremo.
pbp

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