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2012
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L’ANNO DELLA FEDE CON FRANCESCO

Anche quest’anno il Signore ci ha concesso la grazia di pellegrinare ad Assisi, patria del serafico padre san Francesco e di vivere questo momento d’incontro con il Signore nella celebrazione eucaristica accanto alla Porziuncula. Lo facciamo con la speranza del pellegrino, con l’amore dell’innamorato e con la fede del vero credente, sull’esempio di questo martire del desiderio, Francesco, «vero innamorato e imitatore di Cristo», come lo chiama la Pianticella Chiara; uomo dalla fede diritta, speranza certa, e carità perfetta.

Il pellegrinaggio di quest’anno ad Assisi si svolge a pochi giorni dalla solenne inaugurazione dell’anno della fede, indetto da Papa Benedetto XVI con la lettera apostolica Porta fidei, con la quale il Santo Padre ci invita ad avere una maggiore coscienza della nostra condizione di credenti, in modo tale che, conoscendo e assimilando i contenuti della fede, possiamo celebrarla e confessarla con la nostra vita.

In questo cammino ci domandiamo, che cosa possiamo imparare dallo Stigmatizato della Verna? Dalla cattedra della sua vita Francesco ci insegna che «la fede è anzitutto incontro personale, intimo con Gesù»; «è fare esperienza della sua vicinanza, della sua amicizia, del suo amore» (cf. Benedetto XVI, Catechesi, 21.X.09). Dall’esperienza del Poverello possiamo capire che la fede è un cammino che ci porta a conoscere Gesù sempre più profondamente, ad amarlo sempre più intensamente e a seguirlo in ogni momento. Il Poverello ci insegna che non possiamo parlare di fede senza questo incontro con il Signore, senza una conoscenza sempre più approfondita del Signore e senza un amore tale che ci porti ad identificarci con l’Amato e a seguirlo, facendo nostre le sue scelte e i suoi stessi sentimenti.

D’altra parte, con la sua esistenza centrata in Cristo e rapito dall’ardente e dolce forza del suo amore, Francesco ci indica che la fede deve accompagnarci per tutta la vita. La fede non è soltanto un fatto puntuale, ma è un’esperienza esistenziale, un cammino: pertanto per tutta la vita, coinvolge tutta la persona. Solo così la fede sarà per noi, come lo fu per Francesco, sorgente di profonda gioia e di speranza certa; sorgente della nostra sequela di Gesù e della nostra testimonianza nel mondo, come portatori del Vangelo ai vicini e ai lontani. Come spiegare le grandi scelte di Francesco se non partendo da una fede profonda che lo guida dalla contemplazione del Crocifisso a San Damiano alla profonda esperienza mistica della Verna, anzi fino al suo beato transito presso la Porziuncola? Il cammino di Francesco, come il cammino di ogni credente, è segnato dalla fede, in quanto abbandono a Dio, affidamento a Lui della propria sorte, legame personalissimo e strettissimo con Lui. In questo modo, anche per noi, come lo è stato per Francesco, la fede sarà fondamento di tutta la nostra vita, di tutta la nostra esistenza.

Le Lodi al Dio altissimo, scritte dopo l’esperienza delle Stigmate, sono espressione altissima della fede di Francesco; espressione del cuore di quest’uomo veramente cristiano che seppe mantenere durante tutta la sua vita, anche in mezzo a grandi prove, il suo cuore assorto nell’amore di Cristo. Le Lodi al Dio altissimo sono espressione di un cuore innamorato che fece della preghiera costante, fino a diventare lui stesso tutto preghiera, la manifestazione per eccellenza della sua fede,

S. Maria degli Angeli, 4 ottobre 2012in modo da poter percepire, con uno sguardo sempre nuovo, le meraviglie che Dio realizzava in lui e negli altri, così come anche nella creazione.

Francesco, l’alter Christus, ci insegna ancora che credere significa, come afferma Paolo, immedesimarsi con Cristo, fino a poter dire «non vivo più io, ma è Cristo che vive in me»; lasciarsi conquistare da Gesù Cristo, fino ad essere con-crocifisso con Lui e, in questo modo, partecipare alla sua morte e alla sua risurrezione. Da Francesco così possiamo imparare che la fede, cammino condotto dallo Spirito Santo in noi, si compendia in dure parole: conversione e sequela. Ecco perché Francesco è un vero maestro di fede: cambia di vita, ascolta e segue Gesù.

Una fede, quella di Francesco, che non gli risparmiò momenti oscuri, duri e difficili, come quelli attraversati negli ultimi anni e che, almeno nel corpo, lo accompagnarono fino alla morte. Da Francesco, allora, possiamo apprendere: anche nella notte più buia, anche nella prova più dura non possiamo dimenticare che la luce esiste, che Dio cammina con noi, che Lui, come canta Francesco, è il nostro custode e difensore, la nostra sicurezza,il nostro TUTTO, il bene, tutto il bene, il sommo bene. È proprio questa la fede, il credere: abbandonarsi a Lui, fidarsi di Lui, riconoscerlo come il TUTTO.

Per arrivare a questo, è importante, cari fratelli e sorelle, di non perdere mai la memoria della presenza di Dio nella nostra vita. È la memoria di questa presenza che farà fiorire la speranza e la fiducia nel deserto della propria esistenza.

Condotti da Francesco, l’Anno della fede, che inizierà il prossimo 11 ottobre, deve aiutarci a ricuperare la dimensione soprannaturale della vita; a sollevare gli occhi da ciò che è contingente, per tornare ad affidarci completamente al Signore, come fece Francesco, servo fedele e ministro di Cristo, come dice Bonaventura. L’Anno della fede deve aiutarci a porre Cristo al centro della nostra vita, fino a morire per amore dell’amor suo, come lui si è degnato morire per amore dell’amor mio (Absorveat, 1).

Oggi la crisi della fede ha raggiunto tante persone, particolarmente tanti giovani. Come afferma Benedetto XVI, «in molte regioni della terra la fede corre pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova alimento» (Discorso 27.I.12). Anche tra coloro che si dicono cristiani, anche tra coloro che sono praticanti tante volte la fiamma della fede corre il rischio di spegnersi. In questo contesto è veramente urgente mettere Dio al centro della propria vita; fare del Dio rivelato nella persona di Gesù, l’unico Signore, fino a dire con il Poverello: Deus meus et omnia, mio Dio e mio tutto. E, facendo questa esperienza, poter annunciare che «l’amore non è amato», offrendo sempre ragione della speranza che sostiene la nostra vita (cf. 1Pt 3,15). Soltanto così, cari fratelli e sorelle, potremo riparare il tempio di Dio e fortificare il santuario, come fece Francesco e come dobbiamo fare anche noi, tenendo conto della prima lettura (cf. Sir 50,1.3-7).

La nostra celebrazione vuole essere un incontro con Cristo in modo tale che ci sia nella nostra vita un prima e un dopo, così da non riconoscerci più in quello che eravamo prima, come avvenne in Francesco. Anche noi, quindi, tornando alle nostre occupazioni quotidiane, saremo suoi testimoni in famiglia, nel lavoro … sempre e ovunque. È questo il mio augurio per tutti coloro che celebrano la festa del padre e fratello Francesco. È questa la mia preghiera: «Credo signore, ma fa crescere la mia povera fede». Fiat, fiat. Amen, amen.

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Ministro generale, OFM

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