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2012
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“I cristiani nel mondo arabo, un anno dopo la primavera araba”: l’intervista a P. Pizzaballa di Radio Vaticana

Cristiani in Africa e Medio Oriente a un anno dalla “primavera araba”. Intervista con padre Pizzaballa

I cristiani nel mondo arabo, un anno dopo la primavera araba”, questo il titolo del Seminario di Studio svoltosi ieri a Bruxelles e promosso, tra gli altri, dalla Comece. Un importante momento di confronto, focalizzato sui riflessi che i sommovimenti politici in atto in alcuni Paesi arabi stanno avendo sulle comunità cristiane locali. Durante l’incontro, è intervenuto anche padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa, il quale ha sottolineato che “non bisogna generalizzare, mostrando paura o gioia, né tantomeno attendersi un cambiamento istantaneo”. Salvatore Sabatino lo ha intervistato:

R. – Il mondo arabo per 40 anni ha vissuto in una sorta di “status quo” che è finito e adesso non si può pretendere, dopo 40 anni di immobilismo, che ci siano passaggi veloci, rapidi, a una nuova situazione. Richiederà molto tempo e anche situazioni difficili di incomprensione e di tensione, questo è inevitabile. Detto questo, ci sono problemi, ci sono anche molte possibilità di cooperazione e bisogna semplicemente, con molto realismo, guardare alla realtà senza panico e rimboccarsi le maniche.

D. – La chiave di volta di tutto questo è ovviamente il dialogo che, lei dice, non è solo sui temi di fede ma anche sui temi di vita, che riguardano la quotidianità…

R. – Il dialogo va impiantato soprattutto sui problemi di vita, perché sulla questione di fede, tra noi e l’islam, ad esempio, non credo che ci sia molto da dire. Forse, tra qualche tempo si potrà fare ma adesso no. Adesso bisogna puntare sul dialogo, soprattutto tra le comunità religiose, che deve poi influire sull’aspetto civile, sugli aspetti comuni, non solo per quanto riguarda la pace in maniera generica, ma anche sulla questione diritto e lavoro, uguaglianza uomo-donna, la piena cittadinanza, la questione della giustizia… Sono tutti temi che coinvolgono oggi la vita delle comunità che stavano riscrivendo le costituzioni, è bene che il dialogo sia su queste cose concrete e non su principi teorici che non toccano la vita di nessuno.

D. – Padre Pizzaballa, lei ha anche sottolineato che non ci sono ovviamente solo persecuzioni, ma esempi virtuosi di dialogo con i religiosi musulmani…

R. – E questo è il nostro punto di partenza, non abbiamo alternative, dobbiamo essere in dialogo e costruire un dialogo, soprattutto con i leader, in modo da influire sulla formazione anche del pensiero, un poco alla volta.

D. – Rispetto a questa situazione estremamente fluida che sta vivendo il Medio Oriente dopo la “primavera araba”, qual è il rischio concreto per i cristiani che vivono in quelle realtà?

R. – Il rischio è anche qui di polarizzarsi, di rinchiudersi a riccio, dicendo: prima stavamo peggio, prima eravamo più protetti, e quindi condannando tutti cambiamenti. Oppure, dire che va tutto bene e che non ci sono problemi. E’ importante che la comunità cristiana partecipi alla vita pubblica con un sereno spirito critico. Sereno ma anche critico: non fingere cioè che non ci siano problemi, ma nemmeno lasciarsi spaventare dai problemi ed anzi entrarci dentro.

D. – La terribile situazione che sta vivendo la Siria in questo periodo, così come i sommovimenti che stanno avvenendo in Egitto, la situazione in Libia che abbiamo visto negli scorsi mesi, hanno di fatto oscurato mediaticamente la difficile situazione che si vive anche sul fronte israelo-palestinese, che poi è la realtà che lei vive da oltre 20 anni. Qui qual è la situazione dei cristiani?

R. – Paradossalmente, la Terra Santa, che è considerata il cuore del conflitto del Medio Oriente, oggi è più calma. Non serena ma calma, perché il mondo attorno a noi sta prendendo fuoco e invece in Terra Santa – Israele e Palestina – la situazione è ferma e quindi si sta un po’ “incancrenendo”. I cristiani vivono inseriti in un’attesa perenne di un accordo che onestamente non si vede molto all’orizzonte.

D. – Il nuovo governo israeliano potrà di fatto aiutare a sbloccare questa situazione?

R. – Dubito. Credo che il nuovo governo abbia altre priorità, non questa. Abbiamo visto che in questi anni questo governo è stato molto tiepido nel rapporto con i palestinesi e non credo che sia nella loro agenda – spero di sbagliare! – un accordo con i palestinesi. Credo che si dovrà attendere ancora un tempo molto lungo prima che la situazione si sblocchi veramente.

D. – Vuole lanciare un appello, padre Pizzaballa?

R. – Innanzitutto di non spaventarsi, di venire in Terra Santa, perché è importante venire e vedere che tutto sommato la situazione non è così drammatica, soprattutto per la sicurezza dei pellegrini. Poi, guardare sempre con attenzione a quello che avviene nel Medio Oriente perché ci riguarda: l’Europa e il Medio Oriente sono sempre stati storicamente, oltre che economicamente, anche culturalmente legati. Quindi, il mio appello che è che l’attenzione verso il Medio Oriente non segua gli interessi mediatici, ma sia continua nel tempo.

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