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2012
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Betlemme, ricordando la Nativita’ assediata…

P. AMJAD SABBARA, ofm
Parroco di Betlemme nel 2002

“Il momento piu’ difficile e’ stato quando abbiamo avuto il primo morto dentro la Basilica… quando e’ stato sparato quel giovane ed e’ rimasto in una stanza, nella reception del nostro convento per due giorni… e’ stato un momento anche di paura per me,, dicevo: dove sta l’uomo? Cos’e’ tutto questo odio che sta crescendo? ”

Il 2 aprile 2002, martedi’, alle 3 del pomeriggio inizia l’assedio della Basilica della Nativita’ di Betlemme. Dentro la chiesa circa duecento combattenti palestinesi, entrati con la forza per cercare rifugio, fuori i soldati israeliani.

P. AMJAD SABBARA, ofm
Parroco di Betlemme nel 2002

“E’ stato un momento in cui si sono tutti rifugiati per la paura di essere uccisi,… e i frati hanno cercato di essere accanto a queste persone”.

Abuna Amjad, oggi parroco di Nazaret, dieci anni fa era il parroco di Betlemme. Insieme ai confratelli, ai monaci ortodossi e ad alcune suore ha vissuto i trentanove lunghi giorni dell’assedio:

P. AMJAD SABBARA, ofm
Parroco di Betlemme nel 2002

“Si cercava di mangiare qualcosa, quello che c’era… si cercava di passare nella Basilica a vedere queste persone che erano dentro, a parlare con loro, a parlare tra di noi, a pregare di piu’… a essere accanto a tutte le persone che si potevano incontrare in quel momento, specialmente questi giovani. Poi, la cosa piu’ bella che e’ successa in quei trentanove giorni e’ l’ecumenismo che abbiamo vissuto insieme, frati francescani con gli ortodossi… saper convivere insieme, con tutte le difficolta’, partecipare ai momenti del cibo, parlare insieme. Uno dei giorni piu’ belli e’ stato quando e’ arrivato il superiore degli ortodossi che ha portato il fuoco santo e io e padre Ibrahim l’abbiamo ricevuto e abbiamo pregato insieme..”

Per i frati, restare dentro la Basilica significava rimanere fedeli al Luogo santo di cui sono custodi da secoli, ma non solamente quella e’ stata la missione e l’opera dei francescani in quelle settimane di dieci anni fa:

P. AMJAD SABBARA, ofm
Parroco di Betlemme nel 2002

“C’era sempre questa paura che potessero entrare gli israeliani dal di fuori.. una paura continua, ma la nostra posizione e’ stata sempre quella di farli calmare, di non far avere una reazione di nuovo, perche’ se ci fosse stata una sparatoria tra quelli che erano dentro e quelli fuori di sicuro sarebbe successa una grande sciagura, con grandi vittime dentro la basilica e fuori. Per questo la nostra posizione era di far capire a queste persone che erano dentro che la Basilica e’ il posto piu’ bello, il piu’ caro a Dio che li proteggeva in quel momento.. Dio che ci guarda, che ci aiuta e che ci poteva dare anche una soluzione migliore per quel momento”

Il papa, Giovanni Paolo II, chiede ai cristiani la preghiera per il Medio Oriente e manifesta la sua vicinanza ai frati della Nativita’, esortandoli a non avere paura.
Nei primi giorni di maggio la situazione volge verso una soluzione. I negoziati prevedono l’esilio a Gaza o all’estero per alcuni dei palestinesi rifugiati nella Basilica, quelli considerati piu’ pericolosi. Dieci anni dopo pensa anche a loro padre Amjad, e alle loro famiglie:

P. AMJAD SABBARA, ofm
Parroco di Betlemme nel 2002

“Spero veramente che il Signore possa concedere a queste persone di tornare a Betlemme perche’ possano riprendere la vita normale con le loro famiglie…e vivere anche una vita normale”

Dieci anni fa, il 10 maggio, la fine dell’assedio:

P. AMJAD SABBARA, ofm
Parroco di Betlemme nel 2002

“Il giorno della liberazione e’stato il giorno in cui ho ringraziato il Signore, molto, perche’ ci ha donato la possibilita’ di riprendere un nuovo cammino, dopo quel giorno…”

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