2012
osservatoreromano.va

In Turchia con gli stessi diritti di tutti

Ankara, 16. Un incontro che «lascia ben sperare», anche perché il desiderio dei cattolici in Turchia è quello di avere una Costituzione che sia «come una madre che abbraccia tutti i suoi figli». È un clima di rinnovata fiducia quello che si respira all’indomani dell’incontro che i rappresentanti della Conferenza episcopale turca hanno avuto con i membri della commissione parlamentare di Ankara che si occupa di redigere una nuova Carta costituzionale. Dopo l’audizione del 20 febbraio scorso con il Patriarca ortodosso Bartolomeo, lunedì 16 è stata la volta dei rappresentanti di altre comunità, inclusi i cattolici, e di vari segmenti della società civile per ascoltare i loro suggerimenti. Al centro dei colloqui, per quanto riguarda la Chiesa cattolica, l’annosa questione del riconoscimento giuridico, il cui non accoglimento costituisce un grosso ostacolo allo sviluppo dell’azione pastorale.

Secondo un comunicato emesso dalla Conferenza episcopale turca, si è trattato di una riunione «trascorsa in un clima sereno» e che «lascia ben sperare». Infatti, «con pazienza, dai colloqui intercorsi fra le due parti, si intravedono possibilità di raggiungere buone intese». Nel corso dell’incontro i rappresentanti della Chiesa cattolica hanno avuto modo di esporre i «problemi» e le «richieste da inserire nella nuova Costituzione che si sta preparando». E com’è noto, la «richiesta principale», inserita nel contesto della libertà religiosa, è appunto il riconoscimento giuridico. Da parte loro i rappresentanti del Governo — prosegue la nota dell’episcopato — «hanno comunque sottolineato che tale richiesta non dipende dalla nuova Costituzione, ma può essere accolta con una legge particolare. Nei prossimi incontri si prenderanno in considerazione i problemi delle proprietà delle Chiese, delle scuole, degli ospedali, e di altri beni di cui la Chiesa cattolica latina attualmente possiede i titoli di proprietà. Con pazienza dai colloqui intercorsi fra le due parti, si intravedono possibilità di raggiungere buone intese».

All’incontro ha partecipato l’arcivescovo di Izmir, Ruggero Franceschini, presidente dell’episcopato, accompagnato dall’amministratore apostolico dell’esarcato apostolico di Istanbul, Louis Pelâtre, e dall’esarca patriarcale di Antiochia dei Siri, Yusuf Sağ. «Speriamo che la nuova Costituzione — ha detto all’agenzia Fides il rappresentante siro-cattolico — metterà in evidenza le libertà. Vogliamo una Costituzione che accetti e abbracci tutti come una madre con i suoi figli. Non abbiamo aspettative diverse da quelle dei musulmani turchi: come siriaci che vivono su questa terra da 4.500 anni, ci aspettiamo di avere gli stessi diritti dei cittadini musulmani turchi». Incoraggiante è la prospettiva espressa anche da monsignor Franceschini all’agenzia Sir. «Ho registrato un clima molto positivo intorno alla nostra principale richiesta, quella di ottenere il riconoscimento giuridico della Chiesa in Turchia. Trovo giusta la sottolineatura dei rappresentanti del Governo, per i quali tale richiesta non dipende dalla nuova Costituzione, ma può essere accolta con una legge particolare. Nei prossimi incontri si prenderanno in considerazione i problemi delle proprietà delle Chiese, delle scuole, degli ospedali, e di altri beni».

Infatti, un eventuale riconoscimento giuridico permetterebbe alla Chiesa di rientrare in possesso di un discreto numero di immobili che faciliterebbero anche l’attività pastorale. «Purtroppo — afferma ancora il presidente dei presuli cattolici — la nostra è una Chiesa numericamente piccola, che ha bisogno di un maggior numero di personale, non solo per la celebrazione della messa, ma anche per comporre quella ossatura necessaria a portare avanti la pastorale ordinaria. Ci vuole una pastorale che presti attenzione agli ammalati, alle famiglie, ai giovani. Quello che in una Chiesa occidentale è prassi normale, qui diventa indispensabile ed estremamente prezioso».

20 aprile 2012
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