2012
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Siria: padre Pizzaballa dice no all’intervento militare

Il custode di Terra Santa e’ contrario a un possibile intervento esterno in Siria e ritiene che la collocazione del Paese nel cuore del Medio Oriente renda improponibile un’eventuale azione militare internazionale. I Paesi occidentali devono scendere in campo, ma con la sola pressione politica e diplomatica

Anche se i cristiani hanno ormai lasciato Homs ed e’ “praticamente impossibile ricevere notizie affidabili e oggettive” sulla situazione, il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, e’ contrario a un a un possibile intervento esterno in Siria e ritiene che la collocazione del Paese nel cuore del Medio Oriente renda improponibile un’eventuale azione militare internazionale. “Non e’ come in Libia. Stavolta – spiega in una nota diffusa da ‘Aiuto alla Chiesa che soffre’ – l’intervento avrebbe conseguenze sull’intera regione mediorientale”. Secondo Pizzaballa, “i Paesi occidentali devono scendere in campo, ma con la sola pressione politica e diplomatica”, per non riprodurre quanto “e’ successo in Iraq e in Afghanistan”. “Che piaccia o no – afferma padre Pizzaballa – in Siria il regime non ha futuro” ed e’ dunque “poco comprensibile” la decisione di alcuni leader della Chiesa siriana – non ultimo il patriarca greco-melchita di Antiochia, Gregorio III Laham – di preservare lo status quo continuando a sostenere Assad. “Anche se non la chiamiamo cosi’, quella in Siria e’ una guerra civile – conclude il custode di Terra Santa – e i cristiani sono stretti in una morsa tra il governo, che li ha sempre sostenuti, e l’opposizione”.

Intanto, per il cinquantaseiesimo venerdì festivo consecutivo, vanno avanti le proteste. I militanti anti-regime del movimento ‘Rivoluzione Siriana 2011’ hanno diffuso via Facebook l’ennesimo appello alla popolazione perchè continuino le manifestazioni.  Nel frattempo le forze lealiste hanno attaccato almeno tre villaggi, al-Tiba, al-Qabu e Shniyeh, nella provincia centrale di Homs: secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, organizzazione dell’opposizione in esilio con sede in Gran Bretagna, i combattimenti sono stati innescati dall’aggressione di una pattuglia di miliziani irregolari filo-governativi, i cosiddetti ‘shabiha’ (‘spettri’, in lingua araba; ndr) contro un gruppo di sette donne, bersagliate a colpi di arma da fuoco: due sono rimaste uccise e altre quattro ferite, e immediata

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