2012
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Semi di speranza

Le opere della Chiesa italiana raccontate dai settimanali Fisc

A pochi minuti dalla basilica della Natività, nella zona centrale di Betlemme, si trova la sede della “Fondazione Giovanni Paolo II”, ricavata da un vecchio immobile delle suore dorotee, acquistato nel 2008 e restaurato grazie ai fondi dell’8×1000 della Chiesa italiana. Dalla metà del 2010 ad oggi, è diventato un luogo di formazione professionale e di avviamento al lavoro, centro di aggregazione pulsante per la gioventù betlemita, non solo cristiana ma anche musulmana. Qui oltre 100 giovani, di età media di circa venti anni, si sono formati nei diversi corsi e laboratori promossi dalla Fondazione in vista di un inserimento lavorativo. “È la risposta che vogliamo dare al disagio e alle difficoltà di questa Terra, dilaniata da un conflitto ultradecennale, che uccide il futuro e la speranza dei giovani, così come il muro che ci circonda che soffoca la città dove è nato Gesù, il principe della pace”.

La casa della pace. Padre Ibrahim Faltas, economo della Custodia di Terra Santa, parla al centro del cortile della sede della Fondazione – nata grazie alle diocesi di Fiesole e di Montepulciano-Chiusi-Pienza – di cui è vicepresidente, e referente per tutto il Medio Oriente. Intorno a lui un gruppo di redattori di settimanali diocesani, in Terra Santa, vincitori di un concorso giornalistico promosso congiuntamente dalla Federazione italiana dei settimanali cattolici (Fisc) e dal Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica. Sul muro di cinta di questa “Casa della pace” campeggiano i ‘logo’ dei partner della Fondazione, tra questi, oltre alla Cei, l’università di Perugia, la Provincia di Trento, le Misericordie, la Regione Lazio, l’Ats, l’ong della Custodia di Terra Santa, mentre in fondo al cortile domina una grande statua in pietra locale di Giovanni Paolo II. Adiacente alla sede si trova un altro immobile, acquisito nel 2010, “casa Kanawati”, per ampliare il centro di formazione professionale. Tanti anni passati a Betlemme, dove fu protagonista, in qualità di mediatore, dell’assedio israeliano alla Natività di dieci anni fa, padre Ibrahim conosce bene la realtà del territorio: “dopo la seconda Intifada – racconta – durata oltre 5 anni, la città di Betlemme ha visto una condizione socioeconomica complessa e delicata che solo la ripresa dei pellegrinaggi ha in qualche modo attenuato. Grazie ai fondi della Chiesa italiana abbiamo potuto allestire corsi di formazione professionali permanenti nel campo dell’artigianato e dell’insegnamento della lingua italiana”. I laboratori attivati, in particolare nell’ultimo anno e mezzo, sono stati quelli relativi alla lavorazione dell’ulivo e della madre perla, ma anche di fotografia, di operatori sociali e di logopedia. I corsi più frequentati, aggiunge padre Faltas, sono “quelli di lingua italiana, con 60 iscritti, tra i quali anche alcuni funzionari della polizia turistica dell’Autorità palestinese”. A tenere i corsi, promossi in collaborazione con l’Università per stranieri di Perugia, anche il docenteGennaro Falcone, che spiega: “studiare italiano consente di inserirsi meglio nell’ambito del turismo e dei servizi ai pellegrini, molti dei quali sono italiani, ma c’è anche un motivo affettivo che li spinge. L’Italia è molto amata dai Palestinesi per tutto l’aiuto che offre loro. Dopo il corso di italiano alcuni nostri studenti intraprendono la strada universitaria in facoltà italiane soprattutto di medicina, ed anche con un certo successo”. Il budget totale previsto dalla Cei, per il finanziamento dei corsi per il triennio 2011-2013, è di 900 mila euro, vale a dire 300 mila euro annui. Altre iniziative sono in programma: laboratori per artigiani del gelato, di webmastering, marketing e cooperazione.

Una clinica pediatrica. Ma l’impegno della Chiesa italiana a Betlemme non si ferma qui: sta per partire un’altra grande opera, la clinica pediatrica “Benedetto XVI” nei pressi di Beit Jala, per la quale la Fondazione agisce in sinergia con l’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, l’università di Siena e la Regione Toscana. Quarantasei i posti letto, con ambulatori, sale operatorie fornite delle tecnologie più avanzate e assistenza per le madri dei piccoli pazienti. Molti dei giovani palestinesi che stanno studiando medicina all’estero, saranno poi inseriti nella clinica che, insieme al Charitas Baby Hospital, servirà a rispondere all’emergenza salute che colpisce la popolazione dei Territori palestinesi priva completamente di copertura sanitaria. Per i giovani sta vedendo la luce il centro “Giovanni Paolo II” di Beit Hanina, rivolto ai bambini e ragazzi arabi di Gerusalemme, per prevenire fenomeni sempre più diffusi come la tossicodipendenza e la delinquenza minorile. Promosso in collaborazione con la Custodia di Terra Santa e la Cooperazione italiana, il progetto prevede una chiesa, campi sportivi, palestre, una biblioteca, sale per eventi e manifestazioni culturali. L’opera si estende su 4800 metri quadrati e avrà un costo di circa 5 milioni di euro. Sono già funzionanti a pieno regime, a Betlemme, la scuola materna, costruita sempre grazie alla Cei e che accoglie oltre 100 bambini di tutte le confessioni religiose, e il Terra Sancta College, con la Millennium hall che può ospitare fino a 3000 persone.

a cura di Daniele Rocchi, inviato Sir a Betlemme

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