2012
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Pasqua al Santo Sepolcro

GERUSALEMME, 28. «Lieti di questo risultato, uniti nella preghiera, potremo percorrere insieme il cammino di fede che ci conduce alla Pasqua di Risurrezione»: è quanto, in una lettera ai fedeli, viene sottolineato dalla Custodia di Terra Santa affrontando il tema dell’applicazione della riforma liturgica per la Settimana Santa al Santo Sepolcro, approvata dalla Santa Sede. Una lettera — a firma del custode, padre Pierbattista Pizzaballa, e del segretario custodiale, padre Silvio Rogelio De La Fuente — che vuole essere soprattutto un invito a vivere con gioia la prossima celebrazione pasquale e nella quale si ripercorre il processo di riforma nelle sue principali tappe storiche, sottolineando il lungo impegno per superare le difficoltà inerenti le rigide regole sugli spazi e gli orari di celebrazione delle comunità religiose conviventi nella basilica del Santo Sepolcro, stabilite dallo status quo. Nel 1955, infatti, a seguito della riforma liturgica della Settimana Santa, la Custodia di Terra Santa espresse l’intenzione di introdurre i nuovi riti al Santo Sepolcro senza tuttavia esiti favorevoli a causa degli orari delle comunità, regolati dallo status quo. Per tale motivo, su richiesta dell’allora custode di Terra Santa, la Santa Sede concesse l’indulto per consentire le celebrazioni liturgiche secondo il vecchio rito. Nel 1986, la Commissione liturgica della Custodia di Terra Santa avviò comunque un programma di lavoro per adattare la liturgia della Settimana Santa ai nuovi libri liturgici, alla particolarità del luogo sacro, alle tradizioni proprie della liturgia di Gerusalemme e alle nuove esigenze pastorali, senza per questo rinunciare ai diritti della Chiesa cattolica. Il risultato è stato il progetto della riforma liturgica della Settimana Santa, racchiuso in tre volumi (su messale, lezionario e uffici), che venne approvato dalla Commissione liturgica l’11 marzo 1996, alla presenza del custode. Si è trattato di un lavoro — si osserva — al quale hanno contribuito diversi esperti e rappresentanti, anche della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, oltre al delegato apostolico e al patriarca di Gerusalemme dei Latini. Successivamente, il 28 marzo, il progetto della riforma fu presentato al patriarca latino e, infine, il 16 dicembre dello stesso anno, venne inoltrato alla Santa Sede. Il 5 marzo 1997, l’allora segretario di Stato, cardinale Angelo Sodano, comunicò alla Custodia di Terra Santa l’approvazione ad experimentum del progetto di riforma, allegando tuttavia una serie di modifiche richieste dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Il 23 marzo 1997, Domenica delle Palme, venne poi inaugurato il nuovo Ordo della Settimana Santa. Dal 1997 si avviò dunque la fase sperimentale che è terminata nel 2010: il 15 febbraio, dopo le opportune analisi, la Commissione liturgica ha inviato alla Santa Sede tutte le informazioni, unitamente a suggerimenti e correzioni frutto della fase sperimentale, presentando in concomitanza anche richiesta di approvazione definitiva della riforma, giunta infine il 12 ottobre 2011 nel rispetto sempre dello status quo. Intanto, in vista della celebrazione della Pasqua, la Terra Santa si arricchisce anche di ulteriori testimonianze di fede. La comunità «Domus Juventutis-Piccoli fratelli dell’accoglienza», che ha sede in Italia e che opera nello spirito di fraternità e degli insegnamenti di Charles de Foucauld, ha ricevuto dal patriarca di Gerusalemme dei Latini, monsignor Fouad Twal, l’incarico di custodire una cappella eretta nel luogo in cui il beato soggiornò nel 1898, in occasione di un viaggio spirituale. Ma non solo: la comunità ha in programma l’ap ertura di una struttura sanitaria a Taybeh, che si trova nei Territori palestinesi. Si tratta di un villaggio che con i suoi abitanti, tutti arabi cristiani, e le sue tre parrocchie — una di rito latino e le altre due melchita e greco-ortodossa — rappresenta nella regione un esempio di ecumenismo e di dialogo con le comunità musulmane degli altri villaggi. A Taybeh sorgerà per primo un centro dentistico, prima tappa di un progetto più vasto che punta anche a creare altri due studi medici. Nel villaggio sono recentemente giunti due oblati della fraternità che avranno il compito di dirigere il centro dentistico. A completare la presenza della comunità vi saranno anche alcuni frati che hanno riadattato un eremo per accogliere giovani che vogliono approfondire la meditazione nel deserto. Oltre ai «Piccoli fratelli dell’accoglienza» operano a Taybeh la congregazione locale delle suore del Rosario (che curano l’organizzazione delle scuole), le suore francesi della Santa Croce di Gerusalemme, che gestiscono l’ostello per i pellegrini e, infine, i religiosi brasiliani della comunità dei Figli di Maria, che lavorano nella casa di riposo per anziani, in grado di accogliere una ventina di persone.

© Osservatore Romano – 28 marzo 2012

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