2012
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Dal Baby Hospital di Betlemme : ”Un grande grazie ai parmigiani”

Ringrazio i parmigiani per i diecimila euro raccolti e inviati da Antonio Mascolo di www.parma.repubblica.it.

(LEGGI tutto sull’iniziativa dell’asta benefica di foto e sulla vendita del volume “Silenzi” che ancora prosegue)

E per farvi gli auguri di una serena Pasqua vi racconto un poco della realtà alla quale avete destinato la vostra generosità. Per continuare in questo ponte di generosità tra Parma e Betlemme che vi fa tanto onore.
Ecco dal Baby Hospital di Betlemme la lettera testimoninaza di suor Donatella che priodicamente farà un rendiconto della attività.

di Suor Donatella Lessio
Il Caritas Baby Hospital e’ l’unico ospedale pediatrico della West Banck.
E’ un ospedale soltanto medico, non c’e’ chirurgia e nemmeno maternita’ e ginecologia.
E’ stato voluto da un sacerdote svizzero Padre Ernst Snidrigh. Nel 1948 fu inviato, nell’approssimarsi dei giorni natalizi, dalla Caritas Svizero-Tedesca per valutare il bisogno della popolazione di Betlemme dopo la guerra tra Israele e Palestina. Dopo il conflitto sono nati 3 campi profughi, che esistono tutt’ora. P. Ernst dopo aver fatto la sua valutazione territoriale ha voluto andare a celebrare la Messa la notte di Natale. Per raggiungere la Basilica della Nativita’, doveva obbligatoriamente attraversare uno dei campi profughi. Nell’attraversarlo si e’ imbattuto in una scena che l’ha scosso in modo particolare: un papa’ stava seppellendo suo figlio dietro la sua tenda, nel fango. Quella notte infatti pioveva. Il Sacerdote si e’ fermato chiedendo al papa’ perche’ il bambino era deceduto e la risposta fu: “di fame e di stenti e perche’ non c’e’ nessuna struttura sanitaria che possa accogliere i nostri figli quando sono malati.” Il Sacerdote con il cuore a pezzi si e’ detto che come uomo, come cristiano e come sacerdote non poteva andare a celebrare la messa la Notte di Natale, deve si celebra il Dio che si fa bambino senza poter fare qualcosa per i bambini di Betlemme. Dopo essere ritornato in Svizzera ha raccontato ai responsabili della Caritas cio’ che aveva visto e subito si e’ attivato un progetto per aiutare i bimbi di Betlemme.

Inizialmente e’ stato trovata una stanza vuota in un Ospedale francese dove sono state messe 7 cullette che si sono riempite immediatamente. Ne sono state aggiunte altre 7 che si sono riempite subito anche queste. Il progetto doveva essere pensato piu’ in grande. I responsabili hanno chiesto alla Custodia di Terra Santa, ai frati francescani, di poter avere un terreno dove costruire un vero e proprio ospedale pediatrico. Il custode di allora accettando l’idea ha dato in comodato per 99 anni (data simbiolica che significa per sempre) il terreno dove siamo e sono inziati i lavori di costruzione dell’ospedale. La struttura ha avuto varie fasi di costruizione e ampliamento. Quella di oggi la parte ambulatoriale e’ stata costruita nel 2009 mentre il resto della struttura e’ del 1978.

L’ospedale ha un totale di 82 posti letto divisi nelle tre sezioni: uno di neonatologia dove si accolgono bambini dai 0 giorni di vita fino al mese di vita e due di pediatria dove si accolgono bambini dal mese di vita fino all’eta’ pediatrica (14 anni). Durante il periodo invernale, dove si riscontra un aumento dei ricoveri si puo’ arrivare anche a 90 posti letto, aggiungendo cullette negli spazi “liberi”.
Poiche’ nell’arco dell’anno parecchi sono i bambini che necessitano di cure intensive sia pediatriche che neonatali si e’ reso necessario pensare ad una terapia intensiva. Il progetto e’ partito e a meta’ del 2011 speriamo di poter inaugurare questa “estensione” con 5 posti letto.
Il bilancio dell’anno 2011 ha mostrato una statistica di circa 4.000 ricoveri.
L’ospedale svolge anche una attivita’ ambulatoriale generale ma anche specialistica: cardiologia, ematologia, neurologia, diabetologia, ottorinolaringoiatria, oculistica, ortopedia.
Siamo dotati di due ecografi, di un EEG, dotati di un laboratorio analisi che ci permette di fare gli esami di routine senza problemi (in caso di esami piu’ soffisticati, facciamo capo ad un ospedale di Gerusalemme), c’e un servizio radiologico, un servizio di screening uditivo.
C’e una “specie” di pronto soccorso aperto 24 ore su 24 dove vengono visti i bambini per il ricovero oppure per un Day Hospital.
Il bilancio del 2011 ha evidenziato una attivita’ ambulatoriale di 35.000 visite.
L’90% dei bambini ricoverati e’ mussulmano, il 10% cristiano e rispecchia un po’ la demografia del posto.
Le malattie che frequentemente ci troviamo a curare sono:
1
1. patologie a carico dell’apparatogastro- intestinale (gastroenteriti, gastriti, …..) questo si verifica oprattutto durante il periodo estivo
2. patologie a carico dell’apparato respiratorio (asma, bronchitis, polmoniti,…..) questo soprattutto nel periodo invernale
3. patologie congenite (malattie metaboliche, malformazioni a carico degli organi interni) coseguenza anche dei matrimoni tra consanguinei
4. altre: ittero, infezioni vie urinarie, anemia, disidratazione, disturbi della crescita, bambini premature, ……

Non essendo un Ospedale chirurgico, quando si fa diagnosi di una patologia che necessita di intervento, si cerca di trasferire il bambino negli ospedali di Gerusalemme che sono molto piu’ attrezzati e specializzati rispetto a quelli della Palestina. Il problema e’ che per trasferrire il bambino c’e’ bisogno di un permesso speciale (e’ come se si andasse in un altro stato) che non e’ facile ottenere se non attraverso pratiche burocratiche a volte lunghe ed estenuanti che possono mettere a repentaglio la vita stessa dei bambini.
Il personale che lavora al CBH e’ tutto locale, meta’ mussulmano e meta’ cristiano, per un totale di 216 dipendenti che vengono stipendiati mensilmente:
90 infermieri circa (infermieri professionali e “infermieri generici”)
15 medici di cui 4 pediatri mentre gli altri hanno la laurea in medicina e chirurgia
il resto del personale e’ adetto ai servizi generali.

C’e’ buona collaborazione tra il personale. La religione non e’ motivo di conflitto qui al CBH, forse il fatto di lavorare con bambini malati, e con la morte fa superare divisioni che non avrebbero senso. I mussulmani sono disposti a lavorare 12 ore continuative pur di permettere ai cristiani di stare a casa per vivere in famiglia le loro feste religiose, viceversa quando ci sono feste mussulmane sono ic ristiani che lavorano tutto il girono. Un segno questo importante per dire che e’ possibile il dialogo e il alvorare insieme.

L’ospedale e’ gestito da una Associazione no profit svizzero-tedesca, che, ad un certo punto della storia dell’ospedale si e’ staccata dalla Caritas Svizzero tedesca ed e’ diventata autonoma. Ha un rappresentante qui al CBH, 11 mesi all’anno. Il Direttore sanitario e il Direttore Amministrativo sono pero’ locali.
L’ospeddale economicamente e’ sostenuto dalla Provvidenza dal 1952 (quando e’ “nato”) fino ad oggi non ci ha mai abbandonato facendoci arrivare a fine anno con un bilancio a pareggio.
Per non aumentare la mentalita’ dell’assistenzialismo si e’ messa una retta di 120 NIS (22 Euro) giornaliera (a fronte degli 800 NIS che un normale ricovero richiede per una patologia semplice). La presenza di una assistente sociale in goni sezione che valuta caso per caso ci da’ la possibilita’ di individuare le famiglie che hanno la possibilita’ di pagare questa retta simbolica. Ovviamente le famiglie che non hanno possibilita’ economiche non viene richiesta nessuna retta.
Il fondatore ci ha lasciato una consegna molto importante quella cioe’ di non fare alcuna differenza nell’accogliere i bimbi, ne’ di tipo sociale, ne’ di tipo economico, ne’ di tipo religioso. Ogni bambino ha diritto delle cure! Noi ci siamo, dice il nsotro slogan e ci siamo per tutti.
Molti pellegrini che vengono in pellegrinaggio in Terra Santa, ci visitano e inziano una catena di solidarieta’ che ci permette di continuare ad offrire, ai bimbi della Palestina, le cure necessarie per una loro guarigione oppure un accompagnamento alla morte qual’ora la diagnosi sia infausta.

Non c’e’ una attivita’ religiosa vera e propria, intesa con un programma di pastorale. Annunciamo il Vangelo con il nostro servizio. Un annuncio non con parole ma con i fatti.

Questo per un rispetto delle varie confessioni cristiane, il personale e anche i genitori dei bambini infatti e’ cristiano latino, ortodosso, armeno, melchita, protestante e mussulani.
Dicono che siamo un “ospedale ecumenico” perche’ riusciamo a lavorare tranquillamente pur nelle differenze dei nostri credo.
Oltre all’attivita’ sanitaria facciamo anche un’attivita’ di tipo educativo.
C’e’ una scula per infermieri che forma una figura che va dall’ex-infermiere generico all’infermiere professionale. Ogni due anni vengono formati circa 20 ragazzi che, per la serieta’ e competenza formativa subito dopo l’esame di stato vengono immediatamente richiesti dai vari ospedali o cliniche governativi o privati.
Facciamo anche attivita’ educativa/preventiva nei confronti delle mamme. In ospedale c’e’ un appartamento dove permettiamo alle mamme di rimanere qui 24 ore su 24. Predilegiamo le mamme che allattano al seno, le mamme che abitano lontano e che avrebbero difficolta’ e venire durante il giorno, le mamme i cui bambini sono gravi.
In questo appartamento si fa’ educazione sanitaria tre volte al giorno. Si insegnano alle mamme le nozioni di prevenzione, riconoscere i primi segni di patologia, cosa dar da mangiare o non dar da mangiare, specie se i bimbi sono affetti da alcuni tipi di patologie metaboliche. Questo insegnamento e’ molto importante, specie nei villaggi dove non ci sono medici o infermieri, perche’ le mamme quando ritornano nei loro villaggi, perche’ il bambino e’ stato dimesso, insegano alle altre mamme che cosa hanno imparato qui e la cultura sanitaria piano piano si sta diffondendo.

Attualmente abbiamo in cantiere due progetti:
1. dotarci di una terapia intensiva pediatrica e neonatale visto che molti casi critici continuano ad arrivarci;
2. costruire una grande sala giochi per dare la possibilita’ ai bambini che possono uscire dal reparto di giocare e diminure il piu’ possibile lo stress e la tensione dell’ospedalizzazione.
“In pectore” ci sono altri progetti visto i bisogni, ma dipende dalla Provvidenza, quanto ci crede anche lei!

La mia attivita’ e’ un’attivita’ piu’ di ufficio che di vicinanza vera e propria al bambino anche se la mia presenza in reparto e’ quasi giornaliera.
Mi occupo principalmente di formazione del personale, di tutto il personale del Caritas Baby Hopsital. Credo nella formazione, nel continuo aggiornamento specie dei medici e degli infermieri. La branca della medicina e’ in continuo progresso e cambiamento e non perche’ siamo in un paese occupato, o senza un vero e proprio governo, o povero, gli operatori sanitari si devono accontentare delle nozioni avute in passato.

Essere professionisti della salute significa avere una grossa responsabilita’ verso il malato e soprattutto per noi, verso i bambini malati. Mi battero’ finche’ saro’ qui perche’ i dipendenti del Caritas Baby Hospital abbiamo tutti gli strumenti necessari e tutte le possibilita’ per diventare competenti e ogni anno sempre piu’ bravi. Lo faccio per loro ma lo faccio soprattutto per i tantissimi bambini che ci arrivano perche’ se lo meritano e perche’ ne hanno tutto il diritto.
Quest’anno c’e’ il progetto della terapia intensiva pediatrica e neonatale. Il Gaslini di Genova e il Dipartimento Pediatrico di Padova hanno accettato di collaborare con noi in questo ambito. Ci sara’ uno scambio formativo di medici ed infermieri cosi’ che il nostro personale abbia modo di specializzarsi facendo dei periodi di tirrocinio nei due Ospedali Italiani ed acquisire cosi’ competenza e professionalita’. Un progetto importante che ci fara’ fare di sicuro un salto di qualita’.

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