2012
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Seminario per le Chiese del Medio Oriente. Mons. Celli: comunicare il Vangelo con le nuove tecnologie

Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali a Beirut per formare le Chiese dell’area in tema di media e cultura digitale. Accadrà dal 17 al 20 aprile prossimi, quando il dicastero vaticano – in collaborazione con i Patriarchi del Medio Oriente – darà vita nella capitale libanese a un Seminario dal titolo “La comunicazione in Medio Oriente come strumento di evangelizzazione, di dialogo e di pace”. Ai lavori è prevista la partecipazione di 50 vescovi della regione. La collega della redazione inglese della nostra emittente, Tracey Mcclure, ne ha parlato con il presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, l’arcivescovo Claudio Maria Celli:

R. – Il primo aspetto della comunicazione è la testimonianza. E’ però innegabile il fatto che le nuove tecnologie mettono a nostra disposizione delle grandi opportunità, e mi sembra che queste opportunità debbano essere accolte ed utilizzate. Le nuove opportunità esigono però, da parte della Chiesa, una grande attenzione: le nuove tecnologie non sono solamente uno strumento, ma danno origine a una nuova cultura. Sono un “ambiente di vita” e quindi non sono più solamente uno strumento che io accendo o spengo, ma un “ambiente di vita” nel quale l’uomo di oggi – specialmente i giovani – vive. Il nostro problema, quindi, è quello di vedere come annunciare il Vangelo in questo contesto e in questa cultura. Come annunciare il Vangelo all’uomo ed alla donna di oggi, che vivono e sono nativi di questa cultura. E’ questa la sfida che la Chiesa deve affrontare: non è soltanto quella di avere la consapevolezza di ciò che portiamo nel nostro cuore, nella fedeltà a Cristo Signore e al Suo Vangelo, ma anche la capacità di utilizzare un linguaggio che l’uomo e la donna di oggi possano comprendere. Non si tratta di una cosa semplice. Benedetto XVI ce lo ricorda in maniera molto esplicita in uno dei suoi ultimi messaggi per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, quando sottolinea che i primi annunciatori del Vangelo dovettero far fronte alla cultura greco-romana per annunciare il Vangelo stesso. Oggi, è la cultura digitale uno degli aspetti di questo nostro tempo. E’ una cultura che ha dei suoi linguaggi propri, ed allora la grande sfida è proprio quella di essere capaci, di essere conoscitori profondi di questa nuova cultura per far sì che nel contesto di questa nuova cultura possa risuonare il messaggio del Vangelo. Come può ben capire, il tema sarà, ancora una volta, provocatorio: se da un lato dobbiamo far sì che quest’utilizzo delle tecnologie moderne sia vero, concreto, preciso ed attento, dall’altro lato, però, abbiamo sempre il bisogno che le comunità locali siano capaci di accogliere chi ha incontrato Gesù Cristo nelle grandi autostrade di Internet. Oggi, ad esempio, specialmente fra i giovani ma non soltanto tra loro, molti hanno un incontro con Gesù Cristo proprio attraverso le nuove tecnologie. La nuova tecnologia però, non può racchiudere l’esperienza religiosa di Gesù Cristo di una persona, per quanto un sito Internet possa essere bello, vivo o attuale.

D. – Manca il contatto umano?

R. – Questa persona ha poi bisogno di trovare una comunità che lo accolga e che lo aiuti a camminare. E’ però innegabile: molti incontri avvengono sul web. Ricordo ancora – e lo cito regolarmente – un mio amico parroco, a Madrid, il quale mi diceva giustamente che, dopo aver aperto il sito della parrocchia, c’era più gente che visitava il sito rispetto a quella che si recava alla Messa domenicale. Ed è vero: molti non mettono piede in Chiesa, ma possono ritrovare un annuncio onesto, rispettoso e dialogante in Internet. E noi vorremmo proprio questo: che la Chiesa – in questo caso la Chiesa del Medio Oriente – i suoi vescovi e i suoi sacerdoti, ma anche i suoi laici, possano ritrovarsi insieme per vedere quali programmi formulare per il futuro e come rispondere a questo grande interrogativo e a questa grande sfida che la Chiesa sta affrontando nei nostri giorni. Vedere cioè come, nelle grandi autostrade del mondo cibernetico, possiamo far sì che ci sia quella tenda misteriosa dove l’uomo possa ancora incontrare Dio e dialogare con lui. (vv)

© www.radiovaticana.org – 23 marzo 2012

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