2012
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Siria. Padre Pizzaballa: “popolazione allo stremo. Rischio di guerra civile”

Si continua a morire in Siria, dove oggi le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco sulla folla che stava partecipando a un funerale a Damasco, uccidendo almeno una persona. Un appello a fermare le violenze viene anche dal sottosegretario cinese agli Esteri Zhai Jun, che ha incontrato oggi il presidente Assad per rinnovargli l’appoggio della Cina, mentre due unità militari iraniane hanno attraversato il Canale di Suez dirette in Siria. A preoccupare sono soprattutto le reali condizioni della popolazione civile, piegata anche da pesanti difficoltà economiche e sociali. Massimo Pittarello ne ha parlato con il Custode di Terra Santa, padrePierbattista Pizzaballa: 

R. – In Siria, c’è già da tempo un embargo economico che sta influendo moltissimo, oltre che sul turismo delle proprie regioni, anche sulle attività commerciali che erano molto importanti per l’economia siriana, così anche per i prodotti agricoli. Tutto questo, insieme alla situazione di mancanza di sicurezza nel territorio, ha creato una situazione veramente molto pesante per la gente, che quindi non ha chiare prospettive in questo momento.

D. – Gli operatori cattolici che sono nel Paese rischiano di essere abbandonati?

R. – Da un punto di vista spirituale e morale sicuramente no. Diciamo che le relazioni in questo momento non sono facili, quindi non è possibile essere vicini come lo si era una volta, per le ragioni legate appunto al conflitto interno; ma comunque le relazioni ci sono, si trovano sempre le vie per comunicare, per incontrarsi.

D. – Qual è la situazione dei dispensari medici gestiti dai frati francescani?

R. – Si trovano soprattutto al Nord. Al confine con la Turchia, c’è una zona abbastanza povera. Dove ci sono frati e suore, finora i dispensari hanno lavorato a pieno ritmo, e accolgono uomini e donne senza nessuna distinzione. Tra un po’, si tratterà di trovare le vie per rifornire questi dispensari di medicinali e delle attrezzature necessarie.

D. – Quello che sta accadendo in Siria può essere considerata una guerra civile?

R. – Abbiamo paura a pronunciare la parole “guerra civile”, ma si sta andando in quella direzione, i segnali portano in quel senso purtroppo. Non c’è una guerra generalizzata, non c’è un fronte aperto su tutto il Paese; ci sono zone che sono più tranquille ed altre molto più insicure, però purtroppo, tutto fa pensare a questo.

D. – Una soluzione militare potrebbe anche, e probabilmente, peggiorare la situazione?

R. – Assolutamente sì. Scatenerebbe, secondo me, delle reazioni impreviste ed imprevedibili. Credo che la soluzione non possa essere militare.

D. – Vuole lanciare un appello per un contributo agli aiuti umanitari ai frati francescani che operano nella regione?

R. – Abbiamo bisogno di aiuto per tutti i frati che sono i nostri confratelli, ma non solo, che operano nella regione, che hanno bisogno di sostegno soprattutto al Nord per le attività di sostegno alla popolazione, senza nessuna distinzione di religione e di provenienza. (bi)

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