2011
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Basilica Natività, Pizzaballa: «È in pericolo per colpa della “gestione condominiale”»

Intervista al custode di Terra Santa p. Pierbattista Pizzaballa: «La basilica della Natività è in pericolo perché gli ultimi veri e propri restauri sono stati fatti 300 anni fa. Il vero problema è che le tre comunità cristiane che la gestiscono fanno fatica a mettersi d’accordo sui restauri»

La basilica della Natività a Betlemme ha bisogno di ampi lavori di restauro perché «da circa 300 anni non vengono compiute opere di manutenzione». Il custode di Terra Santa, p. Pierbattista Pizzaballa, è intervenuto a Radio Tempi per documentare lo stato dell’arte nell’avanzamento dei lavori nel luogo che ospitò i natali di Cristo.

Padre Pizzaballa, perché la basilica della Natività è in pericolo?
«La basilica della Natività è la più antica della Terra Santa e tra le più antiche del mondo. Risale al periodo bizantino con qualche aggiunta e modifica. In più, è una struttura dal punto di vista artistico meravigliosa, ma la sua importanza e la sua unicità si estendono anche a livello storico e culturale. Gli ultimi veri e propri restauri sono stati fatti 300 anni fa e da allora più nulla. La situazione è piuttosto precaria non solo per la manutenzione dei manufatti artistici, ma anche per la struttura: ad esempio il tetto ha bisogno di un rifacimento totale. Il problema della basilica è la «gestione condominiale». Ci sono le tre comunità cristiane: il Patriarcato greco-ortodosso, i francescani e il Patriarcato armeno-ortodosso che devono all’unanimità trovare un accordo per qualsiasi modifica e forma di restauro. Qui sta la difficoltà di ogni intervento».

Ci sono delle alternative?
«L’Autorità palestinese, a causa della mancanza di un accordo, si è assunta la responsabilità dei lavori. Lo studio preliminare è già concluso ed è stato eseguito dall’Università di Ferrara. Ora bisogna passare alla fase operativa, cioè iniziare a realizzare gli appalti per mettere in atto le opere di consolidamento delle strutture destinate al rifacimento del tetto. I costi stimati sono tra i 15 e 20 milioni per una prima fase, ma sicuramente saranno molti di più ed ora siamo in un periodo ambiguo perché non sappiamo bene che cosa succederà. Pare che la situazione si stia sbloccando, ma non abbiamo ancora comunicazioni ufficiali. Siamo stati convocati nel periodo dopo le feste, immagino per essere informati sulle decisioni prese».

In che rapporti siete con l’Autorità palestinese?
«Noi siamo presenti anche in Palestina e il rapporto con le autorità è molto cordiale. Qui non c’è distinzione tra politica e religione, perché entrambe entrano dappertutto.
Tutti sanno dell’iniziativa palestinese verso l’Onu e l’Unesco per inserire la basilica della Natività nel patrimonio dell’umanità. Il luogo della nascita di Cristo è sicuramente uno dei siti più importanti dell’Autorità palestinese e quindi è anche un punto di orgoglio per la Palestina dimostrare le sue capacità. Con una basilica rinnovata il richiamo turistico aumenterebbe, anche se i pellegrini non mancano mai. Altro elemento importante è che questo progetto darà lavoro a tante persone: un lavoro qualificato. Ci sono buone competenze in Palestina, ma immagino che gli appalti li vinceranno delle cordate di società anche fuori dai confini».

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