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2011
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Sulla strada di Emmaus: la festa dei SS. Cleopa e Simeone è la festa di ogni uomo che cammina con Dio

Emmaus, 25 settembre 2011

In un clima di fraternità e di grande gioia si è svolta oggi la peregrinazione francescana ad Emmaus, in occasione della festa dei SS. Cleopa e Simeone. Il minuscolo e semplice villaggio arabo di el-Qubeibe (piccola cupola), non senza fatica identificato dalla tradizione con la località di Emmaus citata dall’evangelista Luca (24,13-35) nel racconto dell’incontro di Gesù risorto con i due discepoli lungo la strada, si trova ad ovest di Gerusalemme, proprio a quella breve distanza (60 stadi, che equivalgono a circa 12 km) suggerita nel testo evangelico e percorribile più o meno in due ore di cammino. Poche le informazioni che ci sono trasmesse sull’identità di quei due uomini che, sfiduciati, lasciavano la Città Santa la sera di Pasqua, per far ritorno alla propria casa. S. Luca dice che uno di essi si chiamava Cleopa (24,18), probabilmente il marito di Maria di Cleopa, sorella di Maria, Madre di Gesù, ed una delle donne che stava ai piedi della croce, sul Calvario (Gv 19,25). Secondo la tradizione, l’altro discepolo sulla via di Emmaus era Simeone, uno dei quattro figli di Cleopa e Maria, poi divenuto il secondo Vescovo di Gerusalemme.

Tra le bianche casupole di Emmaus i Francescani hanno costruito, all’inizio del Novecento, il Santuario della Manifestazione del Signore, sulle rovine di una chiesa precedente che la tradizione colloca sul luogo della casa di Cleopa. All’interno dell’edificio in stile crociato, lavorato in pietra viva senza intonaco, nella navata di sinistra, sono ancora conservati i resti dell’abitazione di Cleopa, protetti da lastre di porfido rosso. Proprio qui, su invito dei discepoli affascinati dalla conversazione sorta lungo la via, Gesù entrò e sedette a tavola. Il momento culminante dello spezzare il pane durante la cena, quando gli occhi dei discepoli si aprirono e Lo riconobbero, è ritratto nel gruppo scultoreo che sovrasta l’altare, sul fondo dell’abisde centrale. In questa rappresentazione, Gesù siede al centro della tavola, come un dottore della Legge che, con la Sua sapienza, ha disvelato il senso di tutte le Scritture. All’esterno del Santuario, oltre la collina che, ai lati del tracciato di un’antica strada romana, custodisce molti resti delle costruzioni crociate, si sale sul terrazzo del giardino dei Francescani, da cui si gode uno splendido panorama che abbraccia tutta la regione, così immutata nei suoi colori, nella sua bellezza e nel suo silenzio.

Questo lo scenario che ha fatto da cornice alla solenne celebrazione in questo giorno di festa, a cui ha partecipato numerosa ed entusiasta la comunità francescana di Terra Santa. Sono inoltre intervenuti religiosi e religiose di varie congregazioni, volontari e collaboratori della Custodia, amici e appassionati della Terra Santa. Anche il Console Generale di Spagna a Gerusalemme, Alfonso Portabales Vasquez, e la sua consorte si sono uniti con molta cordialità alla giornata di festa.
La S. Messa è stata presieduta da fra Artemio Vitores, Vicario custodiale, affiancato, tra i concelebranti, da fra Noel Muscat, Discreto di Terra Santa, e da fra Franciszek Wiater, Guardiano del Santuario di Emmaus. Ad impreziosire la cerimonia, con un momento particolarmente suggestivo, ha contribuito il rinnovo della professione semplice nell’Ordine dei frati minori francescani di fra Tomasz Dubiel, che ha confermato i suoi voti temporanei nelle mani del Vicario, fra Artemio.
Al termine della celebrazione, dopo qualche piacevolissimo minuto trascorso nel giardino, tutti i presenti sono stati invitati ad un incantevole pranzo nel refettorio del convento.

“Gesù si fa vicino a noi durante il cammino, anche nei momenti di spaesamento e di sconforto, anche quando la speranza si affievolisce e ci allontaniamo dalla strada che conduce a Lui, come accadde ai discepoli di Emmaus in quella straordinaria sera di Pasqua”, afferma padre Artemio nella sua omelia. E come i due discepoli che, nonostante la tristezza e lo smarrimento, trovano il coraggio di aprire il loro cuore a Gesù, così a ciascun uomo è tracciata la via del possibile incontro personale con il Signore grazie a tre disposizioni essenziali, che proprio in quest’episodio ci vengono proposte in una sintesi perfetta: la capacità di ascoltare, leggere e meditare la Scrittura, di cui Gesù stesso, con la Sua testimonianza, la Sua Passione e la Sua Croce, è la chiave interpretativa; la disposizione a porre Gesù al centro della propria vita, con la preghiera e l’amore fraterno, come hanno fatto i due discepoli durante la cena ad Emmaus; l’accostamento all’Eucaristia, quale momento centrale dell’incontro con Gesù, che si fa conoscere a noi pienamente, che si fa visibile a noi e si dona interamente per renderci partecipi del mistero dell’intima comunione con Lui.

E i due discepoli tornano veloci a Gerusalemme per annunciare a tutti ciò che è capitato loro e che Cristo è vivo. Qualcosa ha cambiato per sempre la loro esistenza, una nuova Sapienza si è impossessata della loro vita e della loro parola, impegnandoli a dare continuità al discorso divino nella storia e a testimoniarne agli altri l’inesauribile ricchezza d’amore e di senso. Scrive Martin Buber: “Il linguaggio di Dio agli uomini penetra l’accadere nella vita propria di ciascuno di noi, e in ogni accadere del mondo intorno a noi, in ogni accadere biografico e storico, rendendolo, per te e per me, segno, esistenza. Il linguaggio della Persona rende capaci e autorizzati un avvenimento dopo l’altro, una situazione dopo l’altra, a esigere dalla persona umana fermezza e decisione. Certo spesso crediamo che non ci sia nulla da sentire e da tempo ci siamo tappati le orecchie con la cera.
L’esistenza della mutualità tra Dio e l’uomo è indimostrabile, come è indimostrabile l’esistenza di Dio. Tuttavia, chi osa parlare dell’esistenza di Dio dà testimonianza e invoca la testimonianza di colui al quale rivolge la parola, testimonianza presente o futura”.

Testo di Caterina Foppa Pedretti
Foto di Marco Gavasso

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