2011
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Come alberi più vicini al cielo

Il discorso del presidente delle comunità ebraiche tedesche

«Un dialogo comune che sia vivace, aperto, improntato alla fiducia, interessante e dall’approccio positivo verso la vita». È quanto ha auspicato per lo sviluppo dei rapporti tra ebrei e cristiani Dieter Graumann, presidente del Consiglio centrale della comunità ebraica in Germania. Nel suo saluto, dopo aver ricordato la visita alla sinagoga di Colonia nel 2006, ha ringraziato il Pontefice per l’incontro, «una dimostrazione che il dialogo con l’ebraismo le sta veramente molto a cuore». Secondo Graumann «è bello poter constatare, e a ragione, che negli ultimi decenni i rapporti tra la Chiesa cattolica e l’ebraismo sono migliorati in modo veramente eccezionale. Il merito va a molte persone di entrambe le parti. Sappiamo anche molto bene quanto importante fosse per lei la riconciliazione con l’ebraismo, sappiamo che era addirittura ciò che le stava, e le sta, più a cuore».

«I ponti che vogliamo costruire — ha detto — per creare solidi legami devono poggiare perciò su solide fondamenta. Fondamenta basate sulla fiducia, sulla stima e sull’amicizia. Fondamenta talmente solide da poter sopportare anche parole senza sottintesi». Nel suo discorso il rappresentante dell’ebraismo — che ha anche toccato le questioni del riconoscimento della Fraternità sacerdotale San Pio X e della preghiera del Venerdì Santo — si è detto certo che il Papa «continuerà il corso di amichevoli contatti e anzi lo rafforzerà», in un «percorso di conciliazione per tutti noi molto importante e prezioso». Anche Giovanni Paolo II «ha portato avanti questo corso con tanto calore. I suoi gesti e le sue parole riscaldano tutt’oggi i nostri cuori».

Guardando alla realtà della Germania, Graumann ha affermato che «i contatti sono molti vari, improntati alla fiducia, stretti e leali. Lo vediamo molto spesso, soprattutto in situazioni difficili, situazioni in cui l’amicizia è messa alla prova, situazioni cui spesso assistiamo con commozione. A questo punto ringrazio di cuore per questa comprovata solidarietà e per questa lealtà sviluppata in anni di amicizia. Il nostro dialogo resta molto importante, ma non è fine a se stesso. Tutti noi saremo giudicati secondo i suoi risultati. Che i nostri buoni rapporti diventino anche migliori, ancora più stretti, sempre più cordiali. Questa è la nostra più intima speranza e il nostro comune augurio!».

L’esponente dell’ebraismo ha quindi auspicato «un dialogo tra buoni amici che hanno rapporti affiatati e calorosi, un dialogo in cui vengano apprezzate, e richieste, parole schiette e in cui la fiducia, dalle basi già solide, si potrà sviluppare ulteriormente. Mi auguro — ha proseguito — un dialogo tra ebrei e cristiani che sottolinei, ribadisca e rafforzi le cose che abbiamo in comune. E in un mondo in cui, almeno in Europa, la forza della fede sembra purtroppo indebolirsi, e talvolta perdere di popolarità, abbiamo più obiettivi e interessi in comune e ancora tante cose che ci uniscono e che sempre ci uniranno. Mi auguro rapporti reciproci improntati al rispetto, un dialogo alla pari, tra amici».

Per Graumann «i rapporti fraterni tra l’ebraismo e il cristianesimo devono diventare ovunque e per sempre esperienza quotidiana. Dovremmo saperlo, ma esserne anche intimamente certi, che sono molte le cose che ci uniscono. Sono molte di più le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono. D’altronde le nostre radici comuni sono molto forti, forse talvolta dovremmo comunicarlo all’esterno più spesso e più decisamente. E allora, se le nostre comuni radici sono tanto solide, perché non dovrebbero dare dei frutti? Questo è ciò che vogliamo: che le cose che abbiamo in comune si sviluppino e diano fiori e frutti. Ma una cosa è certa: dato che il mondo è quello che è, anche se ciò avverrà i nostri alberi non arriveranno ancora a toccare il cielo. Ma, forse, insieme arriveremo a essere un po’ più vicino al cielo. E forse ciò che ci lega e unisce farà crescere anche noi, ciò sarebbe molto bello!».

«Insieme siamo qui — ha concluso — insieme crediamo e, naturalmente, ci sentiamo anche uniti! Assumiamo allora insieme la responsabilità di mantenere sempre queste comuni fondamenta basate su una cordiale amicizia, più fiducia, nuovi contatti, e di farle diventare anche più forti e solide. Noi ce lo auguriamo di tutto cuore».

24 settembre 2011
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