2011
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Cronache dal Paese del vangelo di pietra

I novant’anni della rivista della Custodia di Terra Santa

Per far capire che il cristianesimo è un fatto storico, un avvenimento accaduto in un tempo preciso e in uno spazio concreto — e non un mito — Evelyn Waugh, nel romanzo Elena, la madre dell’imperatore, mette sulla bocca della protagonista queste domande: «Quando è successo? Dov’è successo?».

Poter rispondere con precisione, poter identificare «le pietre», è prova della verità storica del cristianesimo. Per questo è così importante il «quinto Vangelo» tramandato dalle pietre dei Luoghi Santi, ma anche dalla testimonianza delle persone che di quelle pietre, da secoli, illustrano il significato e il valore, come i francescani della Custodia di Terra Santa.

La storia recente di queste testimonianze può essere ripercorsa scorrendo la rivista della Custodia, entrata, con il numero di gennaio-febbraio 2011, nel suo novantesimo anno di vita. La storia del periodico è strettamente legata all’avvio e alla crescita dei pellegrinaggi dall’Italia nel XX secolo: nel 1906 guidano il primo grande viaggio italiano in Palestina monsignor Giacomo Maria Radini Tedeschi, vescovo di Bergamo, accompagnato dal suo segretario personale, il giovane don Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII. Da allora i pellegrinaggi verso la Terra Santa, pur tra fasi alterne, assumono sempre più rilievo; in questo contesto di crescita di interesse per la terra di Gesù si colloca la nascita di un organo di informazione dedicato ai pellegrini.

Nel 1921, anno di fondazione, la rivista della Custodia usciva in 36 pagine in bianco e nero con il titolo «La Terra Santa», a cadenza mensile e per opera di una redazione con sede presso il monastero di San Salvatore a Gerusalemme. Si trattava di un unico periodico, offerto nelle tre lingue principali parlate nella Custodia di Terra Santa all’epoca (italiano, francese e spagnolo) e gli articoli, scritti da frati della Custodia, non erano mai firmati.

Il programma dei fondatori era «semplice e ben determinato», come recita l’editoriale del primo numero, uscito il 15 gennaio 1921: «Mantenere e propagare la cognizione della Terra Santa nel suo vero carattere di Terra di Dio, patria di Gesù, teatro della redenzione umana. Non presenteremo opere grandi e poderose, ve ne sono già molte e perfino troppe, ma in modo semplice e popolare parleremo di qualche mistero svoltosi specialmente in questa terra benedetta, dei nostri Santuari (…) E va da sé il parlare delle Missioni cattoliche contenute nell’ambito della Custodia di Terra Santa, ove si rinnovano gli antichi eroismi cristiani in mezzo a persecuzioni alle volte cruente».

Non mancano rubriche di cronaca locale in cui si raccontano, con sorridente levità francescana, i problemi e i conflitti che affliggono il Paese: «A Caifa si constata una confortante diminuzione del numero dei disoccupati — si legge nella «Cronaca palestinese» del 15 giugno 1928, n. 6, sotto il titolo «Disoccupazione» — Attualmente non ve ne sono che 400. Non va dimenticato, per l’esatta diagnosi del fenomeno, che il minor numero di disoccupati si deve in gran parte all’emigrazione temporanea o permanente. Ciò che è fatto per scemare, oltre che la massa dei senza lavoro, anche la consolazione che s’era detta».

Scorrendo le pagine della rivista, affiorano aneddoti tratti dalla vita quotidiana in Terra Santa, dai furti dei ladri d’acqua a Hebron, abili nello scoperchiare e prosciugare le cisterne durante la notte senza lasciare traccia del loro passaggio, ai paradossi dell’intricato sistema fiscale allora in vigore. Un esempio tra i tanti, citato nella rivista del 15 giugno 1933, n. 6: nel 1920, sir Herbert Samuel, alto commissario britannico in Palestina, aveva condonato per un quinquennio una tassa del venti per cento sul prezzo di vendita dei prodotti della pesca, ma si trattava di un tributo che da tempo nessuno si era ricordato di riscuotere. L’ironia si fa amara raccontando la crisi in corso nel «mercato» delle ragazze da marito («un gruppo di candidati al matrimonio — si legge sul numero del 15 febbraio 1933, n. 2 — ha introdotto la novità di rinunciare alle loro connazionali per andare in cerca delle loro future metà oltre le frontiere della Palestina, salpando soprattutto alla volta di Cipro. E siccome pare che questa nuova moda minacci di far scuola su larga scala, ecco le autorità religiose mettersi in subbuglio e tentare di porre un riparo al pericolo dell’importazione di tante donne straniere»), mentre l’articolo sull’opportunità o meno di legittimare il gioco dello yo-yo, oggetto di accanite dispute tra gli ulema di Damasco (è il tema della «Cronaca palestinese» pubblicata sul numero del 15 gennaio del 1933) diventa un piccolo capolavoro di «cabaret teologico».

La redazione si è mantenuta a Gerusalemme dall’origine fino al 2005 presso il monastero di San Salvatore, ma l’indirizzo è cambiato più volte, a seconda dei continui mutamenti politici che hanno interessato l’area, trovandosi prima in Palestina (fino al 1949), poi in Giordania (fino al 1967) e infine in Israele.

Solo la seconda guerra mondiale, tra il 1940 e il 1945, ne ha sospeso l’attività: più per carenza di mezzi e risorse, che per la violenza del conflitto che, fortunatamente, non ha avuto in Terra Santa gli effetti devastanti che ha avuto in altre parti del mondo.

Il nome è variato leggermente, «La Terra Santa» si chiama ora più brevemente «Terrasanta»; oggi il magazine, bimestrale, esce in 64 pagine a colori ed è disponibile anche in versione elettronica. Oltre che in italiano, la Custodia pubblica la propria rivista in inglese, francese, spagnolo, polacco e arabo; dal 2006, la versione cartacea è affiancata dalla testata online (Terrasanta.net), un vero e proprio giornale che permette di seguire quotidianamente l’attualità mediorientale e di accedere a contenuti e approfondimenti.

Il novantesimo compleanno ha visto la nascita di una nuova rubrica, «Porta di Sion», curata da Gerusalemme dal biblista francescano Frédéric Manns che offrirà spunti di riflessione sulle Scritture, e della sezione «Scritto ieri», che tornerà a proporre i contenuti più interessanti pubblicati dal 1921 a oggi. In fondo «stare in Terra Santa — spiega il Custode, padre Pierbattista Pizzaballa — non dovrebbe essere che questo: fare ciò che Gesù ha fatto, abitare con vitalità questo mondo fratturato, essere il prolungamento della Sua vita ospitale e donata. Le relazioni in Terra Santa sono terribilmente ferite, ma stando lì dentro trovi la quotidiana provocazione al rapporto con Cristo».

Anziché drammatizzare, suggerisce padre Pizzaballa, è meglio chiedersi come dare concretamente una mano. Uno dei modi più semplici è il pellegrinaggio, «per dare respiro anche economicamente alle famiglie cristiane del luogo. Quasi tutte vivono di turismo religioso e del suo indotto». I pellegrinaggi favoriscono la moderazione («quando si lavora c’è meno tempo per pensare agli estremismi») e costituiscono un potente sostegno psicologico. «I pochi che restano si sentono legati a una realtà più grande, a tante persone di tutto il mondo, e questo dà loro conforto».

  Silvia Guidi
16 settembre 2011
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