2011
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Egitto: Al Azhar propone una carta di valori per rispettare tutte le religioni

Non uno Stato religioso, ma costituzionale, democratico e moderno. Così vede il nuovo Egitto la più prestigiosa istituzione universitaria dell’islam sunnita, Al Azhar. Il gran imam del centro, Ahmed El Tayeb – riferisce “L’Osservatore Romano” – ha presentato la nuova “Carta dei valori di Al-Azhar”, nella quale si delinea il futuro dei rapporti tra Stato e religione islamica in Egitto dopo la rivoluzione del 25 gennaio scorso e che si basano su una visione moderata dell’islam. La Carta, composta da undici articoli, è frutto di discussioni e confronto con intellettuali e ulema. La sharia, legge islamica, – afferma la Carta – deve rimanere la fonte principale della legislazione, come prevede l’attuale Costituzione, nel rispetto delle altre religioni, alle quali i fedeli hanno diritto di aderire, assicurando la protezione dei luoghi di culto e la piena libertà di culto senza alcuna restrizione. Secondo Al Azhar, va considerato un “crimine contro la patria” l’incitamento allo scontro interreligioso fra musulmani e copti, così come è necessario schierarsi contro l’uso politico della religione. Intanto, si legge ancora su “L’Osservatore Romano”, le comunità cristiane sono divise sulle nuove norme per la costruzione di luoghi di culto in Egitto. Attualmente, la legge stabilisce che il permesso di costruire una chiesa debba essere concesso dal presidente. Le decisioni sulle richieste per nuove chiese possono dunque richiedere anni, perfino decenni. In base alla nuova legge, le richieste passerebbero prima al governatore generale per una decisione entro tre mesi. Il vescovo copto di Assiut, in Egitto, è ottimista: la nuova proposta, se passasse, renderebbe un po’ più semplice costruire una chiesa nel Paese. Per mons. Kyrillos Kamal William Samaan, anzi, la nuova legge avrebbe l’effetto di attenuare le restrizioni alla costruzione di chiese e segnerebbe un passo avanti fondamentale per i 10 milioni di cristiani in Egitto. Di diverso parere, riferisce “L’Osservatore Romano”, è padre Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, il quale spiega che nella legge vi sono diverse incongruenze e almeno tre punti della bozza devono essere riesaminati. (A.G.)

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