2011
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Un fiore del deserto

Saranno circa venti i giovani cattolici di espressione ebraica che, da Israele, si muoveranno alla volta di Madrid, per partecipare alla Giornata mondiale della gioventù (16-21 agosto) insieme a Benedetto XVI. I giovani arrivano, in particolare, dalle kehillot, le comunità, di Gerusalemme, di Haifa, di Beersheva e di Tel Aviv. In questi ultimi mesi si sono preparati a fondo partecipando a ben 5 incontri e ritiri, l’ultimo risale al 4 giugno scorso, nel corso del quale i giovani, tra loro ucraini, filippini e cileni ma tutti nativi israeliani, hanno scelto il nome del loro gruppo, “Fiore del deserto” e il logo, due colombe in volo quasi sovrapposte. Il gruppo, la cui presenza è stata resa possibile da alcuni benefattori, parteciperà anche ai “Giorni nelle diocesi”, avendo attivato una sorta di gemellaggio con la diocesi di Santiago de Compostela. Ad accompagnarli in questo cammino verso Madrid, insieme a padre Apolinary Szwed, responsabile per la pastorale giovanile del Vicariato ebreofono, un laico italiano, di Napoli, Benedetto Di Bitonto, studioso di letteratura ebraica, da circa due anni in Israele per terminare il suo dottorato di ricerca. Il SIR lo ha intervistato.

Come vi state preparando alla Gmg di Madrid?
“Gli incontri preparatori sono fissati in base ai tempi liturgici, con particolare riferimento all’Avvento, alla Quaresima e alla Pasqua. Uno dei primi obiettivi è stato formare una piccola comunità, visto che molti dei ragazzi non si conoscevano, provenendo da esperienze e ambienti diversi e distanti anche geograficamente. La nostra certezza è che i legami tra questi giovani si rafforzeranno proprio grazie alla Gmg, ai momenti di scambio, di preghiera e di condivisione che avranno anche con i loro coetanei di tutto il mondo”.

Che testimonianza porterete ai giovani del mondo che incontrerete in Spagna?
“Credo che nelle giornate madrilene emergerà tutta la nostra singolarità di una comunità di minoranza che vive e opera in un contesto a maggioranza ebraica. Siamo un piccolo gruppo che, pur non avendo una grande rappresentatività, ha tuttavia il privilegio di vivere nella Terra Santa. Questa esperienza servirà a rafforzarci nella fede e nella consapevolezza che facciamo parte della Chiesa universale. Non siamo soli, siamo solo pochi, la Chiesa è grande e noi siamo parte di essa. E questo ha un grande valore alla luce delle difficoltà che i nostri giovani hanno, nella vita di tutti i giorni, a scuola, a lavoro, nello sport, a testimoniare la loro fede in Cristo”.

“Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede”: il tema della Gmg vi interpella particolarmente, anche alla luce del conflitto in cui la Terra Santa vive da decenni…
“I richiami del tema della Giornata per noi sono molteplici; se ci radichiamo in Cristo allora possiamo vivere la nostra realtà anche con una forza interiore che forse ancora non abbiamo. Ma il Papa nel suo messaggio scrive anche che la Chiesa conta sulla fede viva dei giovani e sul loro dinamismo. In particolare nelle nostre piccole comunità non possiamo fare a meno dei giovani dai quali dipende la sopravvivenza. Queste comunità esistono da 60 anni ed è giunto il momento di ravvivare la trasmissione della fede ai più giovani. Dobbiamo aiutarli a restare nella Chiesa”.

E quanto pesa sul vostro cammino di fede il conflitto israelo-palestinese?
“La crisi tra israeliani e palestinesi entra anche nelle dinamiche della fede con evidenti problemi. Non andremo insieme ai giovani palestinesi in quanto abbiamo organizzazioni diverse, sebbene nutriamo la speranza di poterci incontrare a Madrid. Motivi legati anche alla situazione sul terreno non ci hanno permesso di prepararci tutti insieme. È chiaro che la situazione di conflitto pesa maggiormente sui nostri fratelli palestinesi”.

Quali frutti sperate di ottenere dalla Gmg per le vostre comunità?
“Questo viaggio non è un punto di arrivo, non è una meta, ma un punto di partenza. Il gruppo nascerà a Madrid e la nostra intenzione è quella di continuare a vederci qui e dare impulso alla pastorale giovanile nelle nostre comunità. La Gmg è per noi una grande opportunità e un tempo privilegiato per fare una forte esperienza di fede. Molti dei nostri giovani, infatti, sono solo all’inizio del loro cammino cristiano”.

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