2011
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MOSAICI DI PALESTINA: UN PONTE DI TESSERE ATTRAVERSA IL MEDITERRANEO

Abu Dis (Gerusalemme), 09 giugno 2011, Nena News – Una mostra di copie di mosaici antichi all’Università araba di Gerusalemme, ad Abu Dis, non fa notizia solo per l’evento artistico in sè. Come sempre in Palestina ogni avvenimento racconta storie di ordinaria ingiustizia, e a volte, come in questo caso, anche nei confronti del patrimonio culturale.

L’arte del mosaico è un prodotto culturale tipico del Mediterraneo e in Palestina ha avuto una durata nel tempo eccezionale rispetto agli altri paesi, è stato in uso per almeno 14 secoli, dal periodo ellenistico fino al mamluco. Gli attuali Territori Occupati Palestinesi conservano esempi di mosaici antichi che sono tra i più belli del mondo. Malgrado questa unicità e straordinarietà, il patrimonio musivo palestinese è sconosciuto e le sue condizioni attuali molto degradate.

Alcuni dei mosaici sono stati staccati dal suolo nel secolo passato, e portati fuori dal paese. In Australia, al Memoriale della Prima guerra mondiale di Camberra è esposto come trofeo di guerra un intero pavimento mosaicato staccato da una chiesa bizantina a Shellal, a sud-est di Gaza, nel 1917. Ma se in quegli anni la pratica di trasferire beni archeologici e culturali in Occidente era diffusa, a partire dagli anni 50 del secolo scorso si sono susseguite Convenzioni e raccomandazioni internazionali che hanno messo definitivamente fuori legge la spoliazione del patrimonio culturale delle popolazioni native da parte delle potenze occupanti.

Ed è di nuovo Israele a fare eccezione. Dal 1967 in poi il trasferimento di beni archeologici dai Territori Palestinesi verso Israele è una costante: tra le migliaia di reperti trafugati, uno dei più bei mosaici del periodo romano è quello scoperto nel 1973 nella città di Nablus, staccato dal sito originale dagli archeologici al servizio dell’esercito israeliano ed esposto oggi nel Museo di Israele di Gerusalemme. Luogo dove per inciso i Palestinesi non possono andare dato che non gli è permesso l’accesso a Gerusalemme.

Ai Palestinesi non resta che godere della copia del mosaico, realizzato a scala reale e con le stesse tecniche e materiali dal Mosaic Centre Jericho, in collaborazione con l’ATS, l’associazione della Custodia francescana di Terra Santa, grazie ad un fondo messo a disposizione dall’Unione Europea. Da anni il Mosaic Centre Jericho produce copie dei mosaici originali, fedeli in scala e nei materiali utilizzati, pietre colorate locali, paste vitree, oro e madreperla. Le pietre e le tessere sono tagliate a mano, una ad una, mantenendo un livello eccellente di qualità.

Le copie dei mosaici scomparsi di Shellal e di Nablus sono solo alcuni dei esempi esposti nella mostra “Holy Land mosaics”: altri, come gli splendidi mosaici islamici del Duomo della Roccia di Gerusalemme o della Chiesa della Natività di Betlemme, offrono l’opportunità di riflettere sulla lunga e variata storia del paese e dei tanti popoli e culture che l’hanno vissuto e lasciato una testimonianza. L’esposizione, nei prossimi mesi, sarà trasferita ad Hebron, e poi in Italia.

 

DI CARLA BENELLI

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