2011
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OCCHI SPALANCATI SUL MEDIO ORIENTE

La Regione Lazio visita AVSI in Palestina
Forte impegno sull’emergenza educativa nei Territori

Mercoledì 18 maggio 2011, una delegazione del Consiglio regionale del Lazio, composta dal consigliere segretario Isabella Rauti e dal consigliere Giancarlo Miele, Presidente della Commissione Sviluppo economico, ha svolto una visita in Israele e Palestina. In serata, la delegazione ha incontrato a Gerusalemme anche i rappresentanti di AVSI che hanno illustrato lo stato dell’arte dei progetti di scolarizzazione dei bambini e l’importanza dell’intervenire a supporto dell’emergenza educativa della zona.

AVSI in Palestina è infatti impegnata in progetti socio-educativi e di formazione a sostegno di 14 istituti (tra scuole pubbliche, private e scuole speciali per bambini con disabilità), in partnership con il Ministero Affari Esteri italiano e la Custodia di Terra Santa.

INTERVISTA – Per conoscere l’andamento delle attività abbiamo rivolto qualche domanda a Giovanni M. Nannetti, responsabile dei progetti socio-educativi di AVSI in Palestina.

“Sostenere l’emergenza educativa nei Territori dell’Autonomia palestinese”. È questo il titolo del programma in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri italiano ( MAE/9226/AVSI/TOC). Quali novità?
Dal mese di marzo 2011, terminata un’accurata revisione sul campo di tutte le attività ed i lavori in precedenza inclusi nel progetto, siamo entrati finalmente nella fase operativa, con l’inizio dei corsi di formazione e aggiornamento per insegnanti, di integrazione e supporto per gli studenti e le famiglie e l’acquisto di materiali e sussidi tecnico/didattici e la ristrutturazione di locali scolastici.

Quest’ultima revisione ha determinato una ricontestualizzazione dei bisogni e la conseguente necessità di un aggiornamento. Il 20 aprile scorso infatti è stata inoltrata al Ministero degli Affari Esteri italiano una richiesta di variante.

E questo che cosa ha determinato?
È aumentato il numero dei formatori, anche a causa della collocazione geografica di Betlemme e Gerico, inserite nei Territori, che arreca ai professori difficoltà e disagi nell’ottenere visti o permessi per muoversi agilmente da un’area all’altra. Ricordiamo che il progetto si implementa su Gerusalemme, Betlemme e Gerico.

Particolare non secondario è poi che in molti istituti scolastici negli ultimi anni si è creato un consolidato rapporto di fiducia tra alcuni enti formativi o singoli docenti e scuole. E con il progetto vorremmo valorizzare queste esperienze educative locali.
L’aumento di risorse per la formazione ha prodotto l’incremento numerico sia dei corsi che delle stesse scuole beneficiarie: dalle cinque scuole di Terra Santa (Terra S. Boys e S. Jospeh Jerusalem, Terra Santa Boys e S. Joseph Bethehem e Terra Santa Gerico), siamo arrivati a quattordici, con l’entrata nel programma, come beneficiari, della Franciscan School di Gerico, De La Salle, Effetà, Nino Hogar, Lifegate, Casa del Fanciullo di Betlemme, Magnificat e Pilar di Gerusalemme e la Scuola Pubblica palestinese.
Estremamente significativa è l’apertura alla frequenza dei corsi agli insegnanti pubblici palestinesi. Da ultimo, l’affronto della questione legata all’inserimento a scuola dei ragazzi disabili.

In che modo è stata coinvolta anche la scuola pubblica palestinese?
Anche in questo caso abbiamo tentato di rispondere ad un’istanza pervenuta da più componenti, ovvero formatori, direttori di scuola e, tra gli altri, anche da una informale richiesta del rappresentante del Ministero dell’Educazione Palestinese che era presente il 18 gennaio scorso in Gerusalemme alla presentazione ufficiale del Progetto Mae.
Ci e’ sembrata un’occasione importante ed unica di apertura, confronto, conoscenza e collaborazione vera, di poter contribuire a favorire una reale possibilità di lavorare insieme per un bene comune, tra persone di esperienze culturali e religiose profondamente diverse ed avendo come oggetto l’educazione, prezioso ed essenziale patrimonio di tutti, elemento decisivo per vita di una società.

Per questo abbiamo dato la possibilità, ai docenti della scuola pubblica palestinese di poter frequentare i corsi di metodologia d’insegnamento di matematica, scienze, inglese, arabo e pedagogia speciale, organizzati nell’ambito del nostro programma.

Come si colloca nel vostro programma la questione della disabilità?
Reincontrando i responsabili delle scuole e gli insegnanti, ci siamo resi conto che nel programma precedente non erano stati sufficientemente previsti corsi o specifici momenti formativi destinati alla conoscenza e alla comprensione del fenomeno disabilità nella scuola, in particolare all’accoglienza e all’inserimento del ragazzo disabile. C’è sembrata una lacuna per un contesto come quello palestinese che vede il fenomeno significativamente esteso e non adeguatamente affrontato nei suoi aspetti conoscitivi, assistenziali e riabilitativi.

Così è emersa la volontà dei soggetti partecipanti (team progetto, scuole, formatori, consulenti ), di iniziare ad affrontare la tematica attraverso un percorso di formazione rivolto a un gruppo di insegnanti nella prospettiva che questi, al termine del corso triennale, possano divenire nella propria scuola i riferimenti locali per tutto quello che riguarda la conoscenza, l’accoglienza e l’inserimento del ragazzo disabile, evitandone qualsiasi esclusione.
Per il raggiungimento di questo obiettivo arduo siamo grati di avere con noi nello staff del progetto un consulente locale d’eccezione, il prof. Sami Basha, docente di Special Education alla Hebron University.
Grazie ai suoi suggerimenti, grande conoscitore del fenomeno e di particolare sensibilità umana, sta per avere inizio una campagna di informazione sulla disabilità nella scuola, che prevede, tra l’altro, due conferenze tematiche internazionali annuali, e, alla fine del prossimo mese di giugno, il concorso “Tu sei uno di noi”, riservato ai ragazzi delle scuole beneficiarie del progetto, che sono invitati a scrivere una storia sul tema. Il migliore elaborato sarà premiato, tra l’altro con la realizzazione di un mini video animato di tre minuti e mezzo realizzato dai ragazzi della associazione Zaituna di Gaza.

Considerata l’importanza della questione sono stati avviati numerosi contatti con istituzioni universitarie (Hebron, Birzeit, docenti dell’Università Cattolica S.C. Milano) e con i ministeri palestinesi interessati, così come con taluni Enti italiani specializzati nella disabilità e che vorremmo coinvolgere nelle attività.

Infine, quali altre novità?
Sicuramente la maggiore attenzione posta al tema dell’ambiente, dove ci stiamo avvalendo, tra gli altri, della collaborazione dell’ing. Mazzucchelli, professionista italiano che da anni realizza anche con AVSI progetti in campo ambientale (come in Libano), in particolare sulle risorse idriche e naturali, con particolare riguardo al recupero architettonico e culturale delle aree oggetto degli interventi ed attività formative per i giovani sulle tematiche dell’ambiente concepito come luogo di interazione globale e relazione uomo/spazio/natura.

Da ultimo, ma solo in ordine cronologico perchè è uno dei fondamenti del progetto, nella speranza di poter lasciare agli insegnanti beneficiari del programma oltre all’aggiornamento professionale anche un contributo per andare fino alla radice della proposta educativa, è stato inserito uno specifico corso sul “rischio educativo”, che AVSI, in collaborazione con la Federazione Opere Educative ha già sperimentato con successo in altri Paesi del mondo.


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