2011
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Occhi digitali sul codice Sinaitico

Accessibile a chiunque uno dei più importanti manoscritti della Bibbia greca

Le moderne tecnologie possono offrire straordinari benefici nei campi della ricerca letteraria, storica e teologica. Un esempio viene dalla British Library. Nelle sue collezioni il tesoro forse più importante è il codice Sinaitico, uno dei manoscritti biblici più antichi oggi esistenti. Il suo valore per il testo dell’Antico e del Nuovo Testamento è paragonabile a quello del codice Vaticano. La grande maggioranza dei testimoni manoscritti successivi è infatti in genere ritenuta dal punto di vista testuale meno affidabile dei codici Vaticano e Sinaitico.

Entrambi sono stati trascritti verso la metà del iv secolo, quando il codex, ossia la forma di libro a cui siamo abituati, aveva sostituito il volumen, cioè il rotolo.

In un memorabile saggio, il compianto Theodore Cressy Skeat ha sostenuto che questi due manoscritti sono stati realizzati nello stesso scriptorium, ma la sua ipotesi è basata in parte sulla somiglianza nello stile di ornamenti decorativi semplici realizzati a penna nei due codici, e sebbene questa somiglianza sia certamente suggestiva, non rappresenta comunque una prova. La sua congettura che il codex Sinaiticus sia stato realizzato in uno scrittorio a Cesarea in Palestina si fonda su errori di scrittura: in un momento di distrazione un amanuense scrisse Cesarea quando avrebbe dovuto scrivere Samaria e in un altro passo scrisse erroneamente il nome di Antipatrìs, una città non distante da Cesarea. La data è ragionevolmente certa, poiché Skeat aveva scoperto che i copisti variavano il modo di abbreviare i numeri, e il passaggio da un sistema più antico a quello che rimase in vigore per tutta la tarda antichità e il medioevo può essere osservato in alcuni documenti su papiro dell’Egitto, databili ai decenni centrali del iv secolo. Questa pratica di abbreviare i numeri sembra essere una caratteristica distintiva dei testi cristiani, poiché difficilmente è riscontrabile nei frammenti delle copie antiche dei classici della letteratura greca pagana.

Sebbene il Sinaitico mostri segni di essere stato molto usato nei primi secoli della sua esistenza, la sua storia successiva rimane in gran parte oscura fino a quando, negli anni quaranta dell’Ottocento, non venne scoperto nel monastero di Santa Caterina ai piedi del Monte Sinai dallo studioso tedesco Konstantin von Tischendorf.

I dettagli delle trattative mediante le quali lo studioso riuscì ad acquisirlo non sono del tutto chiari. Sembra che Tischendorf non sia stato del tutto trasparente nel trattare con i monaci, e pare accertato che i monaci stessi non avessero idea del valore del manoscritto, poiché è emerso che lo avevano trattato come combustibile bruciandone una buona parte nel forno per il pane. Il risultato è che quasi la metà dei fogli originali è andata perduta.

La maggior parte di ciò che è sopravvissuto venne offerta da Tischendorf allo zar Alessandro ii nel 1859, e rimase a San Pietroburgo fino al 1934, quando il Governo sovietico, a corto di valuta estera, ne trattò la vendita con il Governo britannico per la somma, allora considerevole, di centomila sterline. Il denaro venne raccolto mediante una sottoscrizione pubblica. Molti anni fa, un collega anziano mi raccontò che all’epoca, da studente, aveva contribuito con parte della sua paghetta.

Ma oggi la British Library non possiede tutti i fogli esistenti: 43 si trovano a Lipsia, essendo stati offerti da Tischendorf a re Federico Augusto di Sassonia, e alcuni altri sono venuti alla luce a Santa Caterina nel 1974, quando è stata demolita una parete divisoria.

Un paio d’anni fa a Londra si è conclusa un’operazione complessa e costosa, finanziata da una serie di enti culturali e dalla Niarchos Foundation. Le immagini di ogni singolo foglio delSinaiticus sono state digitalizzate, cosicché, oltre alle copie di tipo convenzionale, le immagini digitali sono disponibili in un sito gestito dalla British Library, accessibile a tutti gratuitamente. La qualità di tali immagini è davvero altissima: molti dettagli quasi invisibili a occhio nudo o non visibili affatto risultano chiari. Viene fornita anche una trascrizione con alcune annotazioni.

Grazie all’ammirevole cooperazione di tanti studiosi e istituzioni, uno dei libri più importanti per la storia del cristianesimo ora può essere studiato da chiunque. Poiché il manoscritto è stato sottoposto ad attenta analisi per oltre un secolo, la comunità degli studiosi non si attende cambiamenti sostanziali nella nostra conoscenza delle sue lezioni varianti, mentre nel caso del ben noto palinsesto di Archimede, tecniche simili per la riproduzione d’immagini hanno consentito di decifrare in modo accurato molti passi difficili o illeggibili.

Non si può non rimanere davvero impressionati dalle immagini, ora così facilmente disponibili. Quella che era una realtà distante in questo modo assume un’immediatezza nuova e ispiratrice.

Nigel G. Wilson
6 maggio 2011

 

 

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