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2011
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Sebastia: inaugurazione della mostra all’Università Cattolica di Milano

Sebastia UnicattDue ore intense di archeologia, bellezza e società condensano la storia millenaria del piccolo villaggio dell’antica Sàmaria. Il saluto del Rettore dell’Università Cattolica, Lorenzo Ornaghi, apre le danze al suono di una semplice ed insieme illuminante frase “entrare nel cuore della realtà, lì dove voi siete (rivolgendosi al padre Custode)”.

La sala stracolma di studenti, giornalisti, professori universitari e in presenza di molti padri francescani, vibra in attesa di sapere di più, conoscere quel “piccolo esempio” in cui archeologia e territorio si incontrano. Introdotta dal professor Rossi, la dottoressa Carla Benelli porta tutti con il pensiero all’uomo che le ha cambiato la vita e che ha desiderato più di ogni altro il progetto nel sito di Sebastia, padre Michele Piccirillo. Fra cappelle crociate, preziosi mosaici bizantini e l’odierna moschea, si scopre non solo che in quel luogo quasi certamente fu sepolto il corpo di Giovanni il Battista, ma che dagli ultimi scavi sta venendo alla luce l’intero villaggio medievale che i crociati avevano edificato proprio attorno alla loro cattedrale.

Grazie ad ATS pro Terra Sancta, la Custodia di Terra Santa ha potuto operare su “un luogo dove non ha dirette proprietà, ma sul quale – come ha detto il Custode nel suo intervento conclusivo – ha un’altissima responsabilità morale”. Dal 2005, dunque, sono iniziati i lavori in un’area che, come ha spiegato l’architetto Osama Hamdan, si trova sotto l’autorità sia civile sia militare palestinese. Il coinvolgimento degli abitanti del piccolo e povero villaggio dell’odierna Sabastija è stato conditio sine qua non per la realizzazione e lo sviluppo del progetto: rendere consapevoli le persone di essere gli eredi di un glorioso passato e di un eccezionale valore presente, risorsa culturale ma anche economica. Si tratta di un esemplare caso di integrazione tra il mondo scientifico e la realtà sociale locale, tra il mondo cristiano e il mondo musulmano, dove il cristianesimo vissuto secondo il carisma francescano entra nella vita delle persone non dall’alto, ma dal basso, mostrandosi per quello che è: pura gratuità. Molto resta ancora da fare, ma i dati e le attività che oggi ci sono state rese note non appaiono come un frutto eccezionale, bensì risultato normale, reale, concreto di quello che un lavoro ben programmato e valorizzato può portare.

Testimonianza di Daniela Massara, volontaria ATS pro Terra Sancta.

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